Il Venezuela alza il salario minimo del 30%, ma al cambio reale vale appena 13 dollari

Il Venezuela ordina un nuovo maxi-aumento del salario minimo, ma l'inflazione corre il 100% in più di quanto ammesso dal governo. E Bank of America intravede rischi politici.

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Il Venezuela ordina un nuovo maxi-aumento del salario minimo, ma l'inflazione corre il 100% in più di quanto ammesso dal governo. E Bank of America intravede rischi politici.

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha annunciato un aumento del salario minimo obbligatorio del 30% a 9.648 bolivar al mese con effetto dall’1 novembre prossimo. In termini ufficiali, equivarranno a 1.531 dollari, ma se si fa riferimento cambio vigente sul mercato nero, il nuovo livello del salario minimo si ridurrebbe ad appena 13,30 dollari. E anche prendendo per buono il cambio del Simadi, la piattaforma statale utilizzata dallo stesso governo per le importazioni dei beni diversi dai generi alimentari e dalle medicine, corrisponderebbero a circa 48,30 dollari.

Inflazione Venezuela corre più dei salari

Nel dare l’annuncio, Maduro ha fornito per la prima volta un dato sull’inflazione, di cui la banca centrale non pubblica gli aggiornamenti dal dicembre del 2014, quanto fu stimata al 68,5% su base annua, la più alta al mondo. Sulla base delle stime, ha spiegato il capo dello stato sudamericano, la crescita dei prezzi quest’anno sarebbe intorno all’80%, per cui gli aumenti ripetuti del salario minimo nel corso del 2015, ha aggiunto, sarebbero più che sufficienti a coprire la loro accelerazione. Tuttavia, l’FMI ha stimato al 180% per quest’anno e sopra il 200% nel 2016 il livello di inflazione nel paese, in linea con le analisi degli studi indipendenti, secondo cui già da un  pezzo supera le tre cifre. Tra meno di 2 mesi, il Venezuela rinnova il Parlamento e per la prima volta da 16 anni, le opposizioni potrebbero prevalere, per via della forte rabbia popolare per gli effetti micidiali che stanno avendo sull’economia le misure già attuate in era chavista, ma che sono state inasprite da Maduro, in carica da 2 anni e mezzo, come il controllo amministrativo dei prezzi. I problemi sono ingigantiti anche dalla pessima congiuntura delle quotazioni del petrolio, una materia prima che rappresenta qui il 96% delle esportazioni e quasi unica fonte di accesso ai dollari, che quasi scomparendo nel paese, diventano molto onerosi.

Rischi su bond dopo elezioni Venezuela?

Secondo un report di Bank of America, l’economia dell’intera America Latina subirà un rallentamento, anche in previsione di un rialzo dei tassi USA. Ma con riferimento al Venezuela, l’istituto ipotizza una possibile transizione politica, con il rischio, però, che essa avvenga in maniera disordinata e con effetti nefasti sui bond locali. Questi rendono ben il 47% per la scadenza a 1 anno, il 32% per quella a 5 anni e il 28,2% sui 15 anni. Tuttavia, mentre i rendimenti annuali sono in calo di circa 1.500 punti base dall’inizio dell’anno, quelli quinquennali aumentano di circa 260 bp e quelli con scadenza 2031 di 500 bp. Per quanto la curva dei tassi invertita segnali un rischio default, la variazione dei rendimenti denota un suo abbassamento nel breve termine, anche perché Caracas ha dimostrato di volere onorare il debito a tutti i costi, anche privando la popolazione dello stretto necessario.    

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