Il reddito di cittadinanza? Ce lo darà il petrolio e a costo zero per lo stato

Il crollo del petrolio è una buona notizia non solo per gli automobilisti, bensì per l'intero sistema economico italiano. Ecco come avrebbe l'effetto di un reddito di cittadinanza.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il crollo del petrolio è una buona notizia non solo per gli automobilisti, bensì per l'intero sistema economico italiano. Ecco come avrebbe l'effetto di un reddito di cittadinanza.

Manovra da riscrivere? Braccio di ferro con la Commissione sui conti pubblici? Per fortuna, ci pensa il mercato a offrire qualche spunto di speranza, mentre la politica è occupata a riposizionarsi, in vista delle elezioni europee. La notizia più interessante sta arrivando da oltre un mese dal petrolio. Le quotazioni si sono schiantate poco sopra i 60 dollari al barile, quando all’inizio di ottobre si attestavano sugli 86 dollari. In 7 settimane, hanno perso quasi il 30%. E così, se a fine estate si scommetteva entro quando si sarebbe tornati a 100 dollari, soglia al di sotto della quale il greggio è sceso da oltre 4 anni, adesso l’OPEC è costretta a correre ancora una volta ai ripari, concordando un nuovo taglio della produzione al suo interno per 1-1,4 milioni di barili al giorno, data la domanda globale attesa più debole rispetto a qualche mese fa. E potrebbe persino non bastare.

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Musica per le orecchie degli automobilisti, che nei mesi scorsi avevano iniziato a lamentare rincari alla pompa del carburante, aggravato dall’indebolimento del cambio euro-dollaro, passato da 1,25 di inizio anno fino a un minimo di 1,12 a metà novembre. Già, perché il petrolio lo si compra in dollari sui mercati internazionali e se i prezzi salgono e il dollaro si rafforza contro l’euro, per noi acquirenti diventa lo scenario peggiore possibile. Ma per nostra fortuna, sembra che per rivedere i 100 dollari dovremmo attendere più del previsto. Anzi, chissà se mai le quotazioni torneranno a quei livelli, data la conversione energetica in corso nel pianeta, in favore delle fonti rinnovabili!

A giovarsi del tonfo del barile non è, però, solamente l’automobilista, bensì tutta l’economia italiana. Il nostro Paese importa dall’estero qualcosa come la media di poco più di 1,2 milioni di barili al giorno, circa 450 milioni all’anno. Ai prezzi vigenti all’inizio del mese scorso, su base annua la bolletta petrolifera ci sarebbe costata poco meno di 39 miliardi di dollari e al cambio sempre di allora (poco sopra 1,15) corrispondeva a 33,5 miliardi di euro. Oggi, invece, con le quotazioni a sfondare al ribasso i 63 dollari e il cambio euro-dollaro ad essere sceso intorno a 1,14, il costo annuo delle importazioni si attesterebbe a meno di 25 miliardi. In un mese e mezzo, quindi, il consumatore Italia ha risparmiato una cifra tendenziale di oltre 8,5 miliardi di euro all’anno. Una boccata di ossigeno per tutti, sia per le imprese che per i consumatori. Le prime potranno ridurre i costi, caricando sul consumatore finale prezzi più bassi o migliorando i propri margini; i secondi potranno fare acquisti a più buon mercato. E non ci riferiamo solo al carburante, bensì alla generalità delle merci e dei servizi, visto che il petrolio si traduce in costi di trasporto, per l’energia elettrica, per il funzionamento degli impianti, etc.

I benefici per l’economia italiana

Nessuno ci dice che i prezzi, così come si sono schiantati in poco tempo ai minimi da un anno, non risalgano con altrettanta velocità. Ad ogni modo, se si stabilizzassero ai livelli attuali e il cambio euro-dollaro non scendesse ulteriormente (o se le sue variazioni compensassero del tutto quelle del greggio), avremmo a disposizione più di 700 milioni al mese rispetto a quanto si prevedesse all’inizio di ottobre. Poiché i consumi nazionali ammontano al 58% del pil, ne dedurremmo che in un anno gli italiani spenderebbero sui 5 miliardi in più, quasi lo 0,3% del pil, che corrisponde all’effetto a regime atteso dal reddito di cittadinanza. In pratica, mentre Luigi Di Maio cerca il modo di adempiere alla promessa elettorale clou del Movimento 5 Stelle e al contempo di non subire una procedura d’infrazione dalla UE, il mercato del petrolio avrebbe già creato le condizioni, perché gli italiani nella loro generalità ottengano simili benefici e senza gravare sui conti pubblici.

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L’effetto del tonfo del barile non è solo quello sin qui descritto. Esso raffredderà l’inflazione, nel caso le quotazioni stagnassero ai livelli attuali, e costringerebbe la BCE a mantenersi accomodante sul piano monetario più a lungo, tenendo i tassi bassi per un periodo maggiore e/o continuando ad attuare gli stimoli, tra cui gli acquisti di bond con il “quantitative easing”. Dunque, finiremmo per pagare le rate dei mutui già contratti a tasso variabile ancora a condizioni vantaggiose, le quali verrebbero perpetuate anche sui nuovi contratti. Lo stato, dal canto suo, risparmierebbe sui rendimenti da corrispondere ai creditori, allentando la tensione sui conti pubblici. Se tutto andasse per il meglio, si riproporrebbe quel mix espansivo di mini-barile, tassi bassi e cambio debole, che nel triennio scorso ha consentito all’Italia di uscire dalla recessione e di tornare a crescere, seppure molto lentamente. A questo punta anche il presidente Donald Trump, che in un tweet di poche ore fa ha lodato il crollo del greggio sui mercati, chiedendo all’Arabia Saudita di fare di più, pretendendo “lower prices”.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Petrolio, quotazioni petrolio