Il successo di Salvini come quello di Berlusconi: la sinistra senza idee che insulta il popolo

Matteo Salvini nel mirino di una sinistra già morta e che prova a tornare in vita riesumando l'odio riversato per 20 anni contro Silvio Berlusconi. E sbeffeggia i più poveri, tradendo la propria storia.

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Matteo Salvini nel mirino di una sinistra già morta e che prova a tornare in vita riesumando l'odio riversato per 20 anni contro Silvio Berlusconi. E sbeffeggia i più poveri, tradendo la propria storia.

Gli ultimi sondaggi confermerebbero l’esistenza di un unico leader politico in Italia: Matteo Salvini. Il “Capitano”, come ormai viene affettuosamente definito dai propri elettori sempre più numerosi, macina consenso. Sarebbe a un soffio del 36% per la rilevazione pubblicata sabato dal Corriere della Sera, una decina di punti sopra il Movimento 5 Stelle e oltre una ventina rispetto al PD, sceso al 15%.

Imbarazzante il confronto con Forza Italia, crollata alla cifra unica. Soltanto un anno fa, di questi tempi ragionavamo di possibili larghe intese, quelle tra PD e Forza Italia in un ipotetico governo Gentiloni-bis e in conseguenza di un rinnovo tacito del Nazareno dopo le elezioni politiche del 4 marzo. A urne chiuse, abbiamo scoperto non solo che quell’opzione fosse matematicamente non perseguibile, ma che i numeri avevano reso possibile l’alternativa esclusa con saccenza dai media: l’alleanza di governo tra grillini e leghisti.

Salvini è stato capace in pochi mesi di far lievitare il suo già ottimo 17% (partiva dal 4% scarso del 2013 e senza alcun radicamento sotto il Po) fino al 36% massimo assegnatogli dai sondaggi. Questo, mentre il governo di cui fa parte ed è considerato il “dominus” viene tacciato dalla stampa e dalle istituzioni comunitarie di essere foriero di ogni sciagura. E l’andamento dell’economia effettivamente si mostra negativo, con la crescita già stagnante del pil ad essersi tramutata in contrazione e quasi certamente in recessione tecnica, come dimostreranno i dati di prossima pubblicazione.

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Eppure, nel fine settimana il Capitano ha fatto visita ad Afragola, in provincia di Napoli, dove da ministro dell’Interno ha voluto ribadire la forza dello stato contro la criminalità organizzata locale, a seguito di alcuni atti intimidatori compiuti ai danni di diversi locali della zona. E’ stato accolto da una folla giubilante, nonostante si tratti di una delle aree elettoralmente meno “salviniane” d’Italia. Il baciamano reso da un cittadino al ministro è stato lo spunto per un articolo pubblicato oggi su Repubblica dallo scrittore Roberto Saviano, il quale ha accusato senza fronzoli la Lega di abbeverarsi dalla stessa fonte di consenso dei partiti di Prima e Seconda Repubblica e di connivenza con le mafie.

Peccato che tanti intellettuali di sinistra non abbiano avuto il tempo di chiedersi come mai gli italiani passino dall’adorare, spesso in maniera viscerale, un leader del centro-destra all’altro, identificandolo con il solo nome o con nomignoli d’affetto (“Silvio”, “Matteo”, “Capitano”, etc.), non riservando mai un simile trattamento ai propri uomini, guardati sempre con un certo distacco, se non con vero e proprio fastidio.

Da mesi, Salvini è diventato il tiro al bersaglio di amministratori locali, intellettuali veri e presunti, di giornalisti e commissari, tutti ad accusarlo di razzismo, di essere spietato e senza cuore, di infrangere ogni legge italiana per via della politica dei porti chiusi inaugurata nel giugno scorso, a pochi giorni dal debutto del governo Conte. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, anziché curarsi dello stato a dir poco terrificante delle strade cittadine sporche e caotiche, è arrivato a invocare una “Norimberga” per il leader del Carroccio, accusandolo di essere responsabile delle vittime in mare dei naufragi.

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La sinistra sbeffeggia i poveri

Siamo a un centro-sinistra alla frutta in tutti i sensi. Privo di un’ideologia sociale, ritiene che il tema delle porte aperte agli immigrati sia l’unico riconoscibile che lo possa distinguere dal resto del mercato elettorale e, indifferente dinnanzi alle istanze di larga parte degli italiani, si è avviato da anni al declino irreversibile dei consensi. Che la china presa sia probabilmente una strada sbagliata senza possibilità di ritorno lo dimostrano gli strepiti del PD contro il reddito di cittadinanza, un provvedimento certamente opinabile e criticabile da destra, ma non certo da sinistra. L’ex ministro Maria Elena Boschi ha così accolto il suo varo: “Dice Di Maio che col reddito di cittadinanza da oggi cambia lo Stato Sociale.

La colonna sonora infatti diventa “Una Vita in Vacanza”“. In pratica, quello che sarebbe il partito erede del PCI da un lato e della DC di sinistra dall’altro sbeffeggia la parte più sofferente d’Italia, la quale in teoria dovrebbe rappresentare, anche se sappiamo dall’analisi dei flussi elettorali che da tempo accade l’esatto contrario.

