Il QE “mondiale” di Draghi, ovvero finanziare i debiti delle società non europee

Il QE del governatore della BCE, Mario Draghi, appare sempre più estremo, come rivelano i dettagli relativi agli acquisti di corporate bond.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il QE del governatore della BCE, Mario Draghi, appare sempre più estremo, come rivelano i dettagli relativi agli acquisti di corporate bond.

Alla riunione di giovedì scorso, la BCE ha messo a punto il piano di acquisto dei corporate bond, inclusi tra gli assets acquistabili dal board di marzo, lo stesso che ha elevato il “quantitative easing” da 60 a 80 miliardi mensili. Sappiamo che le obbligazioni societarie potranno essere acquistate da Francoforte, se godono di almeno un rating “investment grade” da parte di un’agenzia di valutazione. Nel piano sono compresi gli acquisti dei bond anche emessi dalle compagnie assicurative e con durata residua dai 6 mesi ai 30 anni, così come di società con quote in una o più banche In teoria, quindi, la BCE potrebbe acquistare i bond di un’emittente, che potrebbe utilizzare il ricavato per mettere in sicurezza i conti di una banca controllata, a sua volta sottoposta possibilmente alla vigilanza europea. Inoltre, potrà comprarsi fino al 70% dei titoli di ciascuna emissione. Infine, saranno acquistabili anche le emissioni di società incorporate in altre società con sede al di fuori dell’Eurozona.

Stimoli BCE, rendimenti bond privati in calo

La prima conseguenza del potenziamento degli stimoli monetari della BCE è stata l’emissione di 300 milioni di euro in bond con scadenza 2020 da parte di Unilever, avvenuta ieri con cedola 0% e rendimento dello 0,66%. Si è trattato dell’emissione privata a rendimenti più bassi nell’Eurozona. La società anglo-olandese ha potuto approfittare, infatti, proprio del trend rialzista dei prezzi dei bond denominati in euro, dopo l’annuncio del cosiddetto “super-QE” un mese e mezzo fa. E poco fa, una fonte non ufficiale ha riferito che la catena dei panini americani, McDonald’s, starebbe studiando l’emissione di debito in euro con scadenze nel gennaio 2021, novembre 2023 e nel maggio 2028, approfittando dei bassi costi di emissione nell’Eurozona. Ma quanto potrebbe accadere sarebbe una follia. Consentendo alla BCE di acquistare bond emessi da società riconducibili a entità con sede al di fuori dell’Eurozona incentiverebbe questi ultimi ad utilizzare i cosiddetti Special Purpose Vehicles (SPV), attraverso cui finanziarsi a costi sempre più contenuti, salvo investire nei rispettivi paesi il frutto di tali emissioni.      

Quello di Draghi è un QE mondiale?

In altre parole, la BCE abbasserebbe più o meno direttamente il costo di rifinanziamento del debito anche delle società concorrenti alle nostre dell’Eurozona, dando loro la possibilità di migliorare i bilanci e rilanciando i loro investimenti, senza che la nostra economia beneficerebbe di alcunché. L’Eurozona diverrebbe semplicemente una piazza finanziaria, dove emettere debito a rendimenti infimi, il cui impiego verrebbe spostato subito altrove. Certo, simili operazioni comportano un rischio-cambio. Esempio: se emetto bond in euro, ma per finanziare un’operazione negli USA, potrei incorrere in una perdita, qualora alla scadenza dovrò rimborsare gli obbligazionisti a un tasso di cambio sfavorevole (l’euro si è apprezzato), tale da più che compensare il minore rendimento dell’emissione rispetto a quello che avrei esitato con un bond in dollari. Al netto di queste considerazioni, Mario Draghi avrebbe varato un “QE mondiale”, i cui effetti, cioè, sarebbero positivi anche per le società non finanziarie straniere, come se la BCE acquistasse parte delle loro emissioni. Sarà anche per questo che oggi, fonti di Berlino fanno sapere, che il Bundestag inviterà a testimoniare il governatore, affinché dia spiegazioni sulla sua politica dei tassi ultra-bassi. La polemica sull’operato di Draghi continua e i dettagli delle misure varate a marzo inaspriscono i toni.    

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Argomenti: Bce, Crisi Euro, Economia Europa, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari