Il Venezuela chiude di notte le frontiere con la Colombia per la lotta al contrabbando

Per contrastare l'esportazione illegale di numerosi beni verso la Colombia, tra cui la benzina, il Venezuela ha chiuso le frontiere di notte.

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Sempre più follia in Venezuela, dove il presidente Nicolas Maduro ha imposto la chiusura dei 2.200 km di frontiere con la Colombia, durante la fascia oraria che va dalle 22.00 di sera alle 5.00 del mattino. Il provvedimento è entrato in vigore a partire da oggi ed è stato annunciato dal governatore dello stato di Tachira, José Gregorio Vielma Mora, secondo cui sarebbe stato raggiunto in tal senso un accordo con il presidente colombiano Juan Manuel Santos. L’obiettivo della misura sarebbe la lotta al contrabbando. Si calcola che verso la Colombia venga contrabbandato il 10-15% di tutta la benzina per le automobili disponibile in Venezuela e circa il 20% del riso consumato nel paese. Ogni giorno prendono la via della Colombia dai 60 ai 100 camion, che trasportano carburante sussidiato dal governo e che finiscono nelle mani dei contrabbandieri di droga, che poi rivendono la benzina a prezzi fino a 80 volte più alti.   APPROFONDISCI – In Venezuela scaffali negozi vuoti e boom contrabbando per Colombia  

La crisi dei prezzi

E’ l’effetto della enorme distorsione provocata dai prezzi amministrati dal governo venezuelano, che impone di vendere il carburante a soli 1,60 centesimi di dollaro al litro, stando al cambio ufficiale. Se calcolassimo i prezzi al cambio reale, ossia guardando al mercato nero, la benzina viene venduta in Venezuela ad appena 0,15 centesimi di dollaro al litro, quando in Colombia la si vende a circa 1,20 dollari al litro. E’ evidente che questo enorme differenziale alimenti il contrabbando. Di fatto, il paradosso vuole che il quarto produttore al mondo di petrolio lasci a secco ogni giorno milioni di automobilisti, dato che nessun distributore trova conveniente vendere la benzina alla pompa a un prezzo ridicolo, quasi gratuito, quando si possono fare affari d’oro esportandola in Colombia a un valore 80 volte superiore. Ma il fenomeno non riguarda solo il carburante. In città di frontiera, come Maracaibo e San Cristobal, la gente dorme fuori dai supermercati, per essere in prima linea quando al mattino arrivano i camion carichi di ogni bene sussidiato, che possono comprare a prezzi politici, mentre l’inflazione galoppa al 60% annuo.

Dopo di che, si mettono in viaggio verso la Colombia e rivendono gli stessi beni a cifre decisamente superiori, per il gioco anche del cambio fisso irrealistico imposto dal governo, pari a 6,30 bolivar per ogni dollaro, quando al mercato nero un dollaro lo si scambia da tempo a oltre 80 bolivar. Grazie anche a questa distorsione, gli allevatori possono rivendere ai vicini colombiani i loro animali a 12 volte il prezzo di acquisto in Venezuela.

Il cambio fasullo

  Per ovviare a questo disastro, il governo di Caracas non sta rivedendo, come dovrebbe, la sua politica dei prezzi amministrati e del cambio fuori dalla realtà, che stanno facendo esplodere l’inflazione e che impediscono alle imprese locali di acquistare beni dall’estero per assenza di dollari. Al contrario, Maduro ha programmato le cosiddette aste Sicad I e Sicad II, con le quali si cercano di distribuire dollari alle imprese importatrici, ma a tassi di cambio di gran lunga svalutati rispetto al livello ufficiale, ormai diventato quasi inapplicato. E per rispondere alla crisi del carburante, dopo 15 anni di prezzi fermi alla pompa, il governo sta discutendo un aumento fino ad almeno 3 centesimi al litro del prezzo della benzina.   APPROFONDISCI – Senza auto nel Venezuela di Maduro: mancano i dollari, la produzione crolla dell’80%   Nel frattempo, però, 114 imprese sono state inserite nelle scorse ore in un elenco di sospettati da parte dei magistrati di Caracas, che adesso indagano su come siano stati utilizzati gli 1,6 miliardi di dollari di fondi loro distribuiti nei primi mesi dell’anno, se siano serviti, cioè, effettivamente ad acquistare beni di importazione o per fare affari illegali, come la cessione dei biglietti verdi al mercato nero.

Per il momento, la politica economica di Maduro si sta traducendo in una vita ad ostacoli per i consumatori venezuelani, costretti ad alzarsi presto per fare la spesa, a lunghe file davanti ai supermercati e a tornarci fino a 6 volte al giorno per trovare quello che serve loro. Gli scaffali sono costantemente vuoti e si calcola che oltre un bene primario su quattro manca.  

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