Il QE di Draghi durerà fino alla metà del 2018 per Standard & Poor’s

Per S&P, il QE di Draghi potrebbe durare fino alla metà del 2018 e arrivare a 2.400 miliardi di euro.

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Per S&P, il QE di Draghi potrebbe durare fino alla metà del 2018 e arrivare a 2.400 miliardi di euro.

Secondo l’agenzia Standard & Poor’s, gli stimoli monetari varati a inizio anno dalla BCE e attuati sin dal mese di marzo, noti come “quantitative easing”, non cesseranno di esistere alla scadenza comunicata dall’istituto, ossia tra un anno, bensì solamente verso la metà del 2018, raggiungendo i 2.400 miliardi di euro, una cifra doppia di quella sinora stimata. Da 6 mesi e mezzo, la BCE acquista bond governativi dell’Eurozona, titoli Abs e “covered bond” per 60 miliardi di euro al mese, di cui i primi rappresentano oltre l’80% dell’intero importo. Lo stesso istituto ha più volte ribadito che tali stimoli, tesi a ravvivare l’inflazione al target di quasi il 2% nel medio termine, saranno in vigore fino al settembre dell’anno prossimo o fino a quando l’obiettivo non sarà raggiunto. Nelle ultime settimane, il dibattito sulla durata del QE ha ripreso vigore, dopo che uno dei membri del board, il francese Benoit Coeuré, ha dichiarato che il piano potrebbe essere prolungato, se ciò risultasse necessario. Al contrario, il collega austriaco Ewald Nowotny si è mostrato tendenzialmente contrario all’ipotesi, mettendo anche in dubbio il legame tra l’indebolimento del cambio e l’aumento delle esportazioni.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/stimoli-bce-da-nowotny-e-stop-al-prolungamento-del-qe/   In piena estate, il governatore Mario Draghi aveva già innalzato dal 25% al 33% la soglia di acquisto di bond governativi per ciascuna emissione, segnalando le difficoltà che l’istituto incontra sin dal debutto del QE nel reperire una quantità sufficiente di titoli sul mercato secondario. Pertanto, aldilà di considerazioni più strettamente “politiche”, non si capisce come la BCE possa estendere la durata degli stimoli oltre la scadenza prefissata, quando semmai si dubita che, alle condizioni attuali, essa possa essere in grado di continuare ad acquistare i bond al ritmo stabilito. La previsione di S&P, però, dimostra che l’Eurozona sarebbe tutt’altro che vicina al raggiungimento dell’obiettivo di un’inflazione verso il 2%. In attesa di conoscere il dato sull’inflazione nell’unione monetaria a settembre, il governatore ha già avvertito che il trend potrebbe essere calante nei mesi prossimi. Un ritorno alla deflazione strisciante non pare possa essere escluso con le quotazioni del petrolio più basse di quanto fosse stato pronosticato mesi fa.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/nuovi-stimoli-bce-dopo-il-ritorno-della-deflazione-in-germania/  

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