Il super-QE di Draghi da solo smuove poco, l’attesa è per la Fed

Spread e rendimenti sovrani periferici giù nell'Eurozona dal varo del super-QE di giovedì scorso, mentre il cambio euro-dollaro è salito. L'attesa è ora per la Fed.

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Spread e rendimenti sovrani periferici giù nell'Eurozona dal varo del super-QE di giovedì scorso, mentre il cambio euro-dollaro è salito. L'attesa è ora per la Fed.

C’è attesa sui mercati per quanto comunicherà dopodomani la Federal Reserve a propositi dei tassi negli USA. Non sono previsti aumenti, dopo l’avvio della stretta monetaria a dicembre – la prima dal giugno del 2006 – ma l’appuntamento è considerato decisivo per capire la direzione che l’istituto intendere prendere nei prossimi mesi. Gli analisti e i traders cercano di capirne di più sulla tempistica delle prossime azioni restrittive, su cui qualcosa dovrebbe finalmente dire il comunicato del Fomc.

Le attese sono ormai per appena un paio di aumenti dei tassi quest’anno, meno dei 4 pronosticati alla fine dello scorso anno. A fare propendere la bilancia verso una stretta meno veloce sono state le tensioni finanziarie delle prime settimane del 2016, quando i mercati hanno reagito globalmente ai timori di un rallentamento dell’economia mondiale e alla caduta dei prezzi delle materie prime.

Stretta USA, l’impatto sui mercati

Parte della paure sembra essere rientrata, ma difficilmente il governatore Janet Yellen e la maggioranza del board rischieranno di mettere alla prova il sentiment del mercato. Per questo, è probabile che tra 2 giorni segnaleranno di aumentare solo intorno alla metà dell’anno i tassi nuovamente, dando vita a una stretta dai ritmi abbastanza lenti. Tutto ciò sta sterilizzando le ultime mosse della BCE, ovvero il potenziamento degli stimoli monetari nell’Eurozona, come dimostra l’apprezzamento del cambio euro-dollaro all’attuale rapporto di 1,1132, paru al +1,7% rispetto alla vigilia del board di Francoforte. E anche in previsione forse di un indebolimento del dollaro, le quotazioni dell’oro non solamente non sono diminuite nelle ultime settimane, ma restano ai massimi dell’anno, segnando un aumento di quasi mezzo punto percentuale dal 9 marzo scorso, il giorno prima che Mario Draghi sfoderasse il secondo “bazooka” monetario.      

Spread BTp-Bund e rendimenti giù

Per il resto, da allora il mercato azionario nell’Eurozona è cresciuto del 2,6%, come dimostra l’Eurostoxx 50, mentre gli spread sul mercato dei bond governativi si sono ristretti. Quello tra i BTp e i Bund a 10 anni è diminuito di 10-11 punti base a 105-106 bp, mentre i rendimenti decennali dei nostri titoli, in valore assoluto, si sono ridotti di 10 bp all’1,31%, ai livelli più bassi da circa 11 mesi.

Nel frattempo, invece, i rendimenti dei Bund risultano cresciuti di 3 bp allo 0,26% attuale, mentre quelli dei Treasuries a 10 anni sono aumentati di 9 bp all’1,97%. Questi numeri ci suggeriscono che il mercato si starebbe buttando sui bond periferici, allontanandosi temporaneamente da quelli “core” a medio-lunga scadenza, i cui rendimenti sono ormai glaciali. Ma l’apprezzamento del cambio e l’andamento del mercato azionario segnalano che non si ha un “sell-off” sugli assets in euro, anzi accade il contrario, anche in previsione di un indebolimento del biglietto verde. D’altra parte, l’allentamento delle tensioni globali starebbe spingendo gli investitori a puntare ancora su Wall Street, rifuggendo dal comparto obbligazionario. Qualche scossone potrebbe aversi dopodomani sera negli USA e giovedì alla riapertura dei mercati in Europa, qualora la Fed sorprendesse in un qualche modo gli investitori. Ma se tutto dovesse andare come da previsioni, l’euro dovrebbe continuare ad apprezzarsi contro il dollaro, le borse saliranno ancora.

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