Il silenzio della Germania sulla manovra di bilancio dell’Italia la dice lunga sulla fine dell’era Merkel

Scontro sul deficit, con l'Europa pronta a bocciare la manovra di bilancio dell'Italia. Ma la mediazione di Matteo Salvini si rivelerebbe decisiva per evitare il peggio sui mercati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Scontro sul deficit, con l'Europa pronta a bocciare la manovra di bilancio dell'Italia. Ma la mediazione di Matteo Salvini si rivelerebbe decisiva per evitare il peggio sui mercati.

La legge di Stabilità dell’Italia per il 2019 potrebbe essere respinta dalla Commissione europea, un fatto che non avrebbe precedenti nella storia di Bruxelles. Quel deficit al 2,4% del pil non va giù ai commissari, non fosse che per il senso di sfida che Roma lancerebbe alle istituzioni comunitarie, inaccettabile per i custodi delle regole fiscali, dei vincoli di bilancio infranti a non finire da Francia e Spagna, ma che l’Italia non potrebbe violare nemmeno per un attimo, a causa del suo elevato debito pubblico. Quello che stupisce, tuttavia, sta nel fatto che a inveire contro il nostro Paese sia stato perlopiù Pierre Moscovici, commissario agli Affari monetari, il quale ha minacciato sanzioni e ha chiesto modifiche alla manovra su cui giovedì scorso si sono accordati i ministri del governo Conte, non senza strascichi polemici, specie tra Giovanni Tria all’Economia e Luigi Di Maio allo Sviluppo.

La vera eredità di Frau Merkel sarà la crisi dell’euro

Non dovrebbe stupire che sia Moscovici il principale furente per il disavanzo fissato sopra il 2% per i prossimi tre anni, essendo il titolare alla sorveglianza sui bilanci nazionali. Ma egli è socialista, ha fama di “colomba”, è sempre stato un sostenitore della flessibilità sui conti pubblici e lo ha dimostrato con parole e fatti nei passati 4 anni, quando ha donato proprio all’Italia – non parliamo al suo stesso paese – ça va sans dire – del PD decine di miliardi di euro di deviazioni possibili rispetto ai target precedentemente concordati tra Roma e Bruxelles.

In Europa si gioca ormai pro o contro Salvini

E allora, come mai stavolta si mostra rigido? E’ un fatto puramente politico. Avete notato che la Germania della cancelliera Angela Merkel non si sta esponendo sul tema? Semplice volontà di non interferire nelle politiche fiscali altrui? Eppure fu proprio il duetto Merkel-Sarkozy ad avere irriso l’allora governo Berlusconi sulla sua presunta incapacità di tenere fede alla parola data in fatto di riforme economiche e risanamento dei conti. Certo, da allora di acqua sotto i ponti ne è passata, forse Berlino ha imparato la lezione e ha capito che quello che chiama populismo sarebbe frutto dei propri errori nella gestione della crisi. Ma è molto probabile che dietro al silenzio tedesco e agli strepiti del francese vi sia dell’altro.

Matteo Salvini è percepito all’estero, oltre che in Italia, il vero dominus della politica a Roma. Egli ha lanciato il progetto di una “Lega delle leghe” alle elezioni europee, tale da scardinare l’attuale status quo, con l’obiettivo esplicitamente dichiarato di sostituire i socialisti nell’alleanza con il PPE alla guida delle istituzioni comunitarie. In sostanza, il ministro dell’Interno vorrebbe allearsi con il partito di Frau Merkel per co-gestire gli equilibri politici europei dopo le elezioni di maggio e cacciando così la sinistra dalla plancia di comando. Al PPE la prospettiva non dispiacerebbe, almeno a gran parte di esso, vuoi perché ritenga che sarebbe la strada giusta per riconnettersi con quell’elettorato più genuinamente conservatore che ultimamente gli ha voltato le spalle, vuoi perché di inseguire la sinistra sulla strada delle frontiere aperte e del rafforzamento degli organismi sovranazionali non avrebbe più voglia.

