Il prezzo dei Bitcoin si allontana dai massimi sui timori per le mosse di Biden

La "criptovaluta" ha perso circa un quarto del suo valore dalle quotazioni record toccate a inizio mese. E c'è paura per i primi passi del nuovo governo USA.

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Bitcoin a quasi -25% dai massimi del mese

L’8 gennaio scorso, Bitcoin toccava il suo nuovo massimo storico a una quotazione nei pressi di 41.530 dollari. Ieri, risultava scesa in area 31.600. In meno di tre settimane, la “criptovaluta” perde circa un quarto del suo valore, ma una settimana fa era arrivata a scendere sotto la soglia dei 30.000 dollari per la prima volta dal 4 gennaio scorso. Non c’è unanimità di vedute sulle cause di questo improvviso ripiegamento, anche se per diversi analisti era atteso e, in un certo senso, desiderabile. Gli investitori avrebbero realizzato gli ingenti guadagni dell’ultimo anno (+740% dai minimi del marzo 2020) e il mercato nel suo insieme si sarebbe preso una pausa prima di tornare ad acquistare. Il prossimo traguardo di rilievo a cui si guarda resta quello dei 50.000 dollari, che a questo punto si starebbe allontanando ogni giorno di più.

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Cos’è successo di preciso? La nuova amministrazione americana del presidente Joe Biden ha già esternato una visione meno favorevole alle monete digitali di quella guidata da Donald Trump. In particolare, il segretario al Tesoro, Janet Yellen, prima donna a ricoprire questa carica negli USA, ha espresso preoccupazione circa il fatto che le “criptovalute” vengano usati per scopi illeciti. E senatore democratico Ron Wyden, che potrebbe diventare il prossimo presidente della Commissione del Senato, ha proposto uno schema di tassazione, secondo il quale i contribuenti più facoltosi in possesso di Bitcoin pagherebbero sulle plusvalenze virtuali, cioè ancor prima che esse vengano realizzate.

Finora, le imposte negli USA si pagano sulle plusvalenze effettivamente monetizzate. Ad esempio, hai comprato un Bitcoin a 5 mila dollari nel marzo dello scorso anno e lo rivendi oggi a 32.000 dollari.

Il tuo guadagno è stato di 27.000 dollari ed è sottoposto a tassazione dal momento in cui viene realizzato, mentre con la possibile nuova norma voluta dai democratici, l’investitore pagherebbe già nel corso del suo possesso dell’asset in portafoglio, sebbene il guadagno sulla base delle quotazioni del mercato fosse ancora solamente teorico.

USA verso una stangata fiscale?

Il timore per una stangata e una stretta regolamentare ai danni dei Bitcoin avrebbe scatenato le vendite nelle ultime sedute. E resta da vedere quale sia la linea di politica fiscale che l’amministrazione Biden intende portare avanti anche nei confronti dei redditi da lavoro e delle imprese. La Yellen ha proposto già di tassare gli utili di queste ultime dal 21% al 28%. L’aliquota era al 35% fino al 2017 e fu tagliata da Trump per stimolare l’economia americana.

Si consideri che ad oggi gli americani pagano sulle plusvalenze realizzate con i Bitcoin un’aliquota minima del 10% e una massima del 37%, in base al proprio scaglione di reddito. Se hanno detenuto la “criptovaluta” per oltre 12 mesi, scatta una tassazione più favorevole: 0%, 15% e 20%. Verranno ritoccate anche queste aliquote per tagliare il deficit? L’intenzione dei democratici sarebbe di aumentare le