Rublo e greggio i due obiettivi degli attacchi russi in Siria?

Il rublo si rafforza oggi contro il dollaro. Qualcuno ipotizza che c'entrino qualcosa gli attacchi russi in Siria. Vediamo perché.

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Il rublo si rafforza oggi contro il dollaro. Qualcuno ipotizza che c'entrino qualcosa gli attacchi russi in Siria. Vediamo perché.

Si mostra in deciso apprezzamento oggi il rublo, che guadagna contro il dollaro l’1,32%, portandosi a un tasso di cambio di 65,187, più debole di circa il 10% dall’inizio dell’anno, ma in rialzo del 3% su base mensile. Cosa stia spingendo agli acquisti sembra essenzialmente il rinvio delle attese di un taglio dei tassi da parte della Banca di Russia. A settembre, l’inflazione dovrebbe essere rimasta invariata al 15,8% annuo, nonostante si tratti di un mese caratterizzato da prezzi in calo per i generi alimentari. Se questa lettura fosse confermata, al board di ottobre, il governatore Elvira Nabiullina dovrebbe continuare a mantenere invariati i tassi, rinviando il prosieguo dell’allentamento monetario ai prossimi incontri. Ciò sta sostenendo il rublo, anche se il quotidiano britannico The Telegraph ci aiuta a ricavare un’altra spiegazione del possibile recupero del rublo. Stando ad esso, infatti, la Russia starebbe intervenendo militarmente in Siria per mettere sotto pressione l’Arabia Saudita, che finanziariamente già soffre parecchio del tracollo delle quotazioni del petrolio, tanto che quest’anno dovrebbe registrare un deficit al 20% del pil. A differenza di Mosca, infatti, il riyal è fissato al dollaro a un cambio di 3,75%, per cui non può approfittare della flessibilità sul mercato per aumentare i ricavi in valuta locale e attenuare così gli effetti negativi dei prezzi dimezzati del greggio.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/la-banca-di-russia-tiene-i-tassi-fermi-ma-il-rublo-continua-a-cedere/  

Attacchi Russia in Siria solo un escamotage contro crisi?

Inoltre, Riad sostiene militarmente il governo yemenita contro i ribelli houthi, a loro volta sostenuti dall’Iran.

Infine, in chiave anti-Assad, fomenta le rivolte in Siria, appoggiando le forze ribelli, forse persino i terroristi dell’ISIS. Un impegno più gravoso a Damasco per l’Arabia Saudita significherebbe il rischio di un crac finanziario, per cui avrebbe bisogno più che mai, se non volesse retrocedere sul piano geo-politico, che le quotazioni del greggio risalissero al più presto. Di questo ha bisogno anche la Russia, che deriva quasi la metà delle entrate statali dalla vendita di petrolio e gas.
Ecco, quindi, che il presidente Vladimir Putin cercherebbe di “convincere” con le cattive la famiglia reale dei Saud a tagliare la produzione e a segnalare un sostegno ai prezzi, attraverso un confronto militare indiretto in Siria. Inoltre, si sa, le tensioni nel Medio Oriente scatenano sempre una corsa all’acquisto di greggio, per il timore che alcuni pozzi possano essere chiusi o occupati  per via di una crisi militare. Il destino del rublo è legato a quello delle quotazioni petrolifere. Non è un caso che queste ultime oggi crescano più dell’1%, analogamente al rafforzamento della divisa russa contro il biglietto verde. Su base annua, tuttavia, resta indebolita del 40% ed è molto improbabile che torni ai livelli di un anno fa, prima che la crisi del petrolio si risolva. E forse dovremmo aspettare anni, prima che ciò accada.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/attualita/putin-bombarda-lisis-in-siria-per-un-nuovo-ordine-mondiale/

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