Il QE di Draghi potrebbe finire prima del previsto e il rischio scarsità di bond esiste

Il QE di Mario Draghi potrebbe incorrere presto nelle limitazioni "tecniche" del piano e cessare prima delle attese.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il QE di Mario Draghi potrebbe incorrere presto nelle limitazioni

Sin dal suo esordio, il “quantitative easing” della BCE, il cosiddetto QE, consistente nell’acquisto massiccio di titoli di stato dell’Eurozona, Abs e “covered bonds”, è stato salutato con un certo scetticismo dagli analisti più per fattori tecnici che per valutazioni politiche sull’opportunità di un tale piano di allentamento monetario. In audizione alla Camera dei Deputati a Roma, giovedì scorso, il governatore Mario Draghi ha smentito che sul mercato si registrerebbe una scarsità di bond da acquistare, sostenendo che la notizia riportata da alcune analisi sarebbe “priva di fondamento”. Eppure, Morgan Stanley, dati alla mano, ha dimostrato come la situazione si farebbe sempre più critica per il QE, in particolare, in relazione all’obiettivo di acquistare 60 miliardi di euro nei suddetti titoli, l’80% almeno dei quali governativi, visti i limiti esistenti con i Bund tedeschi. Il 9 marzo scorso, quando il QE iniziò i suoi primi passi sul mercato, il 28% dei titoli di stato emessi dalla Germania non risultava acquistabile dalla BCE, che si è posta il divieto di comprare bond con rendimenti inferiori al -0,2%, quelli applicati sui depositi delle banche.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, i bond pubblici acquistati salgono a 41 miliardi  

Il QE incappa nei limiti del piano

A distanza di appena 3 settimane, calcola la banca d’affari americana, i titoli tedeschi non più accessibili per Francoforte sono saliti al 42% del totale, ma presto non potrebbero più comprarsi Bund con scadenza fino a 6 anni, dato che i relativi rendimenti scenderebbero sotto il -0,2%. Ad oggi, si trovano sotto tale soglia i bond tedeschi fino a 3 anni. Di conseguenza, la BCE dovrebbe concentrare gli acquisti sul 38% dei titoli ancora accessibili, una percentuale così bassa da mettere a rischio la prosecuzione del QE, tanto che l’istituto potrebbe rivolgersi in misura crescente ai titoli emesse dalle agenzie governative. Infatti, la BCE dovrebbe acquistare titoli tedeschi (ma lo stesso potrebbe accadere anche per altri bond “core”) su scadenze sempre più lunghe, scontrandosi con un altro limite, quello del 25% per ciascuna emissione. Poiché la Germania ha previsto emissioni limitate da qui alla fine annunciata del QE, il settembre del 2016, la situazione non è destinata a migliorare, anche perché i bond di ciascun paese possono essere acquistati in ragione della quota di capitale detenuto dalla rispettiva banca centrale presso la BCE, per cui, dovessero divenire impossibili gli acquisti dei titoli tedeschi, non sarebbero proseguibili nemmeno quelli emessi dagli altri stati. Per questo, la BCE potrebbe trovare necessario tagliare ulteriormente i tassi overnight, al fine di ampliare la gamma dei bond acquistabili, ma scontrandosi al suo interno con le posizioni della Bundesbank, nonché attirandosi le ire della Federal Reserve, che teme un rafforzamento eccessivo del dollaro.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, rendimenti dei bond ai nuovi minimi. La BCE dovrà tagliare ancora i tassi?  

Durata QE incerta

Ma c’è un aspetto di cui finora si è dibattuto poco: la durata del piano. Sin dal suo varo, Draghi ha dichiarato che il QE durerà fino al settembre del 2016 o fino a quando l’inflazione nell’Eurozona non si sarà riportata al target di quasi il 2%. Questa affermazione è stata commentata in senso accomodante, cioè che la BCE acquisterà titoli di stato anche dopo i 18 mesi preventivati, se la crescita dei prezzi dovesse restare debole. In realtà, da fonti interne della stessa Eurotower è emerso che già negli ultimi incontri del 2015, il board potrebbe discutere sul “tapering”, ossia sulla necessità di ridurre progressivamente gli acquisti mensili, magari facendo finire il QE in anticipo. Ciò sarebbe molto probabile se le attese d’inflazione dovessero salire in prossimità dell’obiettivo e se la crescita del pil,  attesa dalla BCE all’1,5% quest’anno, dovesse accelerare ulteriormente. Lo stesso ex direttore generale per le operazioni di mercato di Francoforte, Francesco Papadia, ammette che il QE potrebbe cessare prima di settembre del prossimo anno. Di certo, sappiamo in anticipo che la Bundesbank cercherà di porre sul tavolo la questione dei tempi e della quantità degli stimoli monetari, preoccupata per la bolla creatasi già sul mercato dei bond europei e su quello dei mutui immobiliari in Germania.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, Draghi comprerà meno bond? Vediamo le prossime mosse della BCE    

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Argomenti: Bce