Il Venezuela è davvero a rischio default nel 2015? Il bolivar collassa ancora

Il rischio default in Venezuela è reale nel breve? Gli analisti si dividono. Di certo, la crisi del bolivar non sembra arrestarsi dopo il nuovo sistema di cambio, chiamato Simadi.

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Il rischio default in Venezuela è reale nel breve? Gli analisti si dividono. Di certo, la crisi del bolivar non sembra arrestarsi dopo il nuovo sistema di cambio, chiamato Simadi.

Soltanto due dei 10 analisti interpellati da Bloomberg ritengono che esista un reale rischio default per il Venezuela da qui ai prossimi 12 mesi. Si tratta di Deutsche Bank e Jefferies, mentre gli altri, tra cui Goldman Sachs, non vede un rischio imminente. Ad allentare le voci su una possibile crisi dei pagamenti da parte del governo vi è il rimbalzo delle quotazioni del petrolio, pari al +21% in un solo mese (+10 dollari al barile). Il greggio rappresenta il 95% delle esportazioni di Caracas. Adesso, i traders stimerebbero al 64% la probabilità di un crac nel 2015 dall’82% precedente. Intendiamoci, una probabilità altissima, pari a 2 su 3, ma il trend almeno sembrerebbe migliorare. Eppure, secondo i due istituti, ciò non basterebbe ad allontanare lo spettro del fallimento, nonostante il Venezuela abbia raccolto lo scorso mese 4,7 miliardi di dollari, tramite l’emissione di un bond da parte della raffineria statale Citgo per 2,8 miliardi e la vendita di petrolio alla Repubblica Dominicana per altri 1,9 miliardi.   APPROFONDISCI – Citgo prezza bond da 1,5 miliardi per rifinanziare il Venezuela   Secondo Deutsche Bank, il Venezuela necessiterebbe quest’anno di 32 miliardi di dollari, tenendo conto del crollo dei prezzi del petrolio, di cui 10 servirebbero per rifinanziare il debito in scadenza dello stato e della compagnia petrolifera statale PDVSA. Altri 40 miliardi sarebbero necessari per importare beni dall’estero, ma le riserve ammontano appena a 23 miliardi di dollari. Il punto, secondo gli analisti, è che Caracas ha un disperato bisogno di dollari e dovrebbe vendere assets statali come Citgo, mentre questi vengono utilizzati per attingere al mercato dei bond indirettamente, ovvero per rifinanziarsi senza emettere formalmente titoli del debito pubblico.   APPROFONDISCI – Venezuela, un altro indizio del rischio default: Citgo s’indebita per salvare la controllante statale   Il Simadi, il nuovo sistema del cambio, non starebbe dando i frutti sperati. La nuova piattaforma statale, che consente di scambiare bolivar contro dollari ai tassi esitati dal mercato, pur con alcune limitazioni, registra un cambio attorno a 172, quando quello ufficiale e utilizzato per l’acquisto di beni primari è di 6,3. Tuttavia, l’introduzione di un sistema di libero scambio non ha migliorato la situazione del bolivar sul mercato nero, dove il monitoraggio quotidiano di Dolartoday.com indica che in queste ore un dollaro viene scambiato contro ben 195 unità di valuta venezuelana, segnando un nuovo record negativo, quando in teoria si sarebbe dovuta avvertire la risalita. Il Simadi, pur andando incontro alle esigenze del mercato, soddisfa ancora solo il 5% della domanda di dollari del paese.   APPROFONDISCI – Venezuela, perché il nuovo cambio Simadi non scalfisce il mercato nero?      

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