Il Venezuela di Maduro in crisi anche nei rapporti con la Colombia

La crisi in Venezuela sta provocando tensioni anche con la vicina Colombia, a causa del diffuso contrabbando al confine tra i due paesi.

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La crisi in Venezuela sta provocando tensioni anche con la vicina Colombia, a causa del diffuso contrabbando al confine tra i due paesi.

Il governo di Caracas ha proclamato lo stato di emergenza nelle 3 municipalità dello stato di Zulia, Guajira, Mara e Almirante Padilla, bloccando il confine di Paraguachon con la Colombia. Già gran parte dello stato di Tachira è soggetto alle misure emergenziali e di fatto chiuso al transito con l’altro paese sudamericano, nonostante si tratti di località molto trafficate. Il provvedimento del presidente Nicolas Maduro giunge dopo mesi di tensioni con la Colombia, dovute al diffuso contrabbando transfrontaliero, che vede miglia di persone trasportare dal Venezuela vagonate di cibo, carburante e ogni altro bene oltre il confine. Tra i militari venezuelani e i presunti contrabbandieri si sono registrati diversi conflitti a fuoco e il presidente colombiano José Manuel Santos ha protestato contro le autorità di Caracas, sostenendo che non sarebbero rispettati i diritti umani dei suoi concittadini nel Venezuela, tutti oggetto potenzialmente di accuse di contrabbando.

Contrabbando Venezuela è frutto della crisi interna

Il mercato nero al confine tra i due paesi è esploso vistosamente, a causa del sistema fuori controllo dei prezzi nel Venezuela. A fronte di un cambio fisso di 6,3 bolivar per un dollaro, per le strade un biglietto verde viene scambiato ormai contro più di 705 bolivar. In sostanza, il cambio ufficiale risulta sopravvalutato di più del 99%. Ciò, unitamente al controllo amministrativo dei prezzi sui prodotti primari, ha provocato una diffusa carenza di beni, che riguarderebbe 2 su 3, anche perché non esistono più dollari per le importazioni. I prezzi locali sono profondamente distorti e ciò crea le premesse per un florido mercato nero: si pensi che un litro di benzina viene imposto alla vendita a un solo centesimo di dollaro al litro, quando in Colombia lo si vende a oltre un dollaro.

Da qui, la tentazione di molti gestori di stazioni di servizio e contrabbandieri di esportare nel paese confinante taniche di carburante da rivendere a prezzi anche 100 volte superiori a quelli di acquisto in Venezuela, l’economia con le più ricche riserve di petrolio al mondo, ma in cui paradossalmente la benzina per gli automobilisti scarseggia nei distributori, non essendoci incentivo a venderla. Il fenomeno riguarda ormai un catalogo amplissimo di beni, dal caffè alla carta igienica, dalla pasta allo zucchero, tutti piuttosto assenti dagli scaffali dei negozi locali.

Inflazione Venezuela alle stelle

L’inflazione, nel frattempo, è esplosa a livelli così alti (nessun dato ufficiale viene comunicato dal dicembre 2014, quando i prezzi crebbero su base annua del 68,5%), che adesso il 53% delle banconote è del taglio di 100 e di 50 bolivar, visto che i consumatori sono costretti a portarsi dietro una montagna di denaro per fare compere, dati i prezzi vertiginosamente crescenti. Nonostante Maduro abbia assicurato che sia sua volontà risolvere diplomaticamente le tensioni con i colombiani, resta il fatto che la potente crisi economica interna al paese da lui guidato da 2 anni e mezzo si sta traducendo in anche una crisi di rapporti con uno stato straniero e rischia di sfuggire del tutto di mano al suo governo, che già un anno fa ha represso nel sangue le proteste degli studenti.    

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