Il Trans-Pacific Partnership accerchia la Cina, ecco che significa lo storico accordo

Il Trans-Pacific Partnership è un accordo storico di libero scambio tra 12 economie del Pacifico, tra cui USA, Giappone, Canada, Messico e Australia. Ecco cosa potrebbe comportare per l'economia mondiale.

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Il Trans-Pacific Partnership è  un accordo storico di libero scambio  tra 12 economie del Pacifico, tra cui USA, Giappone, Canada, Messico e Australia. Ecco cosa potrebbe comportare per l'economia mondiale.

Ieri è stato raggiunto l’accordo per il Trans-Pacific Partnership, l’accordo commerciale di libero scambio tra 12 economie del Pacifico: USA, Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Messico, Singapore, Brunei, Cile, Malesia, Perù e Vietnam. Insieme, fanno il 40% dell’economia mondiale con un pil da 30.000 miliardi di dollari. I soli USA rappresentano l’azionista di maggioranza di tale maxi-area, pari al 55% della ricchezza annua prodotta. Ha un qualcosa di storico quello che è stato ufficializzato nelle scorse ore, perché di fatto crea un’area di libero scambio nel Pacifico, segnalando 2 cose prima di tutto: 1) che l’America guarda progressivamente all’Est Asiatico per il futuro della sua economia e non all’altra sponda dell’Atlantico, con cui sono in corso, comunque, trattative per raggiungere un accordo simile a quello appena siglato con le altre 11 economie del Pacifico; 2) che si è creata un’entità economica alternativa alla Cina, che dell’accordo non fa parte, in quanto le sono state poste stringenti condizioni per partecipare ai colloqui, come il rispetto delle norme ambientali, della tutela della proprietà intellettuale e la liberalizzazione dei settori, dove oggi operano le imprese controllate dallo stato. Pechino le ha giudicate “inaccettabili”, anche se spera che i membri del TPP lascino la porta aperta per un possibile ingresso futuro. In  ogni caso, la Cina ostenta sicurezza, sostenendo che l’accordo non impatterà sulla sua competitività relativa e sul potenziale di crescita. Gli economisti ritengono che ciò sarebbe vero nel breve periodo, ma nel medio-lungo termine le cose potrebbero essere diverse. Senz’altro, la minaccia di un’area libera e integrata commercialmente attorno ad essa spingerà la Cina col tempo ad ammodernarsi e, quindi, potrebbe fungere da incentivo positivo.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/la-cina-rafforza-lo-yuan-e-accelera-la-dedollarizzazione-del-commercio-mondiale/  

Via dazi doganali

Tornando agli effetti del TPP, di cui potrebbero far parte in futuro anche economie europee, la Casa Bianca ha stimato che entro i prossimi 5 anni dovrebbe eliminare i dazi su ben 18.000 beni, dal settore chimico a quello tecnologico, passando per i prodotti alimentari.

I benefici dovrebbero essere per tutti i partecipanti maggiori delle perdite. Il Giappone, ad esempio, avrà pieno accesso al mercato americano per la vendita delle sue auto, mentre l’Australia potrebbe allentare la pressione sulle sue materie prime, potendo vendere in America il suo zucchero. Il Vietnam viene considerato forse il maggiore beneficiario, con il suo pil che potrebbe crescere dell’11% in più entro i prossimi 10 anni.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/scandalo-volkswagen-e-se-dietro-ci-fosse-una-guerra-commerciale-tra-ue-e-usa/   Adesso, l’accordo deve essere ratificato dai parlamenti degli stati membri. I maggiori dubbi si concentrano a Washington, anche se il via libera dovrebbe essere scontato. Parte del Partito Democratico è contraria all’accordo, ritenendo che ciò impatti negativamente sull’occupazione americana. Sindacati e area liberal dei democrats stanno facendo, quindi, pressione sui candidati alle primarie del partito, tra cui Hillary Clinton, affinché disapprovino il testo. Ma al Congresso, la maggioranza è repubblicana sia alla Camera che al Senato. A destra esistono alcune defezioni, perché diversi esponenti temono una maggiore regolamentazione in settori come il tabacco, per cui minacciano il voto contrario. Ad ogni modo, ieri si è fatta la storia dell’economia mondiale e la scarsa risonanza che l’evento sta avendo in Europa dimostra come il nostro continente rischi di restare ai margini degli sviluppi mondiali, quando questi lo riguarderanno da molto vicino. In fondo, l’America ha dimostrato di essere in grado di raggiungere un accordo 3 volte più grande di quello che lega le economie della UE e che potrebbe nei prossimi anni attirare altri membri in funzione di accerchiamento commerciale della Cina. D’altronde, per capire che l’obiettivo principale di Washington sia proprio questo, basta ascoltare le parole del presidente Barack Obama nel presentare i benefici del TPP: “Non consentiremo che sarà la Cina a scrivere le regole del 21-esimo secolo”.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/la-cina-attacca-gli-usa-basta-col-dollaro-valuta-di-riserva-mondiale/        

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