Il rischio Grexit ricompare sulla riforma delle pensioni e la gestione profughi

Il rischio Grexit non è del tutto svanito con le tensioni tra Atene e creditori sulla riforma delle pensioni. Pesa anche il clima negativo per la cattiva gestione dei profughi.

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Il rischio Grexit non è del tutto svanito con le tensioni tra Atene e creditori sulla riforma delle pensioni. Pesa anche il clima negativo per la cattiva gestione dei profughi.

Vi ricordate del rischio Grexit, che ha tenuto col fiato sospeso l’Eurozona per settimane, durante la scorsa estate? L’uscita della Grecia dall’euro era data per molto probabile, ma alla fine, grazie a una capriola politica del premier Alexis Tsipras, è stata evitata per un soffio. Al suo posto, i greci si sono trovati sottoposti a un terzo piano di assistenza finanziaria per 86 miliardi in 3 anni. Gli aiuti, già erogati per 12 miliardi dai governi dell’Eurozona e dalla BCE, in attesa di conoscere la posizione definitiva del Fondo Monetario Internazionale (FMI), prevedono l’attuazione di riforme in cambio, tra le quali quella molto impopolare sulle pensioni. E’ proprio su questo tema, che si sta tenendo un duro confronto tra il governo Tsipras e i creditori, perché ad Atene sono tornate le proteste. Domani si terrà il primo sciopero generale dell’anno, convocato sia dai sindacati del settore privato che di quello pubblico. L’obiettivo è di impedire che il Parlamento approvi le misure richieste dalla Troika sulla previdenza.

Tensioni su riforma pensioni Grecia

I creditori chiedono risparmi per 1,8 miliardi quest’anno, pari all’1% del pil, dato che la spesa per la previdenza assorbe il 17,5% del pil, la percentuale più alta in Europa. Oltre all’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni per uomini e donne, si prevede che l’assegno mensile sarà pieno con il versamento di 40 anni di contributi, non più di 35, così come che i lavori usuranti, la cui lista è stata ridotta, consentano di andare in quiescenza a non meno di 62 anni, dai 55 attuali. Con almeno 15 anni di contributi, si avrà diritto a una pensione minima di 384 euro al mese, per il resto si otterrà una liquidazione con il metodo contributivo e non più retributivo.

Il tetto massimo previsto per il trattamento sarà di 2.300 euro al mese, meno dei 2.700 euro attuali. E con i 40 anni di contribuzione, si avrà diritto a un assegno del 54% dello stipendio e non più del 96% come oggi. Infine, i contributi saranno innalzati dell’1,5%, in modo da incassare 500 milioni degli 1,8 miliardi di risparmi richiesti, anche se la Troika si mostra contraria ad aumentare il costo del lavoro, perché ciò rischia di allontanare la ripresa dell’occupazione in Grecia.      

Clima teso anche su gestione profughi

Gli attriti si hanno anche sul taglio richiesto a chi è già in pensione, che il governo di Atene vorrebbe evitare per non incorrere in un’ondata di proteste e di impopolarità, che metterebbe a rischio la maggioranza risicata in Parlamento. La questione delle pensioni s’intreccia con quella dell’emergenza profughi. La Commissione europea accusa Tsipras di non gestire il fenomeno a sufficienza, nonostante abbia intascato 2 miliardi allo scopo. Il Belgio è arrivato a chiedere l’espulsione della Grecia dall’area Schengen, anche se questo pomeriggio il presidente Jean-Claude Juncker ha esternato un parere negativo su tale richiesta. Senza un accordo, la Grecia non solo non otterrà alcuna nuova tranche di aiuti, ma nemmeno l’agognata ristrutturazione del debito, che adesso sembra allontanarsi. Anche quest’anno, la temperatura sarà abbastanza calda in estate, quando a luglio Atene dovrà rimborsare 3,5 miliardi ai creditori e allo stesso tempo potrebbe trovarsi a fronteggiare l’arrivo di una nuova moltitudine di profughi, che approfitteranno della bella stagione per attraversare l’Egeo. Il rischio Grexit non è ancora del tutto scampato, anche se rispetto a un anno fa appare molto meno probabile. Sarebbe quasi beffardo, se Atene fosse, anzitutto, espulsa da Schengen. Come dire, in un qualche modo sarà tenuta al di fuori del cuore dell’Europa.  

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