Il successore di Draghi alla BCE non è pronto e l’Austria vuole entrare nei giochi

Mario Draghi è ancora senza un successore per la guida della BCE e il nome potrebbe essere trovato dopo l'estate. Ecco le manovre attorno a una delle principali cariche europee.

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Mario Draghi è ancora senza un successore per la guida della BCE e il nome potrebbe essere trovato dopo l'estate. Ecco le manovre attorno a una delle principali cariche europee.

Intervenendo alla “Generation Euro Students Award”, il governatore della BCE, Mario Draghi, ha detto che si farebbe una risata, se qualcuno gli dicesse di voler tornare alle monete nazionali. E ha aggiunto che non intende arrendersi sull’inflazione, il cui target (“vicino, ma di poco inferiore al 2%”) non viene centrato da così tanto tempo, che potrebbe essergli chiesto di abbassarlo.

“Sarebbe una resa e non amiamo le sconfitte”, ha spiegato, notando come le pressioni salariali dovrebbero spingere sui prezzi e grazie al “quantitative easing” risulterebbero essere stati creati “10 milioni di posti di lavoro” nell’Eurozona.

E se l’Italia appoggiasse il ‘falco’ tedesco come successore di Draghi alla BCE?

Il mandato di Draghi scade a fine ottobre e una fonte anonima a Bruxelles ha riferito alla stampa che il suo successore potrebbe essere individuato a poche settimane dalla scadenza, perché ad oggi non vi è accordo sulla nomina e dopo le elezioni europee, i risultati potrebbero rendere più complicato il processo per giungere alla designazione. In pole position, in teoria, vi sarebbero i francesi Benoit Coeuré e François Villeroy de Galhau, rispettivamente consigliere esecutivo della BCE e governatore della Banca di Francia. Tuttavia, nelle ultime settimane avanza prepotentemente il nome del banchiere centrale finlandese ed ex commissario agli Affari monetari, Olli Rehn.

Quest’ultimo si è distinto con una recente intervista, nella quale ha invitato Francoforte a rivedere la sua politica monetaria, al fine di centrare l’obiettivo della stabilità dei prezzi, pur tenendosi vago sul come, strappando il consenso dell’austriaco Ewald Nowotny, ma probabilmente intaccando le proprie probabilità concrete di superare gli scogli politici per l’accettazione eventuale del suo nome, nel caso fosse proposto. La Germania, garante dell’ortodossia monetaria, dovrebbe averla presa male la battuta, mentre Vienna, che fa parte dell’orbita geopolitica filo-tedesca, sembra scalpitare per entrare nei giochi, essendone ad oggi apparentemente esclusa.

Grandi manovre attorno alla BCE

Il cancelliere Sebastian Kurz ha rilasciato a La Stampa una dura dichiarazione contro l’Italia, quando nei giorni scorsi ha sostenuto che bisogna fare di tutto per impedirle di travolgere l’Eurozona con il suo immenso debito pubblico, diventando una seconda Grecia.

Qual è stato il senso politico delle sue parole? Probabile che l’esponente del PPE, il partito di cui fa parte anche la cancelliera Angela Merkel, voglia segnalare proprio a quest’ultima la propria affidabilità in un’ottica di spartizione delle principali cariche europee, tutte a scadenza nei prossimi mesi.

E chissà che Kurz non adocchi proprio la BCE, con Nowotny ad essere stato in questi otto anni di mandato di Draghi un membro “anomalo” del board, vale a dire un “falco” monetario dalle posizioni malleabili e non divisivo. Sul suo nome convergerebbero probabilmente i capi di stato e di governo del centro-nord e a quelli del centro-sud non risulterebbe così sgradito, anche se proprio le esternazioni del cancelliere rischiano di intaccare i rapporti con capitali come Roma e Atene, quest’ultima criticata sulla gestione della crisi dei migranti. Dal canto suo, Rehn potrebbe avere segnalato la volontà di andare incontro a quegli stati del sud, le cui posizioni in politica monetaria appaiono molto meno ortodosse e che si mostrano inclini a sperimentare strumenti inediti, formalmente per centrare il target d’inflazione e nei fatti per abbattere il livello dei rendimenti sovrani.

Il successore di Draghi alla BCE sarà il migliore amico di Trump?

Va da sé che l’Italia sia fuori dai giochi sulla BCE, ma è regola non scritta che tutti i principali grandi stati dell’Eurozona concordino sul nome del governatore, ossia Germania, Francia, per l’appunto l’Italia e la Spagna. Anche sul piano geopolitico, verrebbero così rispettate le istanze sia del nord che del sud. Dunque, la voce di Roma peserà, specie se la Lega di Matteo Salvini dovesse registrare quel successo atteso alle europee e diventasse un giocatore decisivo per compattare attorno al PPE una maggioranza spostata a destra, che eventualmente includa alcuni elementi “sovranisti”, fuorché la francese Marine Le Pen e altre formazioni più marcatamente nazionaliste.

E chissà che Kurz e Salvini non baratteranno un po’ di flessibilità fiscale, in cambio di un “sì” a Nowotny? E magari sul piatto, il leghista metterà anche la caduta del governo Conte, che in Europa non piace proprio a nessuno per la presenza di una formazione erratica e mal compresa come il Movimento 5 Stelle.

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