Il Venezuela combatte le file ai negozi con i sacchetti alimentari

Il Venezuela affronta la carenza diffusa dei beni alimentari con la distribuzione di sacchetti pre-imbustati. Ma si tratta di un palliativo a 2 mesi dalle elezioni.

di , pubblicato il
Il Venezuela affronta la carenza diffusa dei beni alimentari con la distribuzione di sacchetti pre-imbustati. Ma si tratta di un palliativo a 2 mesi dalle elezioni.

A 2 mesi dalle elezioni politiche, che potrebbero sancire la prima vittoria delle opposizioni in Venezuela dal 1999, anno di arrivo alla presidenza del comandante Hugo Chavez, succeduto alla morte nel 2013 da Nicolas Maduro, il governo di Caracas sta cercando di mostrarsi intenzionato di affrontare con azioni concrete il disagio di milioni di famiglie, costrette ogni giorno a lunghissime file per fare la spesa, data l’altissima carenza di beni. Poiché non ci sono dollari per importare beni dall’estero e la produzione interna è stata disincentivata dalla regolamentazione dei prezzi, decisa dall’esecutivo, gli scaffali sono vuoti e i consumatori sono obbligati a fare un tour tra i negozi per trovare il sufficiente da comprare. Si stima, in assenza di dati ufficiali dal gennaio del 2014, che il tasso di carenza dei prodotti alimentari abbia raggiunto ormai il 70%, ovvero che su 100 beni, se ne trovano appena 30.

Carenza diffusa di beni

E allora, il governo sta distribuendo presso i supermercati statali sacchetti alimentari, ciascuno dei quali contiene 2 chili di latte in polvere, 3 chili di farina, 3 chili di zucchero, 3 pacchi di riso, 3 di pasta, 3 di detersivo per la lavatrice, 2 bottiglie di aceto, una di olio e salsa di pomodoro. Il tutto per un costo di 800 bolivar, che al cambio ufficiale di 6,3 contro il dollaro, equivarrebbe a 121 dollari, una cifra spropositata, ma che per fortuna non ha nulla a che vedere con la realtà. Infatti, lo stesso governo non utilizza più tale cambio per calcolare il costo dei beni e dei servizi. In effetti, gli 800 bolivar richiesti per il sacchetto della spesa pre-imbustato equivale ad appena 4 dollari, tenendo conto del cambio vigente sul Simadi, la piattaforma statale, che consente un minimo movimento dei prezzi sulla base delle forze del mercato, anche se resta ancora lontanissimo da un cambio flessibile. L’intento della nuova strategia del governo è anche di velocizzare le file, garantendo ai tanti consumatori di avere il minimo necessario senza perdere ore di tempo per acquistare i beni di base, placandone le ire. Se il pacchetto comprende il pollo o la carne di manzo, costa 1.500 bolivar, 7,50 dollaro, sempre per il Simadi, dove il biglietto verde si scambia da mesi contro 200 bolivar. Va molto peggio al mercato nero, dove un dollaro equivale a 718  bolivar oggi, 111 in meno di appena 3 giorni fa, quando toccò l’apice di 829.

Crisi bolivar sta toccando il culmine?

E fa impressione questo rafforzamento così vigoroso del bolivar sul mercato illegale del cambio, quando da mesi si assiste quasi ininterrottamente al fenomeno opposto, con un aumento del rapporto tra le due valute del 1.172% in appena 18 mesi. In teoria, sarebbe una buona notizia per i venezuelani, perché potrebbe segnalare che il bolivar abbia già toccato il floor, ossia che potrebbe cessare di collassare sul mercato. Ma sarà veramente così? Non è che inizino a scarseggiare, oltre ai dollari, anche gli stessi bolivar da convertire, data la crisi in corso dell’economia, che quest’anno potrebbe sottrarre un decimo di pil? Negli ultimi 6 mesi, lo stato ha ridotto del 70% l’accesso ai dollari per i privati, tramite le aste Sicad e il Simadi. La poca valuta straniera che si trova si paga, quindi, a carissimo prezzo. Fino a dicembre non cambierà certamente nulla. Si spera, aldilà del risultato delle elezioni, che Caracas apra gli occhi dinnanzi alla realtà e metta mano alla riforma del cambio, che passerebbe senza dubbio per una svalutazione del bolivar intorno al 99%. Tra le altre misure necessarie per combattere l’inflazione più alta del mondo (prossima al 200% per l’FMI) ci sarebbero il taglio del deficit, porre fine allo stampare moneta per finanziare la spesa pubblica e ai prezzi amministrati.    

Argomenti: , ,