Il Venezuela cambia fuso orario per combattere la crisi energetica

Il Venezuela cambia l'orario per cercare di ridurre i consumi di energia, data la crisi delle centrali idroelettriche con la siccità. Ma è l'intera economia a collassare. El Nino è solo una delle tante cause dell'emergenza.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Venezuela cambia l'orario per cercare di ridurre i consumi di energia, data la crisi delle centrali idroelettriche con la siccità. Ma è l'intera economia a collassare. El Nino è solo una delle tante cause dell'emergenza.

Solo una settimana fa vi davamo atto di una notizia, secondo la quale la Spagna starebbe tornando al vecchio fuso orario, quello in vigore fino al 1940 e in linea con la sua posizione all’interno del meridiano di Greenwich. Per Madrid si tratterebbe di spostare le lancette dell’orologio indietro di un’ora. Poche ore fa è stato un altro capo di stato, quello del Venezuela, Nicolas Maduro, ad annunciare una svolta in fatto di fuso orario, avvertendo i suoi concittadini che dal prossimo 1 maggio saranno apportate modifiche all’orologio, anche se non ha specificato se intenda portare avanti o indietro e di quanto. Caracas non è nuova a bizzarrie simili. Nel dicembre del 2007, il predecessore Hugo Chavez fece spostare indietro le lancette di mezz’ora, regalando ai suoi connazionali “30 minuti socialisti”. Quale fosse la ragione di un simile atto resta ancora un mistero, ma adesso i venezuelani dovranno abituarsi presto a mutare orario e ancora una volta per decreto del governo.

Crisi energetica provocata da siccità e bassi investimenti

Stavolta, però, la misura non è ideologica, ma serve a combattere la crisi energetica in atto nel paese sudamericano da mesi, causata dalla grave siccità, quest’ultima conseguenza di El Nino. Le scarse piogge stanno riducendo di giorno in giorno il livello delle acque della diga di Guri Dam, che fornisce i tre quarti dell’energia consumata nella capitale Caracas. Sotto i 240 metri di altezza sul livello del mare, spiegano gli esperti, sarebbe obbligatorio intervenire per fermare gli impianti idroelettrici, perché ci sarebbe il rischio di danneggiare le turbine. Ad oggi siamo a 243 metri di livello, in prossimità del limite minimo sopportabile. Molto presto, quindi, il Venezuela sarà costretto a razionare i consumi energetici con distacchi programmati, in assenza di novità positive. A molto poco serviranno le misure già adottate dal governo: oltre al nuovo cambiamento di orario, è stato deciso che tutti i venerdì di aprile e maggio sono festivi per i lavoratori, in modo da ridurre i consumi degli uffici pubblici e delle imprese. La decisione si presta a numerose critiche, perché comporta la riduzione della produzione in un paese già colpito dalla forte carenza di offerta. Diversi analisti spiegano, poi, che parte della carenza di energia elettrica prodotta dagli impianti è conseguenza delle inefficienze di questi anni, specie dei bassi investimenti effettuati per migliorarli. I dati parlano chiaro: la domanda di energia è salita negli anni passati molto più di quanto non abbia fatto l’offerta.      

Crisi Venezuela sempre più grave

L’economia venezuelana era già in ginocchio senza crisi energetica, travolta da una recessione senza eguali nel pianeta in questa fase (pil a -10% nel 2015 e atteso a -8% quest’anno) e da un’inflazione esplosa verosimilmente fino al 720% stimato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Ad aggravare una situazione difficile di suo è stato il crollo delle quotazioni del petrolio, che rappresenta il 95-96% delle esportazioni del paese. Mancano i dollari per importare merci, da qui l’insufficienza della produzione interna. E si consideri che il cambio tra bolivar e dollaro è fissato a un irrealistico tasso di 10, quando al mercato nero esso è a 1.134.

Default Venezuela probabile?

C’è timore per un possibile default quest’anno, quando si stima che il governo avrà bisogno di 20-25 miliardi di dollari tra debito da rifinanziare in scadenza (10 miliardi) e deficit fiscale. Tuttavia, il livello di debito pubblico non appare ancora mostruoso, ammontando complessivamente all’80% del pil, ovvero a 167 miliardi, facendo il calcolo sul tasso medio di cambio con il dollaro delle transazioni effettuate nel paese con i vari sistemi. Poco più del 70% del debito è estero, ovvero lo si ha nei confronti degli investitori stranieri. Da qui, le voci su una presunta ristrutturazione dei bond, il cui piano sarebbe stato preso in considerazione dal governo sin dalle settimane passate. Ad oggi, però, novità concrete non ne risultano, mentre l’unica certezza è che all’inizio del mese prossimo scopriremo se il Venezuela andrà avanti o indietro con l’orologio.

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