Il terrore nel cuore d’Europa minaccia la ripresa e colpisce il turismo

La paura scatenata dal terrore rischia di spegnere la ripresa economica nell'Eurozona. Vediamo chi sarà più colpito.

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La paura scatenata dal terrore rischia di spegnere la ripresa economica nell'Eurozona. Vediamo chi sarà più colpito.

Sono trascorsi 4 mesi e mezzo dagli attentati di Parigi, che provocarono 129 morti e centinaia di feriti, oltre che una scia di paura, che ad oggi ha portato a un crollo delle presenze turistiche nella capitale francese, come dimostrano anche i dati sulle partenze pasquali.

Il risveglio di questa mattina è stato amaro, perché la capitale belga, nonché dell’Unione Europea, Bruxelles, è stata devastata da due attacchi terroristici, uno presso l’aeroporto Zaventemen e l’altro alla metro di Maeelbeck. In attesa di conoscere la triste contabilità delle vittime, la prima conseguenza di quel che è appena avvenuto è il dilagare della paura tra i cittadini europei, quando siamo a ridosso delle festività di Pasqua.

Rischio paralisi con il ritorno del terrore

Le borse europee sono in calo, segno del prevalere delle vendite sui mercati azionari. Ad essere colpiti sono, in particolare, i titoli in un qualche modo legati al comparto turistico, come quelli delle compagnie aeree. Alitalia perde al momento il 3,2% contro un calo generale dello 0,95%. Air France – Klm perde il 4,9%, 10 volte tanto il calo medio accusato dalla Borsa di Parigi, mentre Lufthansa cede l’1,75% contro il -0,5% medio di Francoforte. Il comparto turistico sarà certamente il più colpito e non parliamo di un effetto di breve termine, ma di un trend negativo più strutturale, perché la paura sarà assorbita gradualmente nei comportamenti dei consumatori europei, come già è parzialmente avvenuto dopo i fatti di Parigi. Il rischio sarà incorporato nelle scelte di consumo, specie con riferimento agli spostamenti.      

Economia Eurozona sconterà la paura

D’altronde, l’obiettivo di un terrorista consiste proprio nel colpire a casaccio, nel creare panico, nel diffondere la sensazione di potere rimanere coinvolti in un attacco suicida, indipendentemente da dove ci si trovi, dalle proprie abitudini di vita, oltre che delle proprie opinioni su un qualsiasi argomento. L’islamismo punta alla paralisi della nostra economia, consapevole che la forza dell’Occidente risiede nella sua capacità finanziaria e che a sua volta questa necessiti del bene fiducia. E’ questo l’obiettivo degli attacchi crescenti anche in Africa, specie nelle aree maggiormente turistiche, dove si mira a piegarne le economie, al fine di indebolire la politica locale e porla così nel mirino del malcontento sociale e preda dell’estremismo di matrice islamista. E’ di questi giorni la notizia che l’Europarlamento ha innalzato di 35.000 tonnellate all’anno le quote di olio tunisino senza dazi, in ingresso nella UE, con il fine di attutire la crisi del turismo del paese nordafricano, dando un parziale sollievo a un settore da 5 milioni di lavoratori, di cui uno addetto proprio alla coltivazione degli uliveti e alla raccolta delle olive per la produzione di olio. I rendimenti dei nostri titoli di stato a 10 anni sono scesi in mattinata fino all’1,25%, il livello più basso da quasi un anno. Lo spread BTp-Bund sulla medesima scadenza è di 105 bp, segnalando un calo anche dei rendimenti tedeschi allo 0,20%.

E’ il segno di una reazione psicologica quasi scontata, in quanto il mercato si riposizionerebbe con un accrescimento dell’avversione al rischio, puntando maggiormente sugli assets sicuri.      

Effetti deleteri su turismo europeo

Per le borse europee non è una buona notizia, perché dopo essere state investite da una forte turbolenza a inizio anno, non sono riuscite del tutto ancora a risalire la china. Piazza Affari perde il 12% rispetto ai livelli toccati a fine 2015. Nemmeno in questo caso potrebbe trattarsi di un contraccolpo dagli effetti di breve termine, perché se l’economia nell’Eurozona sarà investita da un clima di maggiore pessimismo sull’ondata del terrore, a ripiegare potrebbero essere proprio i fondamentali, ovvero i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese. Il vero banco di prova sarà l’andamento della stagione estiva, perché è in quei mesi che verificheremo se gli spostamenti dei cittadini europei risentiranno della paura e dove si dirigeranno i flussi. Ad oggi, stando ai primi mesi dopo gli attentati di Parigi, sembra che la tendenza in Italia, così come in altri paesi europei, sarebbe un “confinamento” del turismo nell’ambito nazionale. Sempre più italiani preferiscono, insomma, fare vacanze nel Belpaese e non spostarsi verso le capitali straniere, temendo gli attentati. Una paura in parte irrazionale, visto che (ahinoi!) nessuno assicura che nel proprio paese non vi saranno stragi islamiste. Presto arriveranno gli appelli dei governi a continuare a vivere come se nulla fosse, a non darla vinta al terrorismo, a reagire comportandosi come prima. Si tratta di un atto dovuto, ma poco credibile per un Continente alle prese con un’emergenza profughi incontrollata e non gestita, che segnala, quindi, di non essere in grado di tutelare la sicurezza nazionale e i propri confini.

State certi che a giugno la BCE rivedrà le stime sulla crescita nell’unione monetaria ancora più al ribasso. La paura non è mai di stimolo ai consumi e contrasta quella fiducia necessaria per la ripresa, che oggi è messa a dura prova per la seconda volta in 4 mesi.  

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