Il programma di Draghi e l’occasione irripetibile in Europa

Da oggi nuovo giro di consultazioni per il premier incaricato. Non sarà facile stilare un programma di governo con una maggioranza così larga, ma si aprono prospettive interessanti sul piano europeo.

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La marcia di Draghi verso Palazzo Chigi

E’ stata una domenica di lavoro ieri per Mario Draghi. Il premier ha iniziato a fare la sintesi per un programma di governo che riesca ad accontentare tutti i partiti della nuova, larga maggioranza. A sorpresa, Matteo Salvini ne farà parte con la Lega, una mossa che spiazza i sogni di una maggioranza “Ursula” del PD, il quale ha ipotizzato persino un appoggio esterno per non fare parte di un esecutivo insieme al Carroccio. Idea, tuttavia, negata ufficialmente dal Nazareno.

Da oggi, partirà il secondo giro di consultazioni con i leader politici. Gli incontri clou arriveranno domani, quando Draghi incontrerà i rappresentati di Forza Italia, PD, Lega e Movimento 5 Stelle. Diversi i nodi: governo tecnico-politico e con quali nomi? I leader ne vorranno far parte? Nicola Zingaretti sembra orientato per il no, quanto meno per una questione di immagine, cioè per non essere inquadrato ai Consigli dei ministri con Salvini. Quest’ultimo non escluderebbe un suo ingresso, mentre il premier uscente Giuseppe Conte sì, pur garantendo il suo sostegno al nuovo esecutivo.

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Ma veniamo al programma. I partiti non stanno ponendo veti di alcun tipo per agevolare il difficile lavoro di Draghi. Salvini ha semplicemente chiesto che non vengano alzate le tasse. Questo sarà uno dei nodi centrali: ci sarà una riforma fiscale ed eventualmente di quale tipo? Sembra impossibile trovare la quadra tra una Lega che chiede la “flat tax” e un PD che punterebbe a una patrimoniale. Sulle pensioni, invece, la strada sarebbe quella di un mancato rinnovo di quota 100 dopo la fine di quest’anno, quando scade il triennio di sperimentazione, ma al contempo verrebbe garantita ai lavoratori maggiore flessibilità in uscita, irrobustendo misure come Opzione Donna e Ape Social. Niente eliminazione del reddito di cittadinanza, poi, il quale magari verrebbe rimodulato per renderlo uno strumento di sostegno alle politiche attive del lavoro e non un sussidio che disincentivi la ricerca di occupazione da parte dei beneficiari.

Draghi papabile nuovo leader d’Europa

Con Draghi, si aprono prospettive interessanti in Europa. La stima verso l’ex governatore della BCE è unanime tra le cancellerie. L’attuale governatore Christine Lagarde ha accolto con toni entusiastici la nomina di Draghi come premier. I tedeschi sono chiaramente soddisfatti, nonostante dalla Germania siano partiti gli attacchi più duri al suo operato a Francoforte. Ma Berlino sta entrando in campagna elettorale. A settembre, si rinnova il Bundestag e si conclude ufficialmente la lunga era della cancelliera Angela Merkel. Non sappiamo ancora chi la succederà alla guida del suo partito, meno che mai alla cancelleria. E anche per la Francia si va verso una fase pre-elettorale. Nel maggio dell’anno prossimo, Emmanuel Macron cercherà il secondo mandato di presidente, tutt’altro che scontato.

Con l’asse franco-tedesco a ripiegare necessariamente sulla politica interna, l’Italia avrà l’opportunità storica e inimmaginabile fino a pochi giorni fa di assumere la leadership dell’Unione Europea nei mesi prossimi, specie considerando che avremo la presidenza di turno del G-20, un assise finanziario sempre più importante nel panorama internazionale. Con Draghi, le probabilità che ciò accada sono aumentate repentinamente. Ha le qualità di esprimere la sua leadership politica, la sua visione dell’Europa e le sue proposte su come ricostruirla dopo le macerie lasciate in eredità dal Covid. Lo spread politico con il resto dei grandi del continente, almeno transitoriamente, si annullerebbe. E la maggiore, recuperata credibilità dell’Italia nel contesto internazionale impatterebbe positivamente anche sul piano finanziario, con rendimenti dei BTp in calo, Piazza Affari in crescita e attrattività dei capitali esteri.

Un quadro di questo tipo ci consentirebbe di trattare le migliori condizioni possibili con Bruxelles per il dopo-Covid, quando i governi dovranno avviare il risanamento fiscale con annesso rientro nei parametri del Patto di stabilità. Conviene a tutti i partiti che Draghi abbia successo, perché dopo che probabilmente si sarà spostato da Palazzo Chigi al Quirinale tra un anno, il suo successore avrà modo di governare senza più il fiato sul collo di spread e commissari. Non che i fondamentali macro possano mutare in meglio dalla mattina alla sera per magia; semplicemente, l’Italia si sarà conquistata sui mercati e a Bruxelles quella minima fiducia necessaria per non venire ispezionata sugli zero virgola, così come accaduto negli ultimi anni, a fronte di una flessibilità di gran lunga maggiore concessa a paesi come Spagna e Francia. Il successo di Draghi sarà il successo di chi dopo di lui vincerà le elezioni politiche. E inevitabilmente, dell’Italia intera.

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