Il super Euro rischia di soffocare mezza Europa. Ecco perchè.

La moneta unica verso 1,40 contro il dollaro USA. L'apprezzamento è dovuto all'ipotesi di ripresa dell'Eurozona e ai tassi zero di USA e Giappone. Ma il super-euro rischia di fare morire in culla la ripresa

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Il tasso di cambio nelle ultime sedute tra euro e dollaro si aggirano intorno a 1,36, il 7% in più rispetto a soli sei mesi fa. Ma quel che più conta è che gli analisti stimano che sulla base dei fondamentali, il tasso di cambio tra euro e dollaro dovrebbe attestarsi intorno a 1,18-1,20.

A quei livelli, l’Italia sarebbe ancora concorrenziale, visto che rappresentano il cambio-limite per la nostra economia. Invece, il cambio attuale è di circa il 15% in più e questo pone grossi problemi alle nostre esportazioni, che pure in questo 2013 hanno mostrato una tendenza positiva.

E secondo Generale Assiom Forex, il cambio tenderebbe a 1,40, un livello che inizierebbe a mettere in allarme persino la locomotiva tedesca, dato che la cancelliera Angela Merkel stima che il corso normale euro/dollaro dovrebbe attestarsi tra 1,30 e 1,40. In realtà, fortuna loro, altri studi dimostrerebbero che la Germania potrebbe sostenere un tasso di cambio fino a un massimo di 1,90 e clamorosamente lo stesso varrebbe per la Spagna.

Ma da cosa dipende questo eccessivo apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro e delle principali valute? Il fattore sostanziale sta nella diversa impostazione della politica monetaria. La Federal Reserve stampa moneta, pompando con il QE3 85 miliardi di dollari al mese tra acquisti di Treasuries e di bond immobiliari. La Bank of Japan ne stampa altri 700 miliardi e la conseguenza è che il Giappone emette i decennali pubblici a rendimenti nominali intorno allo 0,65% (ma a causa della deflazione, quelli reali sarebbero superiori al 2%), così come gli USA riescono ancora a contenere sotto il 3% i loro rendimenti per la medesima scadenza e nonostanti Tokyo abbia un debito di oltre il 200% del pil e Washington del 100%.

Esempi di come la politica dei tassi zero di USA e Giappone abbiano spinto gli stessi investitori americani a preferire le vie dell’Eurozona, dove nonostante le politiche molto accomodanti anche della BCE, non è stato messo in pratica alcun provvedimento di “quantitative easing”.

Nei primi 5 mesi dell’anno, gli americani hanno fatto fluire verso l’unione monetaria 65 miliardi di dollari, ai massimi degli ultimi anni, contribuendo all’impennata dell’euro. Tanto che Goldman Sachs prevede listini europei in rialzo del 15% da qui ai prossimi 12 mesi, com Madrid e Milano in testa.

In favore del super-euro c’è anche la prospettiva che l’economia dell’Eurozona si riprenda nei prossimi mesi, dopo avere mostrato la peggiore tendenza tra tutte le più importanti aree del pianeta negli ultimi anni. Pil in crescita significherebbe maggiori consumi e più profitti per le società quotate. Da qui, la corsa all’acquisto di azioni e obbligazioni europee, ma che spinge al rialzo l’euro e rischia di uccidere in culla la ripresa dell’Eurozona, che a causa di una crisi molto forte della sua economia e al modello “export-oriented” della Germania, è affidata sostanzialmente alla migliore dinamica delle esportazioni.

E’ chiaro che a soffrire maggiormente dal super-euro sarebbero Italia, Francia, Portogallo, Spagna e Grecia, mentre il Nord potrebbe ancora resistere anche a tassi di cambio più alti. Esacerbando le differenze tra stati solidi ed economie in affanno.

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Argomenti: Crisi Euro

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