Il quantitative easing della BCE cambia pelle, gli acquisti dei bond saranno alle aste

Il quantitative easing si terrà d'ora in poi con aste delle banche centrali. Fine degli acquisti diretti dei bond sul mercato secondario. Cosa cambia?

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Il quantitative easing si terrà d'ora in poi con aste delle banche centrali. Fine degli acquisti diretti dei bond sul mercato secondario. Cosa cambia?

Gli investitori si tengano pronti al nuovo “quantitative easing” della BCE, perché da questa settimana ha cambiato modalità di attuazione. Il piano di acquisti di bond governativi dell’Eurozona, di titoli Abs e di “covered bond” per 60 miliardi di euro al mese fino al settembre dell’anno prossimo non sarà più realizzato dall’istituto con interventi diretti sul mercato secondario, bensì attraverso una procedura simile a quella utilizzata dalla Federal Reserve tra il 2008 e il 2014 con i suoi 3 round di QE, ovvero con un sistema di aste, le cosiddette “reverse auctions”.

In pratica, ogni banca centrale, titolata ad acquistare bond privati e titoli di stato del proprio paese, attenendosi ai limiti fissati da Francoforte, stilerà periodicamente un calendario delle aste, che pubblicherà con congruo anticipo e nel quale dovrebbe indicare i bond che intendono acquistare di volta in volta.

Sistema più trasparente con aste BCE

Il nuovo sistema dovrebbe garantire una maggiore trasparenza e una probabile più alta competizione al ribasso sui prezzi tra gli investitori per vendere i titoli in loro possesso. Le banche centrali compreranno chiaramente i titoli offerti al prezzo più basso. Rispetto al sistema decentrato utilizzato fino ad oggi, dunque, vi sarà un notevole cambiamento operativo, pur restando inalterati gli obiettivi del programma, teso a iniettare maggiore liquidità sul mercato e a ravvivare così i prezzi. Un target secondario consiste nel restringere gli spread tra i titoli di stato dell’Eurozona. L’annuncio del cambio di attuazione degli acquisti è avvenuto da parte della BCE il 5 ottobre scorso, ma poiché l’Eurozona non possiede un unico mercato del debito sovrano, ciascuna banca centrale si regolerà con tempi propri. La prima ad avere già tenuto a battesimo le “reverse auctions” è stata ieri la Lituania, mentre venerdì sarà la volta della Banca di Francia e la prossima settimana toccherà all’Olanda. Si attendono gli annunci degli altri istituti.      

Cosa cambia veramente?

Con questo mutamento operativo radicale, la BCE si porrebbe come obiettivo non solo di mostrarsi più trasparente nella gestione degli acquisti, ma anche di verificare di volta in volta il grado di liquidità per ciascuna emissione.

Sappiamo, infatti, che sin dal suo debutto, analisti e investitori hanno lamentato difficoltà tecniche nel funzionamento del QE europeo, a causa della scarsa offerta di titoli, in relazione alla domanda, nonché alla riduzione progressiva della platea di quelli acquistabili, dato che Francoforte ha posto 3 limiti: non possono essere acquistati bond con rendimenti inferiori al -0,2%; l’istituto non potrà arrivare a detenere più di un terzo dell’intero debito sovrano di uno stato; non potrà rastrellare oltre un terzo dei titoli per ciascuna emissione (era al 25% fino a settembre). Se gli investitori effettivamente competeranno di più sui prezzi, la BCE potrebbe risparmiare qualcosa dagli acquisti, fermo restando che i 60 miliardi di euro mensili si riferiscono al valore nominale dei titoli, non al loro effettivo prezzo di acquisto. Paradossalmente, però, ciò potrebbe iniettare sul mercato minore liquidità di quella messa a disposizione mensilmente fino ad oggi, anche se parliamo di variazioni trascurabili, rispetto ai 1.140 miliardi stanziati per l’intera operazione, di cui un terzo già spesi.

Avremo maggiori dettagli sugli acquisti

Saranno probabilmente gli investitori ad avvertire maggiormente il cambiamento di sistema, avendo sinora negoziato alla pari con le banche centrali, cosa che non vi sarà più con la gestione accentrata delle aste. I mercati potranno valutare, però, con maggiore attenzione l’impatto che hanno gli acquisti della BCE, tramite le banche centrali, sui rendimenti sovrani dei bond, conoscendo perfettamente quali siano gli effettivi valori negoziati per ciascun titolo e per ciascuna emissione. Non è un cambiamento da poco: fino ad oggi non conosciamo l’ammontare quotidiano o settimanale di acquisti per ciascun bond, né gli importi acquistati per ciascuna scadenza. Sappiamo solo quali siano i target su base mensile e le scadenze medie dei titoli acquistati per ciascun paese, ma senza i rispettivi dettagli. Le aste potrebbero, quindi, ridurre la volatilità dei bond sovrani sul mercato e farci capire su quali emissioni si stiano concentrando maggiormente le banche centrali.

 

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