Se ancora non siete convinti del tutto su come sia stato possibile che Salvini sia potuto passare dal 4% della Lega del 2013 al 36% virtuale odierno dei sondaggi, vi serva come esempio anche l’ultimo atto “lungimirante” del principale avversario: la potenziale lista unica “anti-sovranista” per le europee di maggio. Lanciata da Carlo Calenda, sposata da Emma Bonino e da autorevoli esponenti piddini, tra cui l’ex governatrice friulana Debora Serracchiani, nell’intento dei proponenti dovrebbe mettere assieme in Europa da Tsipras a Macron. Per capirci, l’ex emblema della lotta all’austerità fiscale e il massimo rappresentante della vocazione europeista filo-UE dovrebbero unirsi nell’unico progetto comune di sconfiggere “la destra populista”.

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Il parallelo non azzeccato tra i due Matteo

Il PD e quel che resta di una sinistra salottiera e nemmeno più chic, ma semplicemente con la bava alla bocca, offrono agli italiani la soluzione della lotta al sovranismo, come se l’elettore medio fosse interessato alle loro ennesime elucubrazioni ideologiche e non avesse alcun pensiero per i temi concreti del lavoro, della sicurezza, delle tasse e dell’economia. Ma il Nazareno confida che i consensi per Salvini prima o poi crollino com’è avvenuto con Matteo Renzi, passato dal 40,8% delle europee 2014 al 19% delle politiche scorse. Con ciò, ignora un dato: fu anomalo il boom per il PD di 5 anni fa, alimentato anche dalla diserzione alle urne degli italiani. Viceversa, i consensi per la Lega, sommati a quelli di Forza Italia e Fratelli d’Italia, porterebbero l’area del centro-destra intorno al 47%, che erano quelli di cui la coalizione godeva prima del collasso del 2013.

In pratica, la Lega oggi ha soppiantato il fu PDL berlusconiano nella raccolta del consenso a destra, rendendo possibile il ritorno allo stesso perimetro elettorale del ventennio d’oro. Altra cosa avvenne nel 2014 al PD, che “rubò” consensi alla coalizione avversaria, snaturandosi e mostrando l’insostenibilità di quel progetto. Sarebbe come se oggi Salvini prendesse voti puntando sull’accoglienza di tutti gli immigrati in arrivo e sull’Europa dei commissari. Il dramma invisibile agli occhi della sinistra è lo sgonfiamento della propria coalizione, che era arrivata fino al 43% dei consensi nel corso della Seconda Repubblica, mentre oggi stenterebbe per i sondaggi a centrare il 20%. Dov’è finito quel 20% e passa? Nel Movimento 5 Stelle, lo stesso che il PD prende di mira con sberleffi e ironie quotidiani, ignaro che starebbe rappresentando attualmente le autentiche istanze della sinistra, colmando a suo modo le macerie lasciate dagli ex filo-sovietici.

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Un altro passo verso l’estinzione definitiva della sinistra

Siete ancora sorpresi dell’ascesa di Salvini? La classe politica di sinistra, sempre più tronfia di sé e sempre meno in sintonia con tutto ciò che porti voti, ha appena iniziato a perpetuare lo stesso tragico errore commesso con Silvio Berlusconi, sostituendo all’offerta programmatica un cimitero di idee, nascondendolo mediaticamente con toni sprezzanti e rabbiosi contro l’avversario, accusato di ogni nefandezza. Il Cavaliere venne accostato per anni al fascismo, venne tacciato di ledere la democrazia e oggi con Salvini va avanti uno stanchissimo remake, solo con accuse ancora più grottesche, come di essere una sorta di Hitler 2.0, di attentare alla salute pubblica indossando i giubbotti dei vari corpi militari e della polizia, di pubblicare troppe immagini di cibo sui social e di volere distruggere l’Europa e di essere persino in continuità con i partiti del malaffare al sud, proprio lui che vi è appena sbarcato dopo decenni di governi e amministrazioni locali a marchio PD e centro-destra.

E’ un copione che non fa ridere per niente, purtroppo. Quello recitato nel ventennio berlusconiano non ci ha portato bene, bloccando il dibattito politico attorno ai presunti vizi e alle osannate virtù del Cavaliere, paralizzando a lunghi tratti l’azione parlamentare e l’attenzione politica per via dell’uso strumentale della giustizia da un lato e il conseguente varo di leggi “ad personam” dall’altro. Nulla di buono ne è derivato. L’Italia ha compiuto solo grossi passi indietro, il clima politico si è avvelenato a livelli mai raggiunti nemmeno all’apice delle tensioni ideologiche durante la Prima Repubblica, mentre la sinistra non solo non ha guadagnato un voto con questa strategia dell’avvelenamento dei pozzi, anzi è finita per estinguersi quasi del tutto. E contro Salvini, punta ad eliminare quel “quasi”.

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