Il secondo ciclo di “quantitative easing” in arrivo perpetuerà gli errori della BCE

Gli acquisti con il "quantitative easing" verranno probabilmente riattivati nei prossimi mesi dalla BCE. Ossessionate dal target d'inflazione, le banche centrali si sono spinte oltre il punto di non ritorno.

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Gli acquisti con il

Appuntamento con la verità domani, quando la BCE terrà il suo terzultimo board sotto il governatore Mario Draghi. Il mercato si aspetta rilevanti novità e le sconta da settimane con rendimenti calanti per i titoli di stato e delle obbligazioni corporate, oltre che con il ritorno all’acquisto anche di azioni. Probabile il taglio dei tassi “overnight” di almeno lo 0,10% e non si esclude nemmeno un secondo ciclo di “quantitative easing”, ossia l’acquisto massiccio di assets da parte di Francoforte, principalmente titoli di stato e corporate bond dell’Eurozona. L’obiettivo ufficiale resta perseguire la stabilità dei prezzi, in forma di inflazione “vicino, ma di poco inferiore al 2%”.

Il taglio dei tassi BCE verrà presto e sarà inutile per rianimare inflazione ed economia

La verità sembra un’altra. Un decennio di accomodamento monetario senza precedenti ha assuefatto governi, imprese e famiglie con costi di indebitamento sempre più bassi, ormai per buona parte negativi o tutt’al più nominalmente positivi e negativi in termini reali. Gli acquisti per circa 2.600 miliardi di euro di titoli nell’Eurozona non sono serviti a sostenere la ripresa dell’inflazione verso il target, in cambio hanno generato bolle finanziarie macroscopiche e che riguardano principalmente il mercato obbligazionario.

La normalità monetaria si allontana

Più passa il tempo e più difficile diventa il ritorno alla “normalità” monetaria, tanto che da tempo si parla ormai apertamente del “new normal” per descrivere una situazione caratterizzata da repressione finanziaria. In altre parole, chi risparmia vede frustrate le proprie aspettative di guadagno e chi s’indebita viene premiato. Un mondo così sottosopra non può essere destinato alla buona sorte, perché i debiti servono a generare ricchezza, ma a loro volta derivano dalla creazione di ricchezza in eccesso rispetto alla quota consumata.

In sintesi, sono i risparmi a finanziare la crescita di un’economia. Quando non vengono premiati, anzi si spingono le famiglie a spendere tutto nel nome di una ripresa veloce ed effimera, si pongono solamente le basi per una crisi futura ancora più grave.

Scordiamoci che la BCE sia in grado tra un anno o poco più di alzare i tassi. Il Giappone iniziò l’era della monetizzazione di fatto del suo crescente debito pubblico nel lontano 2001 e da allora non ha fatto che ammassare bond tra i suoi bilanci, senza scalfire quel mix tra deflazione e stagnazione che caratterizza l’economia del Sol Levante da inizio anni Novanta. L’America è seguita nel 2008 e pur esibendo fondamentali assai migliori di quelli europei, in quest’ultimo decennio non è stata in grado di alzare i tassi oltre il 2,5%, la metà rispetto ai livelli pre-crisi. E comunque, la sua ripresa è avvenuta a colpi di debito pubblico, più che raddoppiato tra il 2007/2008 e il 2018.

Quantitative easing II, quali piani alla BCE e impatto sui bond in euro?

La Germania ha capito, forse con qualche anno di ritardo, in quali condizioni versi l’economia dell’area. Per questo, anziché battere i pugni per reclamare l’ambita carica di governatore della BCE, a fine giugno ha trattato con la Francia per inviare la francese Christine Lagarde a Francoforte, prendendosi la guida della Commissione europea con Ursula von der Leyen. Perché? Semplice. A Berlino sanno che farebbero una magra figura, se dopo 8 anni passati ad attaccare Draghi, fossero costretti a proseguirne le politiche. Nessuno tra gli stessi tedeschi s’illude che, a parte la loro madrepatria, il resto delle economie dell’Eurozona sia capace di sostenere un rialzo pur minimo dei tassi. Tutti sanno che i conti pubblici al sud e in Francia si reggono con lo sputo, cioè solo grazie all’abbattimento dei costi di rifinanziamento dei rispettivi debiti, avvenuto nell’ultimo decennio.

Ossessione crescente tra banche centrali

I risparmi per Italia, Francia e Spagna si stimano nell’ordine del 2,5% del pil e grazie ad essi la corsa dei debiti si è quanto meno frenata o del tutto arrestata. Ma il QE2 non servirebbe affatto a risolvere alcuno dei problemi della nostra economia. Esso alimenterà ulteriormente le disuguaglianze tra i detentori dei capitali e il resto della popolazione, con i primi ad essere beneficiati dalla bolla degli assets finanziari e all’estero anche immobiliari. L’assenza o la carenza di crescita, originata da redditi e risparmi insufficienti e a loro volta conseguenza delle condizioni fiscali e normative avverse alla produzione di beni e servizi, resterà intatta e continuerà a far ristagnare i prezzi.

Pian piano, le banche centrali inizieranno ad ossessionarsi a tal punto dai loro fallimenti, che allungheranno il catalogo degli assets acquistabili. Non solo bond, ma anche azioni, e poi beni fisici veri e propri. Quella che fino a non molto tempo fa appariva una boutade da fanta-finanza, adesso è oggetto di dibattito a porte chiuse dentro le sale riunioni dei governatori. E qualcuno, a un certo punto, prenderà seriamente la proposta ironica di Milton Friedman di diversi decenni or sono, quando dichiarò che meglio sarebbe per gli istituti lanciare la moneta da un elicottero, così da farla fluire direttamente e in condizioni di uguaglianza di accesso a tutti. Ma non volgete lo sguardo al cielo nell’attesa di una biblica manna, perché è alla cassetta della posta che probabilmente dovreste guardare in futuro per verificare se vi sia arrivato un assegno firmato di pugno dal governatore di turno.

Perché un secondo “quantitative easing” rischia di non abbassare i rendimenti BTp

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