Il taglio dei tassi basterà a salvare l’economia mondiale dal Coronavirus?

Le banche centrali che abbassano il costo del denaro si moltiplicano nel mondo per reagire agli effetti del Coronavirus sull'economia globale. Non è detto che servirà ad evitare la crisi.

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Le banche centrali che abbassano il costo del denaro si moltiplicano nel mondo per reagire agli effetti del Coronavirus sull'economia globale. Non è detto che servirà ad evitare la crisi.

La settimana si era aperta con l’annuncio da parte della Reserve Bank of Australia di un taglio dei tassi da 25 punti base al nuovo minimo storico dello 0,50%. Subito dopo è arrivato l’intervento straordinario della Federal Reserve, che ha ridotto il costo del denaro nella prima economia mondiale di 50 bp all’1-1,25%. Infine, è stata la volta della Banca del Canada, che ha anch’essa tagliato di mezzo punto, portando i suoi tassi all’1,25%, il livello più basso da giugno 2018. E martedì sera, la stessa BCE si è riunita in emergenza in teleconferenza per capire come muoversi dinnanzi alle sfide poste dal Coronavirus all’Eurozona, pur non avendo esitato alcuna decisione di politica monetaria.

Il taglio dei tassi Fed non ferma il panico a Wall Street ed è corsa ai Treasuries

Al board del 12 marzo, Francoforte non dovrebbe ancora tagliare i tassi, i quali risultano già azzerati, mentre a quello del 17-18 la Fed potrebbe allentare ulteriormente la politica monetaria americana. La vera domanda è: servirà ed eventualmente basterà a neutralizzare il contraccolpo all’economia mondiale della pandemia?

Il virus sta colpendo la congiuntura internazionale per il tramite di uno shock negativo dell’offerta. Le attività produttive in Cina si sono arrestate in tante sue aree messe in quarantena per arrestare il contagio. E a cascata, l’intera catena produttiva ha accusato il colpo, rallentando l’attività in tutto il mondo. Ad esempio, se una società fornitrice cinese non ha potuto consegnare i display a una società di produzione di telefonini in Europa, questa a sua volta ha dovuto fermare la propria attività di assemblaggio e rinviare le vendite sul mercato. E così via.

L’impatto dei tassi oggi

Cosa possono i tassi su questo shock? Nulla. Le imprese sono impossibilitate a produrre semplicemente per lo stop imposto dalle autorità o subito dalle imprese fornitrici o clienti. L’abbassamento del costo del denaro non offre loro alcun sollievo, sebbene stimoli gli investimenti di quei comparti poco o affatto esposti al Coronavirus, potenzialmente compensando parzialmente i cali produttivi degli altri. Ma in un clima dimesso come quello di questo periodo, un quarto o mezzo punto di interessi in meno non smuoverà sostanzialmente nulla.

Quindi, le banche centrali stanno tagliando i tassi scriteriatamente? Non proprio. Se lo shock riguarda l’offerta, esso sta già trasmettendosi alla domanda. I posti di lavoro “congelati” e la riduzione del giro d’affari stanno colpendo anche i consumi. Si pensi solamente al crollo delle prenotazioni di voli e alberghi per via dei minori spostamenti dentro e tra gli stati. Ebbene, tassi più bassi qui qualcosa possono farla, stimolando i consumi. Almeno in teoria. Prendiamo l’Italia, i cui depositi bancari in costante crescita, malgrado un’economia sostanzialmente ferma da anni, segnalano accumulo di risparmi. In questo caso, un costo del denaro inferiore non ravviva i consumi, perché alla base della loro debolezza vi sono le scarse prospettive del mercato del lavoro e del fatturato, quelle che il Coronavirus ha semplicemente peggiorato.

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Taglio dei tassi ad efficacia differenziata

Ma, soprattutto, l’efficacia dell’allentamento monetario non avrà effetti uguali dappertutto. In Europa, dove i tassi risultano già da anni azzerati o, persino, negativi, cosa mai potrà fare un ulteriore loro taglio, presumibilmente pure di scarsa entità? Altra cosa (parzialmente) è il Nord America, dove il livello dei tassi ad oggi resta nettamente positivo, per quanto anche qui negativo al netto dei tassi d’inflazione. Lo stimolo ai consumi e agli investimenti negli USA sarà maggiore che in Europa, sebbene la maturità del ciclo economico americano renda poco probabile una reazione positiva vigorosa di famiglie e imprese.

Altre azioni potrebbero esitare maggiori benefici per l’economia reale, come il discusso T-Ltro per le imprese dell’Eurozona colpite dal Coronavirus. Per quanto di complicata attuazione, la misura farebbe fluire liquidità laddove ve n’è più bisogno. Ma anche in questo caso, non bisogna mitizzarne la portata. I prestiti diretti della BCE servirebbero con ogni probabilità ad evitare che lo stop alla produzione dia vita a un pericoloso effetto domino in termini di mancati pagamenti tra imprese e tra imprese e banche. Per il resto, il problema di chi ha dovuto fermare gli impianti non è il costo del denaro, quanto la durata e l’intensità dell’epidemia. E su questo, ha ammesso lo stesso governatore Jerome Powell nell’annunciare il taglio dei tassi, le banche centrali nulla possono.

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