Salvini gode già di ottimi rapporti con alcuni esponenti del PPE, tra cui il premier ungherese Viktor Orban, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il ministro dell’Interno tedesco, il leader bavarese Horst Seehofer. Egli fungerebbe da trait d’union con il variegato e spesso eterogeneo mondo “sovranista” europeo. Numeri alla mano, se il prossimo Europarlamento dovesse vedere l’ascesa di questi gruppi, i popolari avrebbero l’occasione di sbarazzarsi dei socialisti per girarsi alla loro destra e recuperare il rapporto con i delusi, cercando di arrestare il proprio declino. Lo scenario preoccupa ovviamente i socialisti, che stanno tentando la carta dello scontro ai massimi livelli con il governo italiano, il quale è percepito nell’immaginario collettivo come il padre del populismo euro-scettici europeo. Per questo, Moscovici tuona contro Roma e l’ininfluente ministro degli Esteri del Lussemburgo, anch’egli socialista, attacca Salvini.

L’Europa paga l’ipocrisia in favore dei governi del PD

Serve la mediazione di Salvini

Ma se la manovra di bilancio dovrà essere respinta non lo deciderà di certo un commissario alquanto secondario come Moscovici. Le redini del comando sono in mano sempre alla Germania, che tramite il presidente Jean-Claude Juncker farà pervenire a Palazzo Chigi la sua decisione. E la sensazione è che i toni dei commissari saranno alzati da qui alle prossime due settimane, ossia fino alla data di presentazione ufficiale della legge di Stabilità a Bruxelles, al solo fine di ottenere qualche concessione che salvi la faccia alla UE. Magari, il deficit per l’anno prossimo rimarrà al 2,4%, per abbassarsi nel biennio seguente. Fuffa, come sappiamo. Le previsioni a medio-lungo termine sono scritte sulla sabbia, semplice propaganda “cheap” per boccaloni. Chi medierebbe per addivenire a un simile esito? Salvini, ovvio. La Lega reciterà il copione del partito responsabile, di lotta e di governo, capace di coniugare le esigenze “del popolo” con le fisse di Bruxelles, ottenendo in cambio la piena legittimazione europea a trattare per il dopo-elezioni. E ciò segnerebbe la fine simbolica, oltre che fattuale, della lunga era Merkel. Il suo stesso partito mollerebbe la sua linea centrista e sempre aperturista solo a sinistra per salvare la nave, che negli ultimi tempi ha imbarcato parecchia acqua.

Quest’oggi, sui mercati la tensione si è grosso modo stemperata, anche se le perdite non sono state recuperate per intero. I rendimenti a 10 anni dei BTp viaggiano al 3,20%, quelli a 2 anni sono saliti all’1,15%, lo spread decennale con i Bund si attesta sotto i 270 punti base, mentre Piazza Affari quasi poco meno dell’1% e il comparto bancario ruota attorno alla parità nel primo pomeriggio. Per il momento, nessuno si sbilancia oltre l’immediato a comprare, non essendo chiaro cosa farà l’Europa e temendo la reazione delle agenzie di rating, che entro fine mese dovrebbero declassare i nostri bond di almeno un gradino, facendoci scendere a un passo dagli inferi, il livello “non investment grade”, anche noto come “spazzatura”. Sale la pressione su Palazzo Chigi, affinché ciò non accada. Remote le probabilità che i grillini si rimangino la parola sul reddito di cittadinanza dopo avere festeggiato la “vittoria” contro Bruxelles. Poiché il diavolo si nasconde nei dettagli, seguite le mosse di Salvini per capire esattamente dove andarlo a cercare.

Cosa farà l’Europa con la manovra di bilancio e perché ora tutti guardano a Salvini 

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi economica Italia, Debito pubblico italiano, Economia Italia, Germania, Politica, Politica Europa, Politica italiana