Il quasi lockdown di Conte sarà inutile, ecco perché rischiamo di farci il Natale chiusi in casa

Secondo uno studio della rivista scientifica, la chiusura delle scuole si rivelerebbe la misura più efficace per frenare i contagi Covid.

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Il governo Conte è preoccupato della velocità di crescita dei contagi in Italia, che seguendo un trend ormai europeo sta portando l’indice Rt nettamente sopra 1. Esso prelude a una diffusione ancora più ampia del numero dei nuovi positivi per le prossime settimane. Per questo, domenica scorsa ha firmato un nuovo Dpcm con cui ha imposto quasi un secondo lockdown fino al 24 novembre prossimo. Obiettivo: salvare il Natale. Purtroppo, come vedremo attraverso alcuni dati esitati da una ricerca scientifica condotta a Edinburgo (leggi qui) e pubblicata sulla rivista The Lancet, il Natale in Italia, così come nel resto d’Europa, rischia di essere tutt’altro che salvo. La ricerca ha esplorato i dati di 131 stati del mondo che hanno introdotto restrizioni a seguito della pandemia. Ha analizzato l’indice Rt dopo 7, 14 e 28 giorni dall’introduzione delle misure restrittive e ha trovato quanto segue:

 

  1.   divieto eventi pubblici e assembramenti sopra 10 persone                 -6% -13% -29%
  2.   misura 1 + chiusura posti lavoro                                                    -16%-22% -38%
  3.   misura 2 + restrizioni movimenti interni                                          -19% -24% -42%
  4.   misura 3 + appello a restare a casa + chiusura delle scuole              -35% -42% -52%

In sostanza, dopo 7 giorni il solo divieto di tenere eventi pubblici e di assembrare più di 10 persone porta a una riduzione media di Rt del 6%. Dopo 14 giorni, il calo più raddoppia al 13% e dopo 28 giorni sale al 29%. Associando questa misura alla chiusura dei posti di lavoro, i risultati diventano più nitidi: -16%, -22% e -38% rispettivamente. E così via, fino ad arrivare allo stato di sostanziale lockdown, con anche restrizioni imposte ai movimenti interni, la chiusura delle scuole e appelli a restare a casa: -35% in 7 giorni, -42% dopo 14 e -52% dopo 28 giorni.

Analizzando le singole misure, lo studio ha trovato che la più efficace sarebbe la chiusura delle scuole, che dopo 28 giorni esiterebbe un calo di Rt del 15%. La chiusura degli uffici segue con il -13%, mentre la limitazione agli spostamenti contribuisce solamente per il 7% e l’invito a restare a casa per il 3%.

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Lo stesso studio, però, conferma che dopo la rimozione delle restrizioni, il tasso di diffusione dei contagi tornerebbe a salire. Ad esempio, consentire nuovamente gli assembramenti di oltre 10 persone comporta una crescita di Rt del 25%, mentre la riapertura delle scuole del 24%, in entrambi i casi dopo 28 giorni. Questo significa che al termine delle misure restrittive imposte con l’ultimo Dpcm, i contagi giornalieri dovrebbero mostrare un certo rallentamento rispetto alle settimane precedenti. Ma una volta che verranno rimosse, dopo circa due settimane e mezzo inizierebbero a provocare nuovamente un’accelerazione. Poiché il Natale cade a un mese esatto da quel 24 novembre, indicato dal premier Giuseppe Conte come scadenza del semi-lockdown, per allora rischiamo di ritrovarci in una condizione non dissimile da quella odierna. Le festività sarebbero tutt’altro che salve. Come dire che queste restrizioni possono anche dare qualche frutto a distanza di settimane, ma dopo che vengono ritirate si ricreano le condizioni perché il Covid dilaghi nuovamente. E, a meno di credere che possiamo rinchiuderci in casa per mesi o forse anche per qualche anno, questa non sembra prospettarsi come soluzione realistica.

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Qual è l’indice Rt oggi in Italia? Abbiamo analizzato i dati della settimana 20-26 ottobre e li abbiamo rapportati a quelli di 10 giorni prima, cioè della settimana 10-16. Il risultato non è incoraggiante: 2,44. In media, nel periodo considerato un nuovo positivo ha contagiato altre 2,44 persone. Di questo passo, avremo i numeri della Francia entro un paio di settimane. C’è da dire, comunque, che il calcolo di Rt varia a seconda dei giorni medi di incubazione considerati. Resta il fatto che nell’ultima settimana, i contagi siano cresciuti al ritmo medio giornaliero di oltre 17 mila e che i ricoveri in terapia intensiva siano saliti ai massimi da inizio maggio.

Sono raddoppiati in appena 10 giorni e se tenessero questo ritmo di crescita, raggiungeremmo il picco di inizio aprile entro la metà di novembre.

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