Il Renzusconi salverà l’Italia dalla Troika? Vediamo cosa potrà accadere

Si fa un gran parlare di un possibile arrivo della Troika in Italia e il leader di Forza Italia offre la sua collaborazione a Renzi per impedirlo. Ma avrà effetto?

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Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, avrebbe confidato a persone a lui molto vicine di avvertire gli stessi terribili segnali del 2011, quando il suo governo venne abbattuto con “l’imbroglio dello spread”. Sostiene l’ex premier che Renzi starebbe cadendo vittima degli stessi poteri forti, l’alta finanza che controlla le cancellerie europee. Ma assicura, “non ci comporteremo come il PD di allora”, sostenendo che mentre i democratici si prestarono all’operazione di fare cadere il suo governo, la sua opposizione si confronterà con l’esecutivo per evitare che in Italia arrivi la Troika (UE, BCE e FMI).   APPROFONDISCI – Renzi sfida Draghi: niente Troika, le riforme le faccio da solo. Ma il premier è isolato Mario Monti ammette: la Merkel volle che facessi un partito. Fu golpe?   Che il governo Renzi si stia imbattendo in un sempre più palese isolamento in Europa è un dato che dovrebbe allarmare proprio il premier, il quale sembra ripercorrere (per il momento, con molta minore intensità) le stesse tappe del suo predecessore nel 2011. Allora fu lo spread a fare esplodere la sfiducia verso l’Italia, oggi è il mix tra debito pubblico stellare, crescita zero o negativa, zero riforme e conti pubblici ballerini. Nonostante Il Giornale spieghi che Berlusconi non avrebbe alcuna intenzione di entrare nella maggioranza, consapevole che subirebbe un tracollo nei consensi, la collaborazione offerta a Renzi farebbe diventare realtà quel “Renzusconi” tanto chiacchierato sui giornali di questi mesi. La domanda che ci poniamo è: ma salverà l’Italia dalla Troika e da un declino apparentemente ineluttabile della nostra economia?   APPROFONDISCI – Mediaset-Telefonica, perché l’asse tra Renzi e Berlusconi è fondamentale?   Partiamo subito dalla constatazione che se si vuole allontanare lo spettro di un commissariamento, sarà necessaria l'”approvazione” dei mercati per il futuro equilibrio politico, quale che esso sia.

I mercati determinano i rendimenti dei nostri titoli di stato ed è proprio l’alto debito pubblico alla base delle preoccupazioni degli investitori e degli analisti.

Come reagirebbero i mercati?

Ma la coppia Renzi-Berlusconi riscuoterebbe successo? Se l’ex premier nemmeno entrasse nel nuovo governo, cosa porterebbe di positivo al clima politico, se appena tre anni fa era considerato il principale fattore di sfiducia verso il nostro paese? Per di più, se lo scenario peggiorasse, lo stesso Renzi non sarebbe più avvertito come un bene per l’economia italiana, per cui sarebbe l’accoppiata di due sfiduciati dai mercati. Altra domanda: su quali basi offrirebbe Berlusconi collaborazione a Renzi? Le riforme? Se fosse così, varrebbe la pena chiedersi per quale motivo nessuna delle due coalizioni sia stata finora in grado di realizzarle, né quando hanno governato separatamente, né quando lo hanno fatto insieme tra la fine del 2011 e la fine del 2013 (governi Monti e Letta). Sarebbe credibile una terza riedizione di espedienti già visti e mai riusciti? Si dirà che la pressione esterna potrebbe fungere da molla per il salto di qualità, ma era proprio questa la situazione di fine 2011, quando nonostante la terribile tempesta finanziaria contro i nostri BTp, l’Italia si fermò ad approvare una riforma abbastanza forte delle pensioni, nulla di più. Certo, vero è che la leadership di Renzi a sinistra ha spinto il PD a un atteggiamento più favorevole alle riforme di quanto non fosse solo pochi mesi fa, ma un indebolimento del suo governo e della sua credibilità all’estero ne farebbero vacillare la capacità di tenuta del partito.   APPROFONDISCI – La crisi dello spread si riaffaccia, cresce il divario con la Spagna. Ci sarà un attacco finanziario?   Concludendo, il “Renzusconi” sarebbe la risposta sbagliata alle richieste dei mercati e del paese, perché sia il leader di Forza Italia, sia quello del PD hanno come fondamento della loro visione economica il rilancio della crescita tramite più spesa pubblica, nonostante lo stato dei conti pubblici.

Sia Berlusconi che Renzi chiedono più flessibilità sul deficit, perché ritengono che il pil si rilanci dal lato della domanda, ossia facendo ripartire i consumi, non dal lato dell’offerta, cioè incoraggiando la produzione di ricchezza in Italia. E’ proprio la ricetta avversata dall’Europa, in particolare dalla Germania. E’ il contrario di quanto vorrebbero vedere i mercati. Poi, i governi li sceglie il popolo, ma se ci si mette insieme per evitare la bocciatura dei mercati finanziari e l’arrivo dei commissari, vale la pena anticipare che questa non sarà la soluzione. Centro-destra e centro-sinistra hanno ampiamente dimostrato di non sapere governare il paese, nemmeno unendo le forze.          

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