Il Venezuela riduce il rischio default con una stretta sulle vacanze all’estero

Il rischio default in Venezuela si riduce, ma a discapito dei cittadini, che saranno costretti a nuove limitazioni. Stavolta, ne risentiranno le loro vacanze all'estero.

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Il rischio default in Venezuela si riduce, ma a discapito dei cittadini, che saranno costretti a nuove limitazioni. Stavolta, ne risentiranno le loro vacanze all'estero.

A guardare il grafico dell’andamento dei bond sovrani, si direbbe che il Venezuela abbia guadagnato punti nelle ultime sedute. Su base settimanale, tutti i titoli emessi dallo stato e quelli della compagnia petrolifera pubblica PDVSA, assimilabile a un ente statale, viaggiano in positivo con guadagni di oltre il 7% per il bond di Caracas e dell’11,43% per quello della compagnia, entrambi con scadenza 2016. Il rally segnala un abbassamento del rischio default del paese, ora stimato al 46% entro un anno, ma a gennaio era atteso all’82%. Ma già nel 2016, spiega Risa Grais-Targow, analista di Eurasia Group, tale rischio salirà al 60%. Per quanto in calo, i rendimenti sovrani a 10 anni restano vicini al 19%, quelli a 3 anni si attestano al 19,5% e a 5 anni al 15%.   APPROFONDISCI – Venezuela rimborsa bond da 1 miliardo e allontana il default   I mesi più difficili saranno ottobre e novembre di quest’anno, quando il governo di Nicolas Maduro dovrà rimborsare 5,2 miliardi di dollari in titoli e interessi. Nonostante la cifra possa sembrare contenuta, il problema è che il Venezuela non ha dollari, disponendo di riserve per appena 20,2 miliardi, quando entro i prossimi 2 anni dovrebbe sborsare 20,3 miliardi per i bond sovrani in scadenza.

Default Venezuela meno probabile

E così, Maduro ha disposto nuove misure, che gli consentiranno di racimolare 2,8 miliardi di dollari. Tutto bene, se non fosse che a farne le spese saranno ancora una volta i cittadini venezuelani. Infatti, chi andrà in vacanza all’estero, in paesi come USA, Colombia, Messico, Belize e Aruba, non potrà portare con sé più di 700 dollari con la carta di credito, quando il limite era finora di 2,500 dollari. Più fortunati coloro che viaggeranno verso paesi come Argentina, Bolivia e Uruguay, che potranno utilizzare fino a 1.500 dollari.

Meglio ancora per i vacanzieri in Europa, Asia, Africa e Oceania, che avranno a disposizione un tetto di spesa di 2.000 dollari.   APPROFONDISCI – Il Venezuela è davvero a rischio default nel 2015? Il bolivar collassa ancora   Stando alle stime,  queste limitazioni consentiranno alla banca centrale di trattenere 2,8 dei 3,8 miliardi di dollari richiesti lo scorso anno dai venezuelani per le vacanze all’estero. Che sia una misura dolorosa o meno, il mercato ha adesso minore attese sul rischio bancarotta e la corsa dei bond potrebbe proseguire, se il governo di Caracas riuscisse a trovare un accordo con la Giamaica per il pagamento del petrolio, se riuscisse a monetizzare le sue riserve di oro e se porterà veramente avanti il piano di conversione dei bond a breve termine in titoli a più lunga durata. Alla base della tremenda crisi c’è la cattivissima gestione del confuso sistema di cambio. Esistono 4 modi per ottenere valuta straniera: il cambio fisso di 6,3 bolivar per dollaro, limitato per le importazioni di beni primari; le aste Sicad, che erogano 12 bolivar per un dollaro, che i viaggiatori all’estero potranno utilizzare per ottenere fino a un massimo di 3.000 dollari all’anno; il Simadi, ovvero la piattaforma ufficiale più vicina al libero mercato, che prevede forti limitazioni all’accesso  e che eroga attualmente un dollaro contro quasi 195 bolivar. Infine, c’è il mercato nero, dove il cambio è schizzato a 266, con il bolivar collassato del 96% rispetto al cambio ufficiale.   APPROFONDISCI – Venezuela, inflazione attesa al 200% con l’aggravarsi della scarsità di beni  

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