Il terrore dell’economia, ecco quando Renzi andrebbe al voto

L'economia italiana, anche per l'indebolimento della congiuntura nel resto dell'Eurozona, potrebbe peggiorare nei prossimi mesi, quando difficilmente arriverà la ripresa. Per questo, il premier Matteo Renzi si prepara all'ipotesi di elezioni anticipate.

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Con l’accordo minimo raggiunto ieri sulla legge elettorale tra il premier Matteo Renzi e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, le elezi0ni anticipate non sono più vicine, come si potrebbe immaginare. L’intesa garantisce a ciascuno dei due leader un asso nella manica da giocarsi a proprio favore, senza danneggiare l’altro: il Cavaliere si è assicurato la partecipazione alla nomina del prossimo capo dello stato, che dovrebbe avvenire tra gennaio e febbraio del nuovo anno; il premier si potrà avvalere di una legge elettorale per tornare al voto, nel caso le cose si mettessero per lui male. Prima di verificare con mano se i rispettivi partiti li seguiranno nelle loro scelte sempre più solitarie, il vero spettro che si aggira a Palazzo Chigi e temutissimo da Renzi si chiama economia. Quando l’attuale presidente del consiglio “defenestrò” il premier in carica, Enrico Letta, nel febbraio scorso, si attendeva un miglioramento prossimo dell’economia italiana, trainata dal resto dell’Eurozona verso il segno più. Per questo, l’allora sindaco di Firenze scalpitò per andare a Palazzo Chigi, sicuro di potere raccogliere i frutti della ripresa, avvantaggiandosene a livello di consenso personale.   APPROFONDISCI – La recessione non lascia l’Italia: i consumi ad agosto vanno a picco. E Bankitalia non vede la ripresa E se la recessione in Italia durasse anche nel 2015? Vediamo cosa dicono i dati  

Le previsioni nere sull’Italia

Quasi come si trattasse di una maledizione, è accaduto esattamente il contrario. I dati del primo trimestre indicarono nella primavera scorsa un nuovo calo del pil, dopo che nell’ultimo trimestre del 2013 si era interrotta la serie negativa più lunga dal Secondo Dopoguerra.

In tarda estate, poi, sono è giunta la certificazione della terza recessione in Italia dal 2008, persino peggiore delle attese, mentre adesso si attende un calo del pil anche per il terzo trimestre. E se fino a un paio di mesi fa, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, recitava ancora il ruolo dell’ottimista, intravedendo la ripresa dietro l’angolo, ora è lo stesso governo ad attendersi che l’economia italiana non tornerà al segno più nemmeno alla fine dell’anno. La ripresa è ufficialmente rinviata al 2015, quando Palazzo Chigi stima una crescita del pil di appena lo 0,6%. Ma se mai fosse centrato, sarebbe già un successo, perché nel frattempo Moody’s ha tagliato le stime per l’Italia a un range di -0,5%-0,5%, mentre S&P ha lanciato stamane l’allarme recessione per l’intera Eurozona.   APPROFONDISCI – Allarme Moody’s: l’Italia rischia la recessione anche nel 2015. La disoccupazione salirà   In sostanza, le prime due agenzie di rating del pianeta ci dicono che: a) l’Italia potrebbe oscillare l’anno prossimo tra la stagnazione e ancora la recessione, b) che le cose potrebbero peggiorare anche per il resto dell’Eurozona, su cui la BCE stessa stamane ha parlato di “indebolimento della crescita dalla fine dell’estate”. E se peggiora l’Europa, figuriamoci l’Italia.   APPROFONDISCI – L’Eurozona è in trappola: niente ripresa e disoccupazione ai massimi  

Il rischio politico

Il fatto è che il nostro paese è in recessione ormai da tre anni abbondanti e rischia di rimanerci ancora per diversi trimestri. Anche quando ne uscisse, la crescita attesa sarebbe così bassa, da non modificare la percezione negativa che consumatori, imprese e investitori continuerebbero ad avere della nostra economia. Come sempre capita, col passare dei mesi, la responsabilità della crisi o del suo prosieguo infinito sarebbe addebitata al governo in carica da parte dell’opinione pubblica, ossia al governo Renzi, il quale non potrebbe più presentarsi agli italiani come il nuovo arrivato e al contempo potrebbe essere svelato il bluff delle mancate riforme, tanto promesse, ma osteggiate, in particolare, proprio dal partito del premier, il PD.   APPROFONDISCI – Allarme recessione per l’Italia. Ora Renzi teme davvero la Troika, scontro con Padoan Dopo la BCE, la pressione sul governo Renzi aumenta: o riforme o Troika  

Le carte di Renzi

Prima che il clima s’intorbidisca e che nasca nel paese un’opposizione in grado di ribaltare i rapporti di forza in politica, il premier potrebbe decidere di fare sciogliere il Parlamento e di andare al voto anticipato.

Per fare ciò, gli servirà un capo dello stato “compiacente”, ossia scelto da lui, con l’appoggio di Berlusconi, e di una legge elettorale molto favorevole al suo PD. Ad oggi, però, non esistono né l’uno e né l’altra, né è detto che il Parlamento gli avallerà queste due cose. Da qui ai prossimi 2-3 mesi, il dibattito politico si concentrerà su questo e di riforme strutturali e di economia si parlerà sempre meno, ad eccezione del frangente legato all’approvazione probabile del “Jobs Act” entro gennaio. E farà comodo al premier e al suo principale oppositore snobbare i temi economici, man mano che uscirà la sequela di altri dati negativi. E senza considerare che l’Europa ci osserva con sempre maggiore stupore.   APPROFONDISCI – Renzi chiede mille giorni per le riforme, ma rischia di cadere sul Jobs Act L’Italia come la Grecia? Caos politico, rischio nuove elezioni e mercati sfiduciati  

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