Il rally del petrolio avrà vita breve per Goldman Sachs, confermate le stime negative

Il rally del petrolio durerà poco per Goldman Sachs, che conferma le stime pessimistiche di settembre.

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Il rally del petrolio durerà poco per Goldman Sachs, che conferma le stime pessimistiche di settembre.

Il Wti americano ha sfondato per la prima volta dal mese di  luglio la soglia dei 50 dollari al barile e si attesta in questi attimi a 50,45 dollari, in rialzo di 6,30 dollari su base mensile, il 14,3% in più. Il prezzo del Brent si è portato a 53,70 dollari, guadagnando rispetto a un mese fa 6,12 dollari, ovvero il 12,9%. In entrambi i casi, bisogna tornare alla fine di agosto per verificare livelli simili per il petrolio, quando in pochi giorni si registrò un rally mediamente superiore al 25%, successivo al crollo delle quotazioni ai minimi da oltre 6 anni, avvenuto pochi giorni prima. Ma appunto quello che è accaduto appena 5-6 settimane fa da lo spunto a Goldman Sachs per spegnere i facili entusiasmi sul trend rialzista dei prezzi nel breve termine. Il responsabile della ricerca sulle materie prime, Jeffrey Currie, ribadisce quanto già pubblicato appena un mese fa, ossia che le quotazioni sarebbero destinate a restare deboli nei prossimi mesi, perché i fondamentali non sarebbero cambiati e se negli ultimi anni e fino ad oggi è stato il boom della produzione di “shale” americano ad avere incrementato l’offerta globale di greggio, adesso è la produzione al di fuori degli USA (OPEC, Russia, etc.) a determinare una permanenza dell’eccesso di offerta.

Crisi petrolio lontana dalla fine

Il rally è stato avviato nei giorni scorsi dai segnali più accomodanti delle attese da parte della Federal Reserve, che nell’ultimo board di metà settembre ha rinunciato ad alzare i tassi sugli “sviluppi globali” negativi. Ciò ha indebolito il dollaro e rafforzato così le quotazioni delle materie prime, che sono denominate nella divisa USA. Tuttavia, spiega Currie, quand’anche la Fed mantenesse i tassi fermi, ciò si tradurrebbe in un calo dei prezzi del greggio, in quanto tale atteggiamento sarebbe conseguenza dell’indebolimento della congiuntura mondiale, ovvero aumenterebbe i timori sulla tenuta della domanda di energia.

Pertanto, Goldman Sachs non arretra dalla sua previsione di settembre, secondo la quale, il prezzo del greggio potrebbe scendere fino a 20 dollari  al barile e resterà debole non per un quinquennio, ma addirittura per un decennio.  

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