Il Venezuela a rischio iper-inflazione per l’FMI: l’economia già in recessione

Il Venezuela rischia l'iper-inflazione e la sua economia sarebbe in recessione sia nel 2014 che l'anno prossimo. Sono le stime poco rassicurante dell'FMI su Caracas.

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Le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale sull’economia del Venezuela non lasciano prevedere nulla di buono. Le stime del direttore del Western Hemisphere dell’istituto, Alejandro Werner, parlano chiaro: il pil scenderà dello 0,5% quest’anno e di un altro 1% nel 2015. E se nel 2013, l’inflazione è già esplosa al 56,4% a dicembre, per una media annuale sopra il 40% (la più alta al mondo), le cose sembrano mettersi di male in peggio per Caracas, che rischia di passare da una crescita galoppante dei prezzi a una vera e propria iper-inflazione. Per quest’anno, infatti, l’FMI stima i prezzi in Venezuela in crescita del 75% su base annua, ma il governo sarebbe a un bivio, spiega Werner: o inizia a introdurre misure di aggiustamento dell’economia, o generalmente si passa da un’inflazione al 50-55% all’iper-inflazione.

 

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La situazione starebbe, quindi, sfuggendo di mano al presidente Nicolas Maduro, che non solo non intende indietreggiare dalle politiche ultra-stataliste e di attacco al libero mercato, ma nelle scorse ore ha, addirittura, annunciato un’offensiva ancora più dura di quella già messa in atto tra novembre e dicembre dello scorso anno.

Tra gli altri dati salienti dell’FMI sull’America Latina c’è la conferma della stagnazione in Argentina, dove il pil crescerà solo dello 0,5% quest’anno e dell’1% l’anno prossimo, contro una media nell’area del 2,5% e del 3% rispettivamente. E se il Messico crescerà nel biennio del 3% e del 3,5%, arranca il Brasile, con un tasso dell’1,8% nel 2014 e del 2,7% nel 2015.

Crisi bolivar e finanziaria

Di certo, però, il problema più grave lo ha il Venezuela, dove la politica del bolivar fuerte sta portando il paese al collasso finanziario, con le imprese impossibilitate a importare beni per la produzione, a causa dell’assenza di dollari da scambiare sul mercato valutario ufficiale, mentre fiorisce il mercato nero, dove il bolivar viene scambiato oltre 10 volte in meno del tasso ufficiale di 6,29.

 

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Le lunghe file ai negozi sono la dimostrazione della penuria di beni primari, tra cui gli alimentari, quando diverse società straniere (vedi Toyota) hanno fermato la produzione, dopo che il governo ha introdotto la cosiddetta “legge sul prezzo giusto”, che fissa in via amministrativa il prezzo a cui i beni e i servizi debbano essere venduti.

 

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