Il quantitative easing spinge Bund e BoT, ma sui BTp a lunga scadenza effetto svanito

Nelle ultime sedute, con gli acquisti BCE tramite il "quantitative easing", si registra un ri-allargamento degli spread sul tratto medio-lungo delle scadenze, mentre i rendimenti a breve termine continuano a scivolare ovunque.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nelle ultime sedute, con gli acquisti BCE tramite il

Si conclude con oggi la terza settimana di attuazione del “quantitative easing”, il piano di 60 miliardi di euro della BCE, consistente in acquisti di titoli di stato dell’Eurozona, nonché Abs e “covered bonds” delle banche. Ieri, il governatore Mario Draghi si è mostrato ottimista, quando intervenendo in audizione alla Camera dei Deputati a Roma, ha spiegato che il suo QE potrebbe spingere il pil dell’Italia dell’1% entro il 2016 e che già in questo primo mese sarà raggiunta la cifra prevista dei 60 miliardi, non intravedendosi alcuna prospettiva realistica di una carenza di bond da acquistare. Draghi ha anche avvertito che senza riforme l’Italia tornerà a una situazione di non crescita e ha spiegato che l’Eurozona non è stata disegnata per essere uno spazio di creditori e debitori permanenti.

Crollo rendimenti bond

Aldilà dell’ottimismo ostentato, Citigroup ha stimato che dalla data dell’annuncio, cioè dal 22 gennaio scorso, il QE avrebbe già fatto scendere mediamente di 80 punti base i rendimenti del bond governativi a 10 anni dell’Eurozona, rispetto ai 50 giorni precedenti. Un successo oltre le attese, se si pensa che dopo l’annuncio degli stimoli monetari, i rendimenti negli USA e nel Regno Unito salirono di 100 punti base, mentre in Giappone rimasero stabili.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, Draghi comprerà meno bond? Vediamo le prossime mosse della BCE   Non c’è dubbio, quindi, che il solo effetto-annuncio abbia ridotto gli spread e i rendimenti di tutti i titoli di stato, tanto che con orgoglio Draghi ha rivendicato ieri, in polemica con chi vorrebbe un ritorno alla sovranità monetaria, che lo spread per l’Italia era di 500 punti base ai tempi della lira, come nella fase acuta della crisi del debito, mentre oggi è sceso a 100 bp.

Lo spread si riallarga per le scadenze medio-lunghe

Tuttavia, nelle ultime 2 settimane stiamo assistendo a un riposizionamento del mercato, con i bond “core” stabili o in lieve crescita e quelli della periferia in lieve calo. Ciò si sta riflettendo nei differenziali di rendimento. Lo spread BTp-Bund a 10 anni è salito da un minimo di 85 bp di 2 settimane fa ai 115 di ieri e ai 108-109 di oggi. I rendimenti decennali italiani si sono portati allo stesso tempo da un minimo di quasi l’1% all’1,31% di oggi (ieri fino all’1,36%). Lo stesso dicasi per i titoli spagnoli, i cui rendimenti decennali erano scivolati fino alla soglia dell’1% e che oggi si attestano all’1,28%.   APPROFONDISCI – Spread BTp-Bund a 115 punti, rendimenti decennali all’1,36%   Al contrario, i rendimenti del Nord Europa continuano a toccare nuovi record minimi oggi: i biennali tedeschi registrano un -0,256%, i decennali restano stabili allo 0,22%; i biennali finlandesi scendono al -0,206% e quelli emessi dall’Olanda al -0,203%, anch’essi ai minimi di sempre. Peraltro, i titoli con rendimenti inferiori al -0,2% non possono essere acquistati dalla BCE, restringendo così il campo di azione del QE. Ma stamane i BoT a 6 mesi sono stati emessi dall’Italia al nuovo minimo storico dello 0,04%, confermando che i nostri bond a breve e brevissimo termine resterebbero allettanti per il mercato per il solo fatto di non mostrare rendimenti negativi. Dunque, riassumendo: i titoli a medio-lunga scadenza dei paesi ” core” si mostrano stabili sui prezzi più alti di sempre, quelli della periferia cedono qualcosa. Sul tratto a breve, però, guadagnano entrambi. Ciò ci spinge a ritenere che gli investitori si starebbero spostando sulle scadenze più corte, avendo forse preso coscienza che i rendimenti a lunga scadenza sarebbero ormai fin troppo bassi.   APPROFONDISCI – Non solo quantitative easing: ecco perché i rendimenti dei bond sono così bassi  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economia Europa, Mario Draghi, rendimenti bond, Spread, stimoli monetari