Prove di resistenza per il governo Renzi su crisi, Europa e dissenso interno

I primi mesi del 2015 saranno molto difficili per il governo Renzi, alle prese con la reazione dei mercati riguardo all'esito delle elezioni in Grecia, con la crisi dell'Italia e la ripresa incerta dell'Eurozona, i rischi politici connessi all'elezione del nuovo capo dello stato e le riforme chieste dall'Europa.

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Con l’arrivo del 2015, iniziano sei mesi abbastanza tortuosi per il governo Renzi, che alla fine del mese prossimo festeggerà il primo anno di vita, ma senza potere contare ancora su alcun miglioramento in ambito economico. Il dato sulla disoccupazione in Italia a novembre, pubblicato ieri dall’Istat, suona come l’ennesimo campanello d’allarme di una crisi lontana dall’essersi conclusa, nonostante l’economia italiana sia in recessione da oltre 3 anni, unica tra le grandi del pianeta.

La crisi economica

Sempre ieri, l’Istat certificava anche una variazione nulla dei prezzi a dicembre su base annua e mensile, mentre l’Eurostat lo scivolamento dell’Eurozona nella deflazione, con il calo tendenziale dei prezzi dello 0,2% e una disoccupazione stabile.   APPROFONDISCI – Nuovo record della disoccupazione a novembre, la ripresa è un miraggio   Il rischio è che questi dati siano la spia da un lato di una recessione non ancora finita in Italia nemmeno nell’ultimo trimestre dell’anno, nonché di una crescita pressoché nulla anche nei primi mesi del 2015, dall’altro di un indebolimento della ripresa dell’Eurozona, già ai limiti della stagnazione.

Il fattore Grecia

In attesa di verificare se il deprezzamento dell’euro avrà effetti positivi da qui a pochi mesi e se la BCE varerà il QE e in quali termini, ad oggi lo scenario resta piuttosto imperscrutabile, anche perché a fronte di alcune notizie positive, come il crollo dei prezzi energetici, ne spuntano altre abbastanza inquietanti: il 25 gennaio, la Grecia voterà per un governo contrario alla Troika (UE, BCE e FMI)? Se sì, davvero Atene rifiuterà l’austerità e pretenderà il taglio del debito, anche al costo di uscire dall’Eurozona e di dovere dichiarare default?   APPROFONDISCI – Le banche centrali si sbarazzano dell’euro. Tornata la paura per la fine dell’Eurozona? In Grecia arriva l’ora X, ecco perché oggi è una data cruciale per l’euro e l’Italia   I mercati finanziari sono in subbuglio e i rendimenti ellenici sono schizzati ai massimi dal 2013, ma gli effetti sul resto dell’Eurozona sono stati ancora molto limitati, per l’attesa, appunto, del “bazooka” di Mario Draghi.

Rischio Quirinale

Tuttavia, il governo Renzi potrebbe dovere fronteggiare alla fine del mese una tempesta finanziaria anche contro l’Italia, se il nostro paese sarà contagiato dalla sfiducia degli investitori. Anche perché negli stessi giorni, il Parlamento di Roma sarà chiamato ad eleggere il successore di Giorgio Napolitano, che al pari di quanto accaduto in Grecia, potrebbe non arrivare presto, indebolendo la posizione del premier.   APPROFONDISCI – L’Italia come la Grecia? Caos politico, rischio nuove elezioni e mercati sfiduciati   Il cosiddetto Patto del Nazareno, siglato tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, rischia seriamente di vacillare, come dimostra il caos sorto dalla norma fiscale, ribattezzata “salva-Berlusconi”, che il governo ha dovuto annunciare di voler cambiare per non incorrere nelle ire della minoranza del PD. Quest’ultima potrebbe approfittare del voto segreto per impallinare qualsiasi candidato presentato o gradito al premier e all’altro “pattista”, Berlusconi, appunto. Lo stesso potrebbe fare gran parte di Forza Italia, quella vicina a Raffaele Fitto, mentre il Movimento 5 Stelle potrebbe giocare stavolta di sponda con i democratici dissidenti.   APPROFONDISCI – Quirinale: come sarà scelto il nuovo Presidente. Le mosse tattiche di Renzi   Lunghe sedute per eleggere il nuovo presidente della Repubblica avrebbero tre effetti negativi: distoglierebbero il Parlamento dagli altri lavori, tra cui le riforme chieste dall’Europa; indebolirebbero in patria e all’estero l’immagine di forza del premier; agiterebbero i mercati.

PD diviso

La minoranza del PD potrebbe acquisire sicurezza e osteggiare più a viso aperto anche il calendario delle riforme.

L’ex sottosegretario Stefano Fassina chiede, ad esempio, che il governo intavoli una trattativa con Bruxelles per allentare la morsa dell’austerità e per rivedere alcuni trattati, come quello sul Fiscal Compact e il pareggio di bilancio inserito nella Costituzione. Alla sua voce potrebbero aggiungersi le altre, magari deluse per l’esito dell’elezione del capo dello stato.   APPROFONDISCI – La tentazione impossibile di Renzi: sforare il deficit. Padoan: non se ne parla  

L’Europa e le riforme

Infine, c’è lo spinoso capitolo della legge di stabilità. Entro marzo, Renzi dovrà presentare alla Commissione europea maggiori risparmi per 6,3 miliardi e un calendario fattivo di riforme strutturali. Senza o se insufficienti, l’Italia rischierebbe come la Francia una procedura d’infrazione per deficit eccessivo, ma il dato peggiore sarebbe, in realtà, la sfiducia politica prima e dei mercati dopo verso il governo Renzi. Se anche questo ostacolo fosse scavalcato, resta lo stato di salute dell’economia italiana. Se a maggio, l’Istat non certificasse una ripresa del nostro pil, la debolezza di Matteo Renzi sarebbe palpabile e a quel punto non basterebbe più gridare ai “gufi”. Il fatto che da qui ad allora sia probabile che l’Italia non avrà ancora una legge elettorale nuova e credibile non sarà più un punto a suo vantaggio, ma al contrario lo condannerebbe o a una cottura a fuoco lento da parte del suo stesso partito o a una successione brusca, nella consapevolezza da parte dei suoi oppositori interni che difficilmente le Camere sarebbero sciolte.   APPROFONDISCI – La manovra di Renzi è rinviata a marzo. Servono altri 6 miliardi e il clima è torbido

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