Il prezzo del petrolio torna sotto i 40 dollari con la seconda ondata di contagi Covid

Le quotazioni del greggio sono scese nuovamente sotto i 40 dollari al barile, trascinando con sé quelle dell'oro. La causa dei ribassi è sempre la pandemia.

di , pubblicato il
Petrolio di nuovo sotto 40 dollari

Nuova ondata di ribassi per le materie prime, con il prezzo del petrolio tornato in settimana sotto la soglia dei 40 dollari al barile, anzi ieri è sceso sotto i 37 dollari nel pieno della conferenza stampa della BCE post-board. Il Brent aveva aperto il 2020 sopra i 65 dollari. E ancora una volta a preoccupare il mercato è l’emergenza Covid. Negli USA, le scorte di greggio sono aumentate di 4,3 milioni di barili nella settimana al 23 ottobre, segno che i consumi presso la prima economia mondiale non stiano reggendo il passo con l’offerta. E la Libia dovrebbe accrescere la produzione dagli attuali 500 mila a 800 mila barili al giorno in un paio di settimane e a 1 milione di barili al giorno entro un mese. Peraltro, l’OPEC non ha ancora deciso il da farsi. Dal prossimo gennaio, dovrebbe allentare il taglio della produzione di 2 milioni di barili al giorno. Probabile, tuttavia, che al vertice di dicembre si opterà per un rinvio.

Cambio euro-dollaro sempre più giù, cade insieme a oro e petrolio: cosa succede?

Praticamente, tutta Europa sta tornando alle restrizioni imposte nella primavera scorsa per frenare i contagi. In aprile, quando si fermò gran parte dell’economia globale e la libertà di circolazione delle persone venne limitata, il Brent arrivò a schiantarsi fino a un minimo di 16,75 dollari al barile, mentre il WTI americano scivolò a quasi -40 dollari, un fatto mai visto sui mercati.

Il calo del petrolio sta trascinandosi dietro quello dell’oro. Mercoledì, il metallo è scivolato a 1.870 dollari, ai minimi da fine settembre. Il trend appare strettamente correlato. La discesa del greggio, infatti, “raffredda” ulteriormente le aspettative d’inflazione per il breve periodo, aumentando il rischio di deflazione.

E l’oro si acquista perlopiù nelle fasi di surriscaldamento dei prezzi per mettere in salvo il potere di acquisto. E dire che tra rendimenti obbligazionari in picchiata e le incertezze sull’esito delle elezioni presidenziali del prossimo martedì di motivi per ripararsi nell’oro se ne avrebbero.

Preoccupano i nuovi lockdown

Chiaramente, maggiore e più durature saranno le restrizioni dei governi e più potente il calo che la materia prima accuserà nelle prossime settimane. In genere, questo è un periodo di per sé fiacco per i consumi di greggio, i quali tendono a crescere con il calo delle temperature nell’inverno e con l’avvicinarsi delle festività natalizie, quando le attività produttive e gli spostamenti s’impennano. Il rischio per il greggio è che a Natale i consumi energetici e di carburante restino invariati o aumentino di poco, a causa sia del perdurare dei lockdown, sia del calo dei redditi.

In generale, la prospettiva di una ripresa a V per gran parte dell’economia mondiale sta venendo meno. Lo scenario alternativo migliore, a questo punto, sarebbe di una ripresa a W, cioè caratterizzata da un rimbalzo del PIL dopo il crollo di inizio 2020 e seguito da un nuovo calo meno intenso del precedente, a cui seguirebbe un nuovo rimbalzo. Ma le nuove restrizioni rischiano di colpire fatalmente molte attività, dando vita a uno scenario a L, laddove il PIL non risalirebbe per un certo periodo dopo essere crollato quest’anno. Il greggio sta scontando queste crescenti preoccupazioni tra gli investitori. Fino a settembre, l’Europa sembrava essere uscita meglio dall’emergenza sanitaria, mentre la seconda ondata di contagi ha riportato in auge come il Covid non toglierà il disturbo così presto, minacciando i tassi di crescita anche nel medio-lungo periodo.

Crisi petrolio, ecco come l’Arabia Saudita ne è uscita vincitrice

[email protected] 

Argomenti: ,