Il ‘sì’ alla TAV del governo è un’ennesima vittoria di Salvini e il collasso di Di Maio

I lavori per la TAV saranno completati e per il Movimento 5 Stelle rischia di rivelarsi il colpo del KO. Altra vittoria per la Lega di Matteo Salvini, mentre la leadership di Luigi Di Maio continua a collassare.

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I lavori per la TAV saranno completati e per il Movimento 5 Stelle rischia di rivelarsi il colpo del KO. Altra vittoria per la Lega di Matteo Salvini, mentre la leadership di Luigi Di Maio continua a collassare.

Il premier Giuseppe Conte dice “sì” alla TAV, la costruzione della linea dell’Alta Velocità tra Lione e Torino, sostenendo che non farla costerebbe di più, in quanto i fondi UE ad essa destinati verrebbero persi e non potrebbero essere dirottati verso altri scopi. Inoltre, ha spiegato che la UE sia disponibile a innalzare il suo contributo dal 40% al 55% per l’intera opera e in relazione alla tratta italiana, sugli 1,7 miliardi di euro di costo stimato, salirebbe al 50%. Insomma, l’Italia avrebbe più da perderci che da guadagnarci nel contrastare la TAV. Parole pesantissime, per quanto ormai da tempo scontate, quelle del premier, che stanno aumentando le pressioni su Luigi Di Maio, il leader del Movimento 5 Stelle, vicepremier e ministro dello Sviluppo.

Il “sì” alla TAV rappresenta l’ennesima vittoria politica incassata dalla Lega di Matteo Salvini, che in tanti tra i grillini speravano di indebolire e mettere nell’angolo con lo scandalo Russiagate. Invece, il ministro dell’Interno mantiene intatta la sua forza e i suoi consensi e quel che gli serviva in questa fase era proprio quanto accaduto ieri, ossia un indebolimento d’immagine dell’alleato, così che nessuno si possa illudere dentro e fuori dal Parlamento che si possa fare a meno di lui nel caso di caduta del governo Conte.

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Per Di Maio, ennesima figuraccia. L’escamotage del far votare l’avallo all’opera dal Parlamento non gli servirà a risparmiargli critiche, anche feroci, dalla base. Non avrà modo di far passare il messaggio che i 5 Stelle siano stati coerenti fino in fondo sull’opposizione alla TAV, perché su un tema così dirimente per il mondo grillino sarebbe dovuto anche cadere l’esecutivo.

E poi, questo arriva dopo l’OK già dato alla costruzione della TAP in Puglia, altro motivo di forte delusione tra gli elettori pentastellati del 4 marzo 2018 e concausa di perdita del consenso al sud.

I 5 Stelle alzeranno la voce su altri temi

Un M5S molto debole non riduce, semmai aumenterà le frizioni nel governo. Adesso, Di Maio dovrà mostrarsi inflessibile sulla sua contrarietà all’autonomia differenziata in favore di regioni come Lombardia e Veneto, perché dovrà rintanarsi elettoralmente al sud per salvare almeno il nocciolo duro dei consensi. Dal canto suo, ad essere sinceri Salvini farebbe a meno di condurre una battaglia sull’autonomia, consapevole che ai suoi elettori sempre più numerosi da Bologna in giù interessa poco e, anzi, spaventa l’idea di perdere potenzialmente risorse in favore del nord già ricco. Inoltre, sa anche che i consensi per la sua Lega non arrivano granché più da temi di questo genere nemmeno nelle roccheforti settentrionali del Carroccio e rompere l’alleanza di governo su questo tema rischia di dare inizio a una campagna elettorale nord contro sud, tesa a ringalluzzirgli contro i cittadini meridionali.

Le astuzie non salveranno l’M5S dal loro tramonto. Avere salvato la cancelliera Angela Merkel sul voto di fiducia all’Europarlamento per la sua “protetta” Ursula von der Leyen a capo della Commissione sarà anche stato un espediente per segnalarsi “responsabili” e affidabili nell’ottica delle relazioni europee, ma non farà che accelerare lo sfaldamento del movimento tra gli attivisti della prima ora. E non basta strizzare l’occhio pateticamente a qualche cancelleria straniera per diventarne amicone, se sugli atti concreti dimostri di non condividere scelte di fondo sull’economia e la collocazione dell’Italia nell’orbita occidentale. Di Maio è stato abile a incantare i serpenti per nascondere loro le contraddizioni enormi di un movimento che ha fatto della sua natura a-ideologica un motivo di vanto e che adesso gli si ritorce contro.

I nodi sono arrivati tutti al pettine e più che fare il tifo perché qualcosa di politicamente brutto accada al collega vicepremier leghista non gli rimane.

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