Il Regno Unito al voto, ma il rischio caos è alto. Ecco cosa potrà accadere da domani

Regno Unito al voto oggi tra scenari di caos politico e i rischi dei due referendum temutissimi dai mercati. Per i sondaggi ci sarebbe un testa a testa tra conservatori e laburisti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Regno Unito al voto oggi tra scenari di caos politico e i rischi dei due referendum temutissimi dai mercati. Per i sondaggi ci sarebbe un testa a testa tra conservatori e laburisti.

I sudditi di Sua Maestà sono chiamati oggi alle urne per il rinnovo del Parlamento di Westminster nelle elezioni più incerte nel Regno Unito degli ultimi decenni. Stando agli ultimi sondaggi, si profilerebbe un testa a testa tra il Partito Conservatore del premier uscente David Cameron e il Partito Laburista di Ed Miliband, divisi da una manciata di seggi, forse meno di 5. Ciò che appare quasi certo, però, è che nessuno dovrebbe anche solo lontanamente sfiorare il “magic number” dei 325 seggi, che assegnerebbe la maggioranza assoluta in Parlamento. Dunque, lo scenario più probabile è che chiunque ottenga stasera più seggi dovrà formare un governo di coalizione con almeno un altro partito. Ma nemmeno questo potrebbe bastare. Già oggi, infatti, i conservatori governano con i liberaldemocratici di Nick  Clegg, dati in forte calo nei consensi e nei seggi. Il panorama politico potrebbe essere sconvolto, infatti, dall’avanzata netta dei nazionalisti scozzesi della SNP, nemici giurati dei conservatori, e della destra anti-europeista dell’Ukip di Nile Farrage, che potrebbe succhiare voti a Cameron nei collegi storicamente più conservatori. I mercati e la sterlina sono da mesi in fibrillazione. I rischi derivanti dall’esito delle elezioni di oggi sono molteplici. Il più immediato sarebbe il caos. Nessuno avrebbe una maggioranza dei seggi per governare e si formerà un governo di minoranza, destinato a durare solo pochi mesi, riportando il Regno Unito al voto a ottobre.   APPROFONDISCI – Regno Unito, ecco cosa teme il mercato sul testa a testa tra Cameron e Milliband  

Referendum indipendenza Scozia

Ma preoccupano anche alcune possibili alleanze. Se i laburisti formassero un governo con l’SNP, tornerebbe l’incubo di un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia, dopo quello del settembre dello scorso anno, che ha bocciato sonoramente tale prospettiva. La City londinese potrebbe soffrire per mesi la paura di una disintegrazione del Regno Unito, anche se le conseguenze finanziarie ed economiche più negative le subirebbe proprio la Scozia, dato che molte società e banche trasferirebbero le loro sedi a Londra.   APPROFONDISCI – Referendum Indipendenza Scozia, cosa accade se passa la secessione?  

Referendum Brexit

Dall’altra parte, preoccupa anche l’eventuale vittoria di Cameron, che per quanto considerato un premier affidabile dai mercati e a capo di un partito storicamente di governo, ha promesso di indire un referendum entro il 2017 per fare decidere agli elettori se uscire o meno dall’Unione Europea. Il sentimento anti-UE è notoriamente forte nel Regno Unito, ma i sondaggi assegnerebbero alla “Brexit” poche chances. In ogni caso, gli investitori sono spaventati dall’idea di dovere trascorrere i prossimi mesi e anni a dibattere se Londra divorzierà da Bruxelles e quali ne sarebbero le conseguenze. Secondo Morgan Stanley, lo scenario migliore per i mercati sarebbe un governo sostenuto sia dai laburisti che dai liberaldemocratici, in quanto si eviterebbero entrambi i referendum.

Il malcontento, nonostante la ripresa

E’ anche vero che ai conservatori andrebbe riconosciuto di avere gestito in maniera ottimale la crisi dell’economia, abbassando la disoccupazione ai minimi degli ultimi 15 anni e facendo ripartire la borsa. Eppure, nonostante una ripresa evidente del pil, il malcontento è forte tra i cittadini britannici, che vorrebbero salari più alti e, in particolare, a Londra subiscono gli effetti deleteri della potente bolla immobiliare. La politica dei conservatori si fonda sull’austerità fiscale, basata sul taglio della spesa pubblica, al fine di ridurre l’indebitamento e tagliare le tasse. I laburisti non contrappongono una ricetta radicalmente diversa, condividendo con la destra la necessità di una politica fiscale solida. E, intanto, la sfida dell’endorsement della grande stampa è già stata vinta dai primi. Cameron e il suo partito hanno incassato il sostegno pubblico dell’autorevole Financial Times, ma anche del liberale Independent, oltre che del Telegraph e degli altri quotidiani più storicamente vicini ai conservatori. Con i laburisti si sono schierati, come sempre, The Guardian, e la stampa progressista, ma ciò era nelle cose.   APPROFONDISCI – Riforma pensioni: ritirare tutti i contributi a 55 anni, la novità della Gran Bretagna    

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Argomenti: Economie Europa