Il rientro a scuola oggi segna uno spartiacque nella lotta al Covid

Ritorno in classe per 5,6 milioni tra alunni e studenti italiani. Test importantissimo per capire verso dove andrà la nostra economia nei prossimi mesi.

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Ritorno in classe per 5,6 milioni tra alunni e studenti italiani. Test importantissimo per capire verso dove andrà la nostra economia nei prossimi mesi.

Sono 5,6 milioni gli alunni e gli studenti italiani che oggi faranno ritorno a scuola dopo oltre sei mesi. Tredici regioni hanno deciso di riaprire anticipatamente alla data delle elezioni amministrative e per celebrare il referendum costituzionale. Le altre hanno deciso di posticipare la ripartenza al 24, così da non dover interrompere le lezioni appena iniziate negli istituti che ospitano i seggi ed evitare anche di sanificare i locali per due volte in pochi giorni. Saranno complessivamente 369 mila le classi che tornano a riempirsi dopo mezzo anno.

Riapertura scuole: numeri, criticità e perché sarà il vero test di sopravvivenza per Conte

Una giornata di routine per il mondo scolastico si è già trasformata in un momento di grande emozione nazionale. Era il 9 marzo scorso, quando il governo Conte impose il “lockdown” per combattere l’emergenza Covid. Le scuole, così come gran parte degli uffici pubblici e delle attività private vennero chiuse. Insegnanti e studenti si misero subito all’opera per tenere le lezioni online, dando vita a quella che ormai è a tutti nota come “didattica a distanza”, il corrispettivo dello “smart working” per il mondo del lavoro.

I risultati di quell’esperimento possono considerarsi molto positivi, pur tra i mille disagi a carico delle famiglie e degli stessi docenti, specie per le classi di età più bassa, dove per l’apprendimento è necessaria la presenza fisica. Da qui alla fine della prossima settimana, 8 milioni di scolari torneranno a scuola, a cui si aggiungono altri 800 mila insegnanti e circa 150 mila tra presidi e personale ATA. Considerando anche i genitori per gli alunni più piccoli, graviteranno attorno alla scuola almeno 12 milioni di persone, un quinto della popolazione italiana.

Tanta la confusione

Il ritorno in classe è accompagnato da numerose polemiche e disagi. I protocolli da seguire sono spesso rigidi e apparentemente poco pratici da ottemperare nella quotidianità. I banchi a rotelle appaiono uno spreco di risorse di cui non si sentiva il bisogno, mentre i presidi (non senza ragioni) vorrebbero godere di una sorta di immunità legale contro possibili azioni giudiziarie nei loro confronti per il caso di criticità sanitarie che si registrassero nei plessi da loro gestiti.

Ritorno a scuola: cosa succede in caso di febbre e quarantena

C’è speranza, ma anche tanta paura tra gli addetti ai lavori e non. Il ritorno a scuola è un test a tutti gli effetti per il sistema Italia. Se nelle prossime settimane non sorgessero difficoltà insormontabili o numerose, potremmo iniziare a guardare con relativo ottimismo alla stagione autunno/inverno, quella più temuta sul piano sanitario. Non illudiamoci, il rischio di panico tra le famiglie sarà alto quando i sintomi dell’influenza stagionale verranno in molte occasioni confusi con quelli del Covid. Scatteranno quarantene, sanificazioni e finanche chiusure evitabili, ma tant’è.

I rischi temuti

La curva epidemiologica ci narra di un’Italia messa meglio di tutte le grandi nazioni occidentali, assieme alla Germania, con i contagi giornalieri in crescita al ritmo di circa 1.500 casi. In Francia, si superano ormai i 10.000 casi, in Spagna si sono oltrepassati i 12.000, ai massimi dall’inizio della pandemia. Per fortuna, il numero dei morti resta percentualmente molto basso ovunque, ma tende anch’esso a crescere, tant’è che l’Eliseo medita esplicitamente nuovi lockdown locali per Parigi e Marsiglia, in particolare.

Questi paesi hanno riaperto le scuole prima di noi, per cui si teme che facciamo la loro fine da qui a qualche settimana. Con ogni probabilità, la crescita dei contagi in Italia non sarà a quei livelli, ma ci sarà. Di quanto e con quanti morti? Nessuno può saperlo, ma più i dati saranno negativi, maggiori le probabilità di nuove restrizioni alla libertà di circolazione e alle attività particolarmente esposte alla pandemia.

Per quanto non sarebbe una seconda quarantena come quella della primavera scorsa, verrebbe inferto un nuovo colpo a un’economia già in ginocchio. Il suono della campanella non era stato mai ascoltato con così tanta apprensione dal mondo extra-scolastico.

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