Il Venezuela dimezza gli aiuti a Cuba e agli altri membri di Petrocaribe

Il Venezuela taglia gli aiuti petroliferi ai membri di Petrocaribe, a causa della grave crisi finanziaria di questi mesi e al crollo delle quotazioni del greggio.

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Il Venezuela taglia gli aiuti petroliferi ai membri di Petrocaribe, a causa della grave crisi finanziaria di questi mesi e al crollo delle quotazioni del greggio.

Il Venezuela di Nicolas Maduro ha esportato nel 2014 200.000 barili al giorno di petrolio ai membri di Petrocaribe, il programma che consiste nella spedizione di greggio ai paesi sudamericani alleati di Caracas dietro pagamenti parziali. Nel 2012, all’apice del programma, il Venezuela aveva esportato complessivamente 400 mila barili al giorno agli alleati, ma ricevendo pagamenti per solo 200.000 barili. E’ quanto emerge da uno studio di Barclays Capital, secondo cui anche Cuba avrebbe subito il dimezzamento delle spedizioni petrolifere, ricevendo mediamente da settembre ad oggi 55 mila barili al giorno, la metà di quelli di 2 anni prima.

E a differenza degli altri membri di Petrocaribe, che pagano il greggio per metà, inviando per il resto materie prime, L’Avana non effettua alcun pagamento monetario, ma si limita ad inviare, sulla base degli accordi, personale medico e militare nel Venezuela, anche se da tempo ciò è oggetto di forti proteste dell’opposizione a Caracas, che sostiene che il regime castrista abbia di fatto occupato militarmente il paese e che esisterebbe un’evidente sproporzione tra il valore del personale inviato e quello del petrolio esportato sull’isola. Repubblica Dominicana e Giamaica, che rappresentano circa la metà del programma, si sono viste decurtare gli aiuti rispettivamente del 56% e del 74%. El Salvador , a fronte di una disponibilità teorica di 7 mila barili al giorno, avrebbe ottenuto mediamente non più di 6.400 barili nel 2013.   APPROFONDISCI – In Venezuela la crisi sta peggiorando per l’FMI. Gli aiuti petroliferi a Cuba sono a rischio  

Petrocaribe un costo eccessivo per Caracas

Si calcola che nell’ultimo decennio, il costo di Petrocaribe sia stato pari a 50 miliardi di dollari per Caracas e che se il paese, che detiene le riserve di petrolio più grandi al mondo, avesse esportato tutto il greggio ai prezzi di mercato, oggi deterrebbe riserve valutarie per 3 volte tanto, non avendo così l’urgenza di mettere in atto misure drastiche per far affluire una maggiore quantità di dollari. Ad oggi, le riserve della banca centrale ammontano a meno di 22 miliardi di dollari, insufficienti anche solo per coprire i debiti verso le società straniere, che non sono riuscite in questi mesi a convertire i ricavi in bolivar in valuta estera, a causa dell’assenza di dollari.

Secondo Barclays, grazie al taglio degli aiuti petroliferi, il deficit di valuta straniera salirà quest’anno a 22,6 miliardi di dollari dai 15 del 2014, ma meno dei 30 miliardi prima stimati. L’istituto calcola anche che, allo stato attuale, se i tagli sono proseguiti, il Venezuela esporterebbe ancora all’interno del piano Petrocaribe 80 mila barili al giorno.   APPROFONDISCI – Venezuela in ginocchio, dalla Cina altri $10 miliardi e il petrolio diventa un bancomat  

Crisi bolivar devastante

La generosità venezuelana sta venendo meno per il dimezzamento delle quotazioni del greggio, che rappresentando il 97% delle esportazioni del paese ha determinato la quasi scomparsa di dollari nel paese, in virtù di un sistema di cambio confuso e inefficiente. Se ufficialmente un dollaro si scambia contro 6,3 bolivar, al mercato nero oggi si ha un rapporto di 1 contro 247. E il Simadi, la piattaforma gestita dal governo per il cambio “libero”, entrata in funzione da appena 6 settimane, si sta rivelando un clamoroso flop: solo 2,6 milioni di dollari erogati in tutto, a causa delle forti limitazioni legali, quando ne servirebbero almeno 25 milioni al giorno. In ogni caso, Barclays è più ottimista adesso che il paese riuscirà ad affrontare le scadenze di ottobre, quando dovranno essere rimborsati i bond in valuta straniera.   APPROFONDISCI – Il Venezuela si piega a Goldman Sachs e gira il suo credito Petrocaribe a forte sconto

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