Il reddito di cittadinanza cambia, ma Draghi non vuole eliminarlo

Ecco le modifiche più importanti al reddito di cittadinanza e cerchiamo di capire perché il premier Draghi non intende eliminare il sussidio

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Reddito di cittadinanza, Draghi lo modifica

Il reddito di cittadinanza subisce un “restyling” dopo le modifiche avanzate dal governo Draghi per renderlo un sussidio meno dannoso per il mercato del lavoro italiano. Anzitutto, c’è una novità positiva per i beneficiari: per l’anno prossimo è stato destinato oltre un miliardo di euro in più per finanziare la misura di contrasto alla povertà. Dopodiché, si va verso una stretta per evitare abusi e, soprattutto, che il sussidio si trasformi in uno stile di vita.

Per prima cosa, già all’atto della presentazione della domanda saranno effettuati controlli sulle generalità dei richiedenti e sul loro casellario giudiziario. Il governo ha anche ampliato la platea dei reati per i quali il reddito di cittadinanza non può essere erogato. Una volta superata questa prima barriera, ve n’è una seconda che riguarda l’occupazione. Dopo il sesto mese, se nessuno dei componenti del nucleo familiare avrà sottoscritto un contratto di lavoro, l’assegno sarà tagliato di 5 euro al mese. In tutto, quindi, potrà ridursi di 60 euro. In ogni caso, non potrà scendere sotto 300 euro al mese per un single (per i nuclei familiari di più componenti si applica la scala di equivalenza).

Cambiano anche le altre regole sul lavoro. Il beneficiario potrà rinunciare solamente a un’offerta di lavoro, perdendo il reddito di cittadinanza nel caso di una seconda offerta rifiutata. Questa può essere fino a 80 km di distanza da casa e part-time, di almeno tre mesi e in somministrazione, mentre se è di distanza maggiore – e finanche su tutto il territorio nazionale – il contratto proposto deve essere a tempo indeterminato.

Il bluff di Draghi sul reddito di cittadinanza

In teoria, queste modifiche renderanno il sussidio un po’ meno una pacchia per i lavoratori in nero e i “fannulloni” e un sostegno concreto per coloro che, invece, hanno bisogno e si mostrano disponibili a lavorare.

Ma si tratta di una semplice presa in giro. Quanti saranno i beneficiari del reddito di cittadinanza che riceveranno più di un’offerta di lavoro dal Centro per l’impiego, quando ad oggi è stato rarissimo che ne abbiano ricevuta anche solo una? Può accadere al Nord, dove il numero dei beneficiari risulta già basso e gli abusi sarebbero assai minori. Al Sud, non esiste proprio che un disoccupato sia chiamato dall’ex ufficio di collocamento per un’offerta di lavoro. Figuratevi se verrà chiamato due volte e, soprattutto, nella condizione di percettore del reddito di cittadinanza.

Il premier Mario Draghi ha dimostrato con questo restyling di facciata di non volere eliminare il sussidio. Del resto, lo aveva già difeso nei mesi scorsi, quando sostenne che lo condivideva come principio, salvo ritenere utile qualche aggiustamento. Perché? Probabile che l’ex banchiere centrale ritenga il reddito di cittadinanza realmente un contrasto alla povertà. Probabile anche, però, che la sua sia una mossa per tenere in piedi il suo governo. Senza il contentino del mantenimento del sussidio, il Movimento 5 Stelle non reggerebbe alla pressione della base per lasciare la maggioranza. E questo sarebbe un guaio enorme per il premier, specie in vista dell’elezione del presidente della Repubblica.

Non sappiamo ancora se Draghi sia convinto di trasferirsi al Quirinale. Se sì, deve sperare che i parlamentari grillini votino per lui, altrimenti rischierebbe di saltare anche il sostegno del PD. Se desidera restare a Palazzo Chigi, a maggior ragione avrà bisogno dei loro voti in Parlamento, per cui il reddito di cittadinanza non si tocca. Anzi, lo si rimaneggia con più fondi, accontentando teoricamente tutti: il centro-destra che vorrebbe eliminarlo o almeno renderlo meno un disincentivo al lavoro; M5S e PD schierati in sua difesa.

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