Il taglio delle tasse offre a Trump le armi per vincere la “guerra” tra valute

La "guerra" valutaria in corso tra grandi economie mondiali può essere vinta dall'America grazie al taglio delle tasse voluto dalla presidenza Trump. Vediamo perché.

di , pubblicato il
La

Sono in corso apparentemente due “guerre” nel mondo dell’economia: quella tra USA e Cina per regolare i conti sulle relazioni commerciali e tra Casa Bianca e Federal Reserve sul livello appropriato dei tassi americani. In settimana, il presidente Donald Trump ha dichiarato che “la Fed è troppo orgogliosa per ammettere i suoi errori”, riferendosi esplicitamente a quello che egli ritiene essere stata una stretta monetaria eccessiva adottata fino alla fine dello scorso anno e seguita da un taglio dei tassi timido e poco convincente.

Il tycoon punta a indebolire il dollaro per rilanciare la competitività delle imprese americane e creare nuovi posti di lavoro. Egli è convinto che le multinazionali a stelle e strisce siano da molto tempo costrette a delocalizzare la produzione all’estero, in prossimità dei mercati di sbocco, a causa del “super” dollaro.

Ecco come l’attacco all’euro di Trump complica i piani BCE dopo Draghi

Comunque la si veda, proprio il suo taglio delle tasse, varato a partire dal 2018 e che ha abbattuto la pressione fiscale sulle imprese (aliquota ridotta dal 35% al 21%) e sulle famiglie, avrebbe offerto già alla Fed le armi da imbracciare per vincere la guerra valutaria. In realtà, ad oggi è accaduto l’opposto, cioè si è verificato quello che gli economisti avevano previsto, vale a dire che la riduzione delle tasse abbia surriscaldato ulteriormente l’economia, contribuendo a ridurre la disoccupazione negli USA ai minimi da mezzo secolo, costringendo la Fed ad alzare i tassi più in fretta e, quindi, rafforzando il dollaro.

Il ruolo del taglio delle tasse

Dunque, Trump si sarebbe sparato sui piedi? Non proprio. E’ vero che l’economia americana sia arrivata a crescere di oltre il 4% nel corso del 2018 e che ancora oggi resti lanciata sopra il 2%, pur rallentando, ma la Fed avrebbe peccato di iper-azione, almeno guardando le cose dal punto di vista della Casa Bianca. In effetti, il taglio delle tasse ha contribuito a dare slancio all’economia, ma non ha alimentato spinte inflattive. La crescita dei prezzi è rimasta attorno o poco al di sotto del target del 2%, pur con un’accelerazione della crescita salariale a oltre il 3%.

E come mai? Da inizio 2018 ad oggi, il dollaro si è mediamente rafforzato del 10% contro le altre principali valute. Ciò ha ridotto i prezzi dei beni importati, tirando verso il basso l’inflazione USA.

E cosa c’entra il taglio delle tasse con il super dollaro? Il cambio americano si è apprezzato proprio in previsione di un impatto rialzista sui tassi della politica fiscale di Trump. Inoltre, questa ha attirato centinaia di miliardi di profitti, con 655 miliardi che si stima siano stati rimpatriati solamente nel 2018, grazie alla convenienza offerta dal taglio delle aliquote. In sintesi, l’effetto del taglio delle tasse si è tradotto in un mix di crescita e bassa inflazione, mentre la Fed ha continuato ad alzare i tassi come se la stabilità dei prezzi ne fosse minacciata. Adesso, però, preso atto che questa seconda ipotesi non si sia verificata, la Fed dispone di margini più che sufficienti per impedire o attenuare la portata di una eventuale recessione dell’economia, mentre le altre banche centrali si ritrovano con il fucile ormai scarico.

Il panino del McDonald’s da ragione a Trump a fa infuriare mezzo mondo

Grazie a questo quadro, Trump può sperare che l’America continui a crescere, magari sottotono, grazie al taglio dei tassi, che a sua volta indebolirà il dollaro e sosterrà le esportazioni made in USA. Le altre grandi economie ne subiranno gli effetti, perché proprio quando starebbero per entrare in recessione o a rallentare drasticamente, non possono più fare affidamento sulla leva monetaria, con quella fiscale anch’essa soppressa nell’Eurozona. E così, la superpotenza avrà modo di continuare a crescere dopo oltre un decennio dalla fine dell’ultima recessione. E il taglio delle tasse si sarebbe rivelato essenziale per guadagnare tempo e riarmare l’arsenale prima vuoto della Fed.

[email protected] 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , ,
>