Il rublo scava il fondo e tocca nuovi minimi storici con il crollo del Brent

Il rublo segna un nuovo minimo record, trascinato giù dal crollo del prezzo del petrolio. E l'economia soffre più di quanto immaginato pochi mesi fa.

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Il rublo segna un nuovo minimo record, trascinato giù dal crollo del prezzo del petrolio. E l'economia soffre più di quanto immaginato pochi mesi fa.

E’ sprofondato fino a un cambio minimo di 85,375 contro il dollaro il rublo stamattina, mentre adesso viaggia a quota 83, 72, cedendo il 2,30% rispetto ai livelli di chiusura di ieri. La valuta russa aggiorna, quindi, i record minimi segnati ieri e segna un calo di quasi il 13% dall’inizio dell’anno e del 25% su base annua.

Alla base dell’estrema debolezza del rublo c’è sempre il tracollo delle quotazioni del petrolio, visto che la Russia è il più grande produttore di Brent al mondo con oltre 10,5 milioni di barili al giorno e dipende dal greggio e dal gas per la metà delle sue entrate statali e i 2 terzi delle sue esportazioni. Con i prezzi scesi sotto i 28 dollari, il livello più basso da oltre 12 anni, il deprezzamento del cambio si traduce in una benedizione per le casse dello stato a Mosca, in quanto innalza il valore in rubli dei minori dollari in ingresso nel paese, ma ha l’effetto controproducente di accelerare l’inflazione, già quasi 4 volte al di sopra del target del 4% della banca centrale.

Crisi rublo può proseguire

L’indebolimento è stato legato oggi anche alla revoca della licenza bancaria a Vneshprombank da parte della Banca di Russia per presunte distrazioni di fondi ad opera dei suoi manager. Si tratta di uno dei 50 istituti maggiori del paese e la notizia sta facendo scalpore. Nonostante il cambio debole, un barile di Brent vale ancora appena 2.314 rubli oggi, circa un terzo in meno rispetto a un anno fa. Ciò implica che vi sarebbe potenziale spazio per un ulteriore deprezzamento del rublo, in assenza di una decisa risalita delle quotazioni. Si consideri che non più tardi di 19 mesi, quando le quotazioni arrivarono a 115 dollari, un barile di Brent faceva incassare ai rubli intorno a 3.900 rubli.      

Economia russa ancora in recessione

Oggi, Lukoil ha annunciato un taglio degli investimenti per 1,5 miliardi per quest’anno, a conferma che la ripida discesa delle quotazioni inizierebbe ad avere effetti visibili sulle trivellazioni, anche se i livelli produttivi rimangono dentro e fuori la Russia ai massimi di sempre.

Il bilancio pubblico potrebbe essere rivisto dal governo Medvedev, in quanto basato sulla previsione “prudenziale” di prezzi doppi di quelli attualmente vigenti sul mercato. Stando alle stime diffuse ieri dall’FMI, l’economia russa dovrebbe contrarsi quest’anno di un altro 1%, dopo essere scivolata di quasi il 4% nel 2015, mentre l’anno prossimo riprenderebbe ad espandersi dell’1%. Nelle previsioni di ottobre, l’istituto aveva stimato una recessione più contenuta per l’anno in corso, pari allo 0,6%. Oggi, il Cremlino è intervenuto tramite il portavoce Dmitri Peskov per smentire che quello in corso sul mercato valutario sia un “crollo”, ma evidenziando come la banca centrale monitori la situazione e sia in grado di prevenire qualsiasi scenario avverso.

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