Il taglio dei tassi BCE verrà presto e sarà inutile per rianimare inflazione ed economia

La BCE punta a un nuovo taglio dei tassi, ma all'Eurozona non servirà affatto. L'economia nell'area funziona ormai a bassi regimi e la politica monetaria è diventata fin troppo espansiva.

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La BCE punta a un nuovo taglio dei tassi, ma all'Eurozona non servirà affatto. L'economia nell'area funziona ormai a bassi regimi e la politica monetaria è diventata fin troppo espansiva.

Le aspettative d’inflazione nell’Eurozona sono scese ai minimi storici, sotto l’1,20% negli ultimi giorni. La BCE si tiene pronta a intervenire nuovamente con un taglio dei tassi e/o ripristinando gli acquisti netti di assets con il “quantitative easing”, sospesi solamente dalla fine del 2018.

Cronache di una Francoforte scioccata dalla propria incapacità di sostenere i prezzi nell’area, frustrata da ben 6 anni pieni in cui non è riuscita a centrare il target d’inflazione “vicino, ma di poco inferiore al 2%”. L’economia nell’Eurozona rallenta e quella che fino a poco tempo fa chiamavamo la “locomotiva d’Europa”, vale a dire la Germania, adesso rappresenta il suo freno a mano.

A trainare per ancora un po’ la crescita nell’area sono sostanzialmente due economie: Francia e Spagna. Ed entrambe vanno avanti con conti pubblici tutt’altro che ordinati, che ne dicano i commissari. I rispettivi deficit ballano intorno al 3% del pil e alimentano la domanda interna, non essendo economie esportatrici. Ma se taglio dei tassi ci sarà, si rivelerà inutile. In questi giorni, i rendimenti sovrani in tutta l’Eurozona, ad esclusione dell’Italia per via delle tensioni politiche interne, arretrano verso sempre nuovi minimi storici, con il decennale portoghese ad essersi portato sotto lo 0,60%, quello spagnolo in area 0,50% e quello della Grecia ad appena il 2,80%.

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E mentre la BCE ha fornito all’ultimo board di giugno alcune indicazioni sulle condizioni annesse alle aste T-Ltro, che si terranno dal prossimo settembre, le banche dell’area vantano quasi 1.300 miliardi di euro di liquidità in eccesso rispetto alle riserve minime loro richieste. Parliamo di un fiume di denaro, che viene parcheggiato presso l’istituto centrale, nonostante su di esso gravi una “tassa” dello 0,40% su base annua, dato il valore negativo dei tassi overnight applicati. In pratica, con questi numeri le banche dell’Eurozona, per la quasi totalità quelle del nord, preferiscono buttare nel bidone dell’immondizia oltre 5 miliardi all’anno, cioè qualcosa come più di 140 milioni al giorno, pur di non prestarli ad altre banche, alle imprese e alle famiglie.

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E solo per restare in Italia, i conti bancari scoppiano di liquidità con depositi per circa 1.277 miliardi di euro al 30 aprile scorso, in aumento di 77 miliardi in un solo anno. Denaro infruttifero, visto che i tassi applicati sui conti correnti e deposito sono stati azzerati anni fa. Dunque, le famiglie italiane sono un po’ come le banche del Nord Europa: preferiscono parcheggiare liquidità in banca, magari rimettendoci in termini di imposta di bollo ed erosione del potere di acquisto per via della (per fortuna, bassa) inflazione, pur di non impiegarla altrove. Servirebbe alzare i tassi per indurle ad assumersi qualche rischio e impiegare tale denaro in un qualche strumento finanziario o in attività reali, ma la BCE pensa ormai che sia vero il contrario e che, invece, un costo del denaro anche solo minimamente positivo finirebbe per colpire ancora di più i già deboli consumi.

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Tuttavia, se le famiglie italiane non spendono e le banche del Nord Europa non prestano, pur disponendo entrambe di abbondanti risorse, significa che hanno scarsa fiducia verso il futuro e che non trovano conveniente investire. Potrà qualcosa un ennesimo taglio dei tassi? Assolutamente, no. Esso finirà solamente per accrescere la repressione finanziaria, come ai tempi in cui – siamo negli anni Settanta e inizio anni Ottanta – i tassi fissati dalle principali banche centrali erano inferiori ai livelli d’inflazione, questi ultimi ai tempi anche a doppia cifra. Ci siamo convinti che, sotto sotto, per rianimare l’economia sarebbe opportuno erodere il potere di acquisto dei risparmi, pretendendo al contempo che essi tornino a finanziare gli investimenti, i quali dal canto loro non ripartono, nonostante tassi nominali e reali mai così bassi.

Ma se il cavallo non beve, anziché mettergli a disposizione ancora più acqua, bisognerebbe interrogarsi sulle ragioni del suo comportamento apparentemente suicida. E forse scopriremmo che la mancanza di sete dipende dal poco cibo messo sotto i denti, per cui l’organismo del quadrupede è finito per funzionare a basso regime di attività. Sostituite al cavallo l’economia dell’Eurozona, all’acqua la liquidità monetaria e al cibo i tassi di crescita dell’area e forse avete compiuto un passo in avanti verso la comprensione del guaio in cui ci troviamo.

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