Il summit Trump-Kim pone le basi per futuri negoziati

Il documento su cui i due leader hanno raggiunto un accordo fornisce solo vaghe garanzie e impegni, non specificando un piano d'azione immediato

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Il documento su cui i due leader hanno raggiunto un accordo fornisce solo vaghe garanzie e impegni, non specificando un piano d'azione immediato

Il valore dell’incontro di oggi tra Trump e Kim è piuttosto dubbio. Se da un lato la dimostrazione di forte amicizia tra i due leader è un’evoluzione positiva, che ben si adatta ai futuri negoziati, dall’altro l’accordo che hanno firmato conteneva ben poco in termini di sostanza. Il sospetto è che oggi l’economia mondiale, in particolare per quanto riguarda il commercio, sia stata più che distolta dai gravi problemi che ancora si profilano sullo sfondo – osserva Silvia Dall’Angelo, Senior Economist di Hermes Investment Management -.

Sulla base degli sviluppi incoraggianti, la chimica tra Trump e Kim è stata positiva, suggerendo che c’è un canale aperto per i negoziati tra i paesi. Tuttavia, il documento su cui i due leader hanno raggiunto un accordo fornisce solo vaghe garanzie e impegni, non specificando un piano d’azione immediato.

 

I dazi sui prodotti cinesi

Nel frattempo, la questione “ingombrante” è la sostenibilità del commercio globale in quanto l’amministrazione americana ha messo in discussione le politiche commerciali esistenti. Dopo aver imposto dazi più elevati sulle importazioni di acciaio e alluminio ai suoi più stretti alleati solo dieci giorni fa, l’amministrazione statunitense sta per pubblicare una lista di prodotti importati dalla Cina che saranno soggetti a dazi più elevati. Tali misure, che in questa fase riguarderanno circa 50 miliardi di dollari di importazioni cinesi, dovrebbero essere annunciate alla fine della settimana e diventare operative in tempi brevi.

Pur avendo un impatto macro limitato in sé, queste iniziative potrebbero potenzialmente disturbare le prospettive economiche per il momento positive, qualora dovessero scatenare reazioni di ritorsione su larga scala. Secondo le stime dell’OCSE, un aumento generalizzato di 10 punti percentuali nei costi delle importazioni (dovuto all’aumento generale dei dazi) risulterebbe in una riduzione pari al 2% della produzione mondiale negli anni successivi. Inoltre, l’incertezza relativa alle politiche commerciali può incidere negativamente sulla fiducia, frenando a sua volta le decisioni di investimento.

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Argomenti: Presidenza Trump

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