Il Venezuela annuncia novità sul cambio per PDVSA. I creditori chiedono pagamenti in petrolio

Il Venezuela allenta le misure stringenti sul cambio e consentirà alla compagnia petrolifera statale PDVSA di godere di maggiore flessibilità. Quattro creditori stranieri chiedono di essere ripagati in petrolio.

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Che il Venezuela sia sul lastrico non è una novità. Il crollo del prezzo del petrolio a quasi 40 dollari al barile è una maledizione per l’economia sudamericana, che basa il 96% delle sue esportazioni proprio sul greggio e deve a quest’ultimo l’ingresso di dollari per una percentuale altrettanto alta. Per questo, il governo ha iniziato ad adottare alcuni accorgimenti, partendo proprio dal tasso di cambio, oggi ufficialmente fissato a 6,3 bolivar per dollaro, anche se la banca centrale tiene regolarmente le aste Sicad, con le quali distribuisce dollari alle società importatrici a un tasso meno favorevole, pari a 11 per i beni primari (Sicad I) e a 50 per quelli secondari (Sicad II).   APPROFONDISCI – Il Venezuela pensa di svalutare il bolivar. Maduro chiede aiuto a Cina e paesi OPEC  

Novità per PDVSA

Adesso, la compagnia petrolifera statale PDVSA e le sue filiali potranno scambiare i dollari incassati con le esportazioni rientranti nel programma Petrocaribe a qualsiasi tasso tra i tre sopra citati. Petrocaribe è un programma con il quale il Venezuela assicura a una dozzina di stati dell’America Latina, tra cui Cuba, petrolio a condizioni di estremo favore, potendo essi pagare solo la metà del prezzo e saldare la restante metà con l’invio di altri beni volutamente dal valore gonfiato, ottenendo un credito a lunga scadenza e al tasso ultra-scontato dell’1%. Le esportazioni verso i paesi che fanno parte di Petrocaribe rappresentano il 10% delle sue vendite totali. Nel 2014, il paese ha prodotto 2,9 milioni di barili al giorno, il 9% in meno rispetto al picco di 3,2 milioni raggiunto nel 2008.   APPROFONDISCI – Il Venezuela si piega a Goldman Sachs e gira il suo credito Petrocaribe a forte sconto   Dunque, la misura, annunciata da Concoex, il board che sovraintende al monitoraggio del cambio ufficiale, servirà a distendere le forti tensioni finanziarie esplose a Caracas per l’assenza di dollari. Al mercato nero, ci vogliono più di 175 bolivar per ottenere un dollaro, secondo gli ultimissimi dati. Grazie a questa parziale apertura del governo, PDVSA non sarà costretta a convertire il 100% delle sue riserve di dollari al tasso di 6,3 presso la banca centrale, ma è molto probabile (forse, scontato), che essa lo farà al tasso applicato con la Sicad II, ottenendo così per ciascun dollaro 50 bolivar, 8 volte tanto, potendo migliorare la sua liquidità.   APPROFONDISCI – Il Venezuela studia la fine del cambio fisso. Maduro: default solo se serve all’economia Cuba si prepara all’unificazione del peso e inizia a sganciarsi dal Venezuela   Peccato che la misura riguardi solamente una frazione del fatturato della compagnia, indebitata verso altre società straniere, quattro delle quali le avrebbero chiesto di saldare loro i crediti vantati per alcune attività svolte nello sviluppo di campi petroliferi molto remunerativi con la consegna di greggio, anziché col cash.

Debiti Venezuela elevati

Tra le società coinvolte nella richiesta vi sarebbero la spagnola Repsol e l’indiana India’s Oil & Natural Gas Corp. Teniamo presente che anche l’italiana Eni ha vinto di recente una gara d’appalto per l’esplorazione di nuovi giacimenti in mare. Una delle società vanterebbe crediti per 500 milioni di dollari. In totale, il governo venezuelano deve corrispondere alle società straniere 21 miliardi di dollari (stesso livello delle riserve valutarie) per ricavi in bolivar prodotti nel paese, ma non convertibili in dollari, a causa del tasso di cambio fisso assurdo, che non consente al mercato di far fluire valuta straniera a Caracas. Alle sole compagnie aeree sono dovuti circa 4,5 miliardi. Se confermata, la notizia della richiesta di pagamento in petrolio sarebbe l’ennesima spia del disastro finanziario del paese sudamericano, costretto quasi a un’economia basata sul baratto per regolare molte sue transazioni. Tra la popolazione vi è un sentimento diffuso di insofferenza, a causa della scarsità elevata di beni sugli scaffali di negozi e supermercati e per un’inflazione già al 64%, la più alta al mondo.   APPROFONDISCI – Il Venezuela rischia un’inflazione al 1.000% per BofA. Maduro annuncia novità sul bolivar In Venezuela cresce il rischio default. Le compagnie aeree contro Maduro  

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