Il telelavoro rivoluzionerà il nostro modo di vivere e anche il mercato immobiliare

Il lavoro da casa stravolgerà il mercato degli immobili, con la domanda a cercare nuove soluzioni e luoghi per adeguarsi alle nuove abitudini di vita. E per il co-working non è detta l'ultima parola.

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Il lavoro da casa stravolgerà il mercato degli immobili, con la domanda a cercare nuove soluzioni e luoghi per adeguarsi alle nuove abitudini di vita. E per il co-working non è detta l'ultima parola.

Uffici vuoti, negozi chiusi e centinaia di milioni di persone in più a casa nel mondo. E’ stato questo lo scenario che abbiamo vissuto negli ultimi mesi con i “lockdown” imposti dai governi per contrastare la diffusione del Coronavirus. Al fine di evitare assembramenti, moltissime aziende hanno fatto ricorso al telelavoro, una pratica che l’avanzamento tecnologico rende possibile utilizzare da ormai molti anni, ma che sino a qualche mese fa aveva fatto fatica ad attecchire persino nelle realtà più sviluppate. Il contatto umano, fisico, nel mondo del lavoro e degli affari è stato ritenuto essenziale, al di là del contributo concretamente apportato dal lavoratore in sede, anziché altrove da remoto.

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Ebbene, molti lavoratori verranno richiamati negli uffici man mano che le restrizioni si allenteranno con il rientro dell’allarme pandemia, ma il mondo non sarà più lo stesso. Molte aziende troveranno più conveniente, grazie all’esperienza forzata di questi mesi, lasciare che i dipendenti lavorino da casa. Le implicazioni di questa svolta saranno enormi per il mercato immobiliare. Ne abbiamo discusso più e più volte con Gianmaria Panini di ELVinvest, il quale ci conferma la sensazione che ci stiamo avviando a una rivoluzione con vincitori e vinti.

Anzitutto, sta già collassando la domanda di immobili commerciali e in tutto il mondo. Se molte persone continueranno ad usufruire del telelavoro, le superfici per uffici verranno sempre meno richieste e i prezzi di acquisto e di locazione precipiteranno. Ciò comporterà anche una redistribuzione della domanda dal punto di vista geografico all’interno dei singoli stati. Se non c’è più necessità di recarsi in ufficio nelle grandi città, potendo lavorare da casa, perché mai dovrei continuare a vivere in realtà urbane affollate, che oltre tutto si sono confermate ad alto rischio nei casi di pandemia come si è potuto notare in questi mesi? Ha senso sorbirsi traffico, smog, inquinamento acustico, sovraffollamento e spendere tanto per vivere in pochi metri quadrati, quando posso lavorare a distanza di finanche centinaia di chilometri?

E la domanda di spazi per co-working?

Il caso Facebook può fungere da apripista.

L’azienda consentirà ai suoi dipendenti di lavorare da remoto per sempre e chi lo farà si vedrà decurtata la retribuzione per adeguarla al ridotto costo della vita, in base al luogo in cui ha deciso di risiedere. In un paese come l’Italia, sarebbe una rivoluzione dall’impatto notevole sul piano socio-economico, oltre che immobiliare. Quanti potrebbero restare al sud e trovare ugualmente un lavoro alle dipendenze di un’azienda del nord, non dovendosi più spostare per trasferirsi? Se così è, i prezzi delle case scenderanno nelle grandi città (vedasi Milano) per salire nelle periferie e nelle piccole città più a misura d’uomo, dove la domanda di immobili crescerebbe.

A sua volta, la domanda subirebbe un cambiamento anche qualitativo. Rimanendo a casa per molte più ore, si sentirebbe la necessità di ambienti più gradevoli e meno angusti. Dunque, giù la domanda per gli immobili medio-piccoli e su quella per gli immobili medio-grandi e ristrutturati, con l’offerta per questi ultimi ad essere, oltre tutto, superiore nelle realtà rurali e, comunque, all’infuori delle grandi città. E il co-working? WeWork sta accusando un colpo terribile dal crollo della domanda per le superfici condivise a fini lavorativi. Uno dei mercati più in crisi è Singapore, dove questo modello di business incide parecchio sul mercato immobiliare, anche a causa dell’altissima densità abitativa.

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Tuttavia, il telelavoro finirebbe per beneficiare realtà come queste. E’ vero, molti preferiranno lavorare da casa, ma molti altri deciderebbero di trovare un posto comodo, attrezzato e dotato di buona connessione a internet in cui lavorare, nelle vicinanze della propria abitazione e lontano dai grossi centri.

Le province beneficerebbero di questa domanda, la quale andrebbe ancora una volta a discapito delle città. Peraltro, la flessibilità in termini anche di orario che il telelavoro offre ai dipendenti renderebbe appetibili questi spazi condivisi, dove più persone avrebbero modo di contribuire alle spese di affitto e al pagamento delle utenze, minimizzando i costi di ciascuno a livelli ben inferiori a quelli che sosterrebbero recandosi quotidianamente in ufficio e/o vivendo in prossimità di esso.

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