Il Venezuela eviterà il default dimezzando le importazioni, negozi già vuoti

Venezuela a picco: negozi sempre più vuoti e il governo annuncia un dimezzamento delle importazioni di beni. Si teme un crollo delle condizioni di vita delle famiglie.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Venezuela a picco: negozi sempre più vuoti e il governo annuncia un dimezzamento delle importazioni di beni. Si teme un crollo delle condizioni di vita delle famiglie.

E’ entrato in vigore all’inizio di questa settimana e durerà 60 giorni il decreto d’urgenza del presidente Nicolas Maduro, con il quale è stato imposto in tutto il Venezuela lo stato d’emergenza contro supposti tentativi di potenze straniere (USA) di rovesciare le istituzioni di Caracas. Le opposizioni hanno fatto appello ai cittadini perché sfidino le norme, considerate “illegittime” e scendano in strada per dimostrare la loro reazione a un tentativo di golpe da parte del governo stesso, finalizzato ad impedire l’indizione di un referendum per defenestrare il capo dello stato, oltre che per arrestare le numerose proteste spontanee di cittadini contro la carenza di beni. Il clima politico è incandescente nel paese sudamericano, ma quello economico è persino peggiore. Perez Abad, vice-presidente per la Politica Economica, ha annunciato che le importazioni di beni e servizi quest’anno saranno tagliate a 20 miliardi di dollari dai 37 del 2015. Un quasi dimezzamento, che si rende necessario per trovare le risorse sufficienti ad onorare il debito pubblico in scadenza, pari a 10 miliardi in tutto l’anno. Le riserve valutarie della banca centrale sono scese ai livelli più bassi dal 2003, a 12,2 miliardi dai 16,4 di inizio anno.

Bond Venezuela salvi, ma economia al collasso

Dunque, il governo venezuelano ha scelto ancora una volta di onorare i debiti con gli investitori, anziché di salvare il salvabile della morente economia nazionale. Il quasi dimezzamento delle già basse importazioni implica, infatti, una riduzione dell’offerta di beni e servizi nel paese, dove i due terzi dei consumi sono di prodotti stranieri. Considerando che già oggi mancano sugli scaffali dei negozi almeno due beni su tre, l’annuncio di Abad appare allarmante, perché potrebbe comportare l’insufficienza di beni primari. Lo stesso smentisce, sostenendo che cibo e medicine non saranno toccati, ma quand’anche fosse vero, a farne le spese saranno altri beni formalmente non essenziali per vivere (dalla carta igienica all’abbigliamento), ma la cui carenza ulteriore provocherebbe un tracollo ancora peggiore delle condizioni di vita dei 30 milioni di venezuelani.      

Petrolio Venezuela in calo, prezzi a sconto

La Cina ha acconsentito a un allungamento delle scadenze del prestito accordato nei mesi scorsi, al fine di alleviare le sofferenze di Caracas, che già detiene riserve insufficienti per commerciare con l’estero. Poiché il 95% dei flussi in entrata di valuta straniera deriva dall’esportazione di petrolio, è da questa fonte che il governo sta tentando di ricavare i dollari. Come? Scatenando una vera “guerra” commerciale contro gli USA, tanto da avere aumentato a 12 dollari al barile lo sconto applicato ai prezzi del greggio rispetto a quelli del Wti americano. Mediamente, quest’anno il Venezuela ha venduto il suo a 8,44 dollari in meno degli americani, oltre il doppio dello sconto praticato nel biennio precedente, mentre nel 2012 lo esportava a quasi 10 dollari in più e nel 2013 a un premio medio di 3 dollari. Ma questi tentativi appaiono a dir poco stucchevoli, visto che la produzione di greggio nel paese è in calo quest’anno del 4,4% a 2,3 milioni di barili al giorno, -25% rispetto agli anni pre-Chavez. A causa dei bassi investimenti effettuati, la compagnia petrolifera statale PDVSA non è in grado di estrarre un maggior numero di barili dai pozzi, essendo dotata ormai di tecnologia obsolescente.

Crisi Venezuela rischia di aggravarsi dopo estate

Gli osservatori stranieri sono preoccupati per il prevedibile deterioramento delle condizioni di vita dei venezuelani dopo l’estate, quando si avvicineranno alcuni pagamenti pesanti di bond in scadenza e verosimilmente le importazioni saranno compresse ai minimi termini per risparmiare la quantità maggiore possibile di dollari tra le riserve. Vero è, d’altro canto, che senza tali restrizioni il paese andrebbe in default, non potendo rimborsare ai creditori i bond in loro possesso. Uno scenario evitabile, se solo il governo si decidesse a liberalizzare finalmente del tutto il mercato del cambio, consentendo ai venezuelani di scambiare bolivar contro dollari ai tassi reali, non quelli fantasiosi ancora imposti dalle autorità e che hanno fatto fiorire solamente il mercato nero.  

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, valute emergenti