Il Venezuela andrà in default nel 2016. Lo dice Hausmann, lo nega Rodriguez

Sul possibile default del Venezuela è scontro tra 2 importanti economisti, conoscitori della situazione economica difficilissima del paese.

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Sul possibile default del Venezuela è scontro tra 2 importanti economisti, conoscitori della situazione economica difficilissima del paese.

Il Venezuela non sarà in grado di evitare il default nel 2016. A dirlo è Ricardo Hausmann, Professore dell’Università di Harvard, che già nel settembre del 2014 aveva invitato il governo di Caracas a porre fine al pagamento del debito, dato che questo sta portando il paese a non potere importare più beni primari, come i farmaci. Rispetto a 10 mesi fa, spiega lo stesso economista, che nel 1992 fu ministro della Pianificazione, dopo il fallito golpe di Hugo Chavez, la situazione è peggiorata. I bond venezuelani sono crollati del 34% e tra spesa pubblica fuori controllo e crollo delle quotazioni del petrolio, il deficit statale sarebbe salito al 20% del pil e l’inflazione viene stimata almeno al 200%.

Bond Venezuela mostrano altissimo rischio default

Tutto ciò è insostenibile, continua, tanto che lo stesso mercato assegna al momento un rischio default del 67% entro un anno e del 96% entro i prossimi 5 anni. I titoli di stato con scadenza nel 2027 quotano ad appena 40 centesimi dai 74 del 5 settembre 2014, quando Hausmann invitò il presidente Nicolas Maduro a dichiarare default.   APPROFONDISCI – Venezuela, bond sotto pressione dopo accordo con Iran   Negli ultimi 3 mesi del 2015, il governo di Caracas e la compagnia petrolifera statale PDVSA dovranno rimborsare titoli per 5 miliardi di dollari e nel 2016 altri 10 miliardi, a fronte di riserve valutarie crollate ad appena 15,4 miliardi, il livello più basso dal 2003. Per cercare di trattenere nel paese più dollari possibili, quando il prezzo del petrolio (che fornisce il 96% della valuta straniera) si  è dimezzato su base annua, Maduro ha limitato le importazioni, provocando una carenza generalizzata e diffusa di beni, stimata al 65%.   APPROFONDISCI – In Venezuela si dimezzano i dollari in entrata e i prezzi esplodono   Quando lo scorso anno Hausmann spiegò di non trovare nulla di morale nel cercare di servire ad ogni costo il debito, visto che lo stato stava nei fatti dichiarando default verso la sua popolazione di 30 milioni di abitanti, per tutta risposta il presidente venezuelano chiese alla Procura Generale di indagare su di lui, sostenendo che l’economista si fosse posto a capo di una campagna mediatica per screditare Caracas e convincere il mercato che il Venezuela non fosse in grado di onorare i suoi debiti.

Rodriguez: default Venezuela non sarebbe un bene

Ma un altro economista, Francisco Rodriguez, co-autore con Hausmann del libro “Il Venezuela prima di Chavez – Anatomia di un collasso economico”, già consulente del Congresso del paese tra il 2000 e il 2004, da Bogotà smentisce le dichiarazioni del Prof della Harvard, sostenendo che a suo avviso lo stato sudamericano sarà in grado di pagare tutti  i suoi debiti sia quest’anno che l’anno prossimo. E non si dice affatto convinto che il default sarebbe una buona soluzione per il Venezuela, perché ciò che risparmierebbe dal mancato pagamento dei debiti sarebbe compensato dalla requisizione da parte degli obbligazionisti degli assets petroliferi, cosa che ridurrebbe le entrate del paese. Il riferimento è a società come Citgo, una controllata di PDVSA e che ha la sede in Texas, il cui valore è stimato in non meno di 10 miliardi di dollari e che è già stato oggetto di analisi da parte degli investitori privati nei mesi scorsi, i quali riunitisi a New York, hanno cercato di capire se e come potere requisire gli impianti nel caso di mancato rimborso dei bond.   APPROFONDISCI – Venezuela, un altro indizio del rischio default: Citgo s’indebita per salvare la controllante statale   Inoltre, Rodriguez, a differenza di Hausmann, non crede che in caso di default, Caracas possa chiedere subito un prestito-ponte all’FMI per tornare successivamente a rifinanziarsi sui mercati finanziari, perché l’istituto chiederebbe azioni politiche di discontinuità, in cambio del suo sostegno. Entrambi gli economisti non appaiono, quindi, molto ottimisti sulle probabilità che sotto il regime di Maduro si possano registrare significativi cambiamenti nella gestione dell’economia.   APPROFONDISCI – Allarme FMI sul Venezuela: inflazione almeno al 100% e pil in calo del 7%  

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