Il regalo di Natale “avvelenato” del governo Conte: aumenti IVA e accise solo rinviati

Aumenti IVA e accise non scongiurati. Le clausole di salvaguardia restano in agguato e il governo Conte le ha ridotte solamente di qualche miliardo, rinviando la resa dei conti all'anno prossimo.

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Aumenti IVA e accise non scongiurati. Le clausole di salvaguardia restano in agguato e il governo Conte le ha ridotte solamente di qualche miliardo, rinviando la resa dei conti all'anno prossimo.

Il governo “giallo-rosso” era nato a settembre per disinnescare le clausole di salvaguardia da 23 miliardi, che altrimenti tra meno di una settimana sarebbero scattate, facendoci pagare un grande salasso con maxi-aumenti dell’IVA. Ma l’appuntamento con la stangata appare semplicemente rinviato, come da tradizione che si tramanda di anno in anno in Italia ormai dal 2012, quando tali clausole furono introdotte per la prima volta sotto l’ultimo governo Berlusconi.

Per il 2021, la loro entità scende di pochissimo, attestandosi a 20,1 miliardi di euro, risalendo a 27 miliardi nel 2022. A scriverlo è la Ragioneria dello stato nella sua relazione tecnica allegata al maxi-emendamento alla manovra.

Questo certifica che Movimento 5 Stelle e PD non hanno affatto disinnescato gli aumenti dell’IVA, rinviandoli semplicemente di un anno e confidando di ottenere anche per la prossima legge di Stabilità la stessa benevolenza dei commissari europei. Del resto, dei 23 miliardi ereditati quest’anno, oltre 19 risalivano ai governi Renzi-Gentiloni. In buona sostanza, la “bolletta” a carico dei contribuenti italiani non fa che crescere, una bomba a orologeria che non consente a consumatori, lavoratori, imprese e risparmiatori di stare sereni sul loro futuro a breve.

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Cosa sono le clausole di salvaguardia? L’invenzione “diabolica” dell’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, consiste nel garantire la Commissione europea sul rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, assicurando che nel caso in cui questi non fossero raggiunti tramite tagli alla spesa e/o aumenti delle entrate strutturali, scatterebbero automaticamente aumenti dell’IVA e delle accise. Poiché nessun governo vorrebbe che ciò avvenisse, trattandosi di misure impopolari, si sosteneva in origine che questo espediente consentisse a Roma di guadagnare tempo per mettere in atto un piano credibile di riduzione del deficit e a Bruxelles di avere certezza che il deficit sarebbe stato abbattuto.

Il fallimento “giallo-rosso”

Lungi dall’essere avvenuto tutto ciò, le clausole di salvaguardia sono state oggetto di rinegoziazione continua tra commissari e governo di turno, perché tra un anno e il successivo mai è stato varato un piano di riduzione del disavanzo fiscale, causa anche la crescita zero dell’economia italiana.

La “flessibilità” continua garantitaci dai commissari ha finito per rendere strutturale l’emergenza conti pubblici, che si trascina senza soluzione di continuità e si aggrava, equivalendo a un accrescimento delle dimensioni già mostruose del nostro debito. Per l’economia italiana, una spada di Damocle che non consente di programmare acquisti, investimenti e risparmi. Non si capisce se prima o poi il conto ci verrà fatto pagare davvero senza sconti o se i commissari chiuderanno sempre un occhio, non potendosi permettere di mettere in ginocchio la terza economia dell’Eurozona e della UE-27.

La sensazione che si respira è di fragilità. Tutto si regge sulla debole fiducia che i mercati finanziari riservano ancora all’Italia per la politica monetaria ultra-espansiva della BCE, la quale tiene a bada i rendimenti sovrani nell’area. Fintanto che queste condizioni accomodanti sussisteranno, gli investitori continueranno a comprare il nostro debito pubblico alle aste e sul mercato secondario, mentre la spesa per interessi continuerà ad abbassarsi. Non appena verrà meno questa garanzia implicita, le tensioni finanziarie si riaffacceranno e l’Italia si ritroverà a fare i conti in fretta e furia con i suoi squilibri fiscali, malgrado abbia goduto di anni e anni di tempo per occuparsene in tutta serenità. Nemmeno questo Natale ci porterà in dono un minimo di sollievo dalle preoccupazioni sulle tasse. Il governo “giallo-rosso” ha fallito la mission per cui era nato a parole, rivelandosi inutile.

Aumento IVA, spada di Damocle da 23 miliardi

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