Il prezzo del petrolio sale del 10% in una settimana, la crisi è davvero finita?

Il rimbalzo delle quotazioni del petrolio nell'ultima settimana sarebbe frutto di previsioni riviste sulla domanda e l'offerta. Ma la crisi è davvero finita?

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Il rimbalzo delle quotazioni del petrolio nell'ultima settimana sarebbe frutto di previsioni riviste sulla domanda e l'offerta. Ma la crisi è davvero finita?

Le quotazioni del petrolio sono in deciso rialzo nelle ultime sedute, pur restando dimezzate su base annua. Stamattina, il prezzo del Brent mostra una crescita di una settantina di centesimi a 52,66 dollari al barile, quello del Wti americano guadagna oltre un dollaro e si porta a 49,53 dollari. Nell’arco di appena una settimana, il primo balza del 9% e il secondo del 10%. La tempistica di questi movimenti non è casuale, perché arriva all’indomani dell’ultima riunione della Federal Reserve, che per la 55-esima volta consecutiva ha lasciato invariati i tassi USA. Dopo quel board, le aspettative rialziste sono sempre più scemate, a causa della pubblicazione di dati macroeconomici relativi alle principali economie del pianeta, USA inclusi, che avrebbero confermato la sensazione che sia in atto un rallentamento globale. Se quest’aspetto dovrebbe comportare una minore crescita della domanda di greggio, d’altra parte il probabile rinvio della stretta monetaria americana dovrebbe impedire un ulteriore rafforzamento del dollaro nel breve termine, tant’è che nell’ultima settimana, il biglietto verde ha perso mediamente l’1% contro le principali valute del pianeta. Un dollaro più debole incentiva la domanda di materie prime, i cui prezzi sono denominati nella divisa USA.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/con-la-crisi-del-petrolio-i-produttori-perderanno-oltre-900-miliardi-questanno/  

Prezzi commodities in risalita

In effetti, il rimbalzo non sta riguardando il solo greggio, ma un pò tutte le commodities, che dall’inizio del mese hanno guadagnato mediamente il 3,3%, compreso l’oro, le cui quotazioni registrano una crescita di 35 dollari l’oncia a 1.150 dollari, segnando un progresso del 3,1% in appena una settimana. E in una conferenza annuale a Londra, tenutasi ieri sul petrolio, è emersa la previsione di un “drastico” calo della produzione di greggio USA, che questo mese inizierebbe a stabilizzarsi e all’inizio dell’anno prossimo a diminuire.

Secondo Mark Papa, ex direttore della ricerca per EOG Resources, la produzione americana tornerebbe a crescere a ritmi dimezzati rispetto all’ultimo quinquennio, ossia di 500 mila barili al giorno, se le quotazioni si portassero a 75 dollari al barile. In generali, gli altri partecipanti alla conferenza ritengono che i prezzi attuali siano “troppo bassi” e che ciò indurrà l’America a tagliare profondamente gli investimenti, avvertendo che questa reazione potrebbe portare in futuro a una caduta dell’offerta e, quindi, a una risalita notevole dei prezzi. Una volta che ciò accadesse, spiegano, tornerebbero gli investimenti, la produzione crescerebbe e con essi la volatilità sul mercato.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/lanno-orribile-delle-materie-prime-ma-la-crisi-della-tripla-c-ha-toccato-il-picco/  

Crisi petrolio finita?

In realtà, il rischio che si tratti di una pura fiammata è alto. La Fed potrebbe alzare i tassi a dicembre, il rallentamento dell’economia mondiale impatterebbe negativamente sulla crescita della domanda, mentre non è affatto detto che le compagnie petrolifere americane rivedano così drasticamente i livelli produttivi, avendo dimostrato sinora di essere in grado di reggere il calo dei prezzi, grazie a un taglio dei costi, stimato mediamente del 30% ed effettuato in pochi mesi. L’apice della produzione è stato raggiunto ad aprile con 9,6 milioni di barili al giorno, da lì in poi  vi è stata una stabilizzazione lievemente al ribasso, ma l’EIA stima che nel 2016 si attesterebbe a 8,6 milioni. Che l’offerta americana possa iniziare un declino da questo mese non è, però, un’ipotesi peregrina. Sappiamo che fino al mese scorso, i 2 terzi dell’output delle compagnie USA venivano venduti con contratti stipulati prima della crisi delle quotazioni, ovvero sui  livelli di un anno prima, di fatto non impattando sui loro conti. E’ da adesso che inizieremo a verificare cosa accadrà, anche se l’OPEC dovrebbe continuare ad aumentare la produzione, specie in previsione di un ritorno dell’Iran sul mercato a pieno regime. Il rimbalzo è tutt’altro che scontato.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/prezzi-del-petrolio-giu-questa-settimana-pesano-i-timori-sulleconomia-mondiale/  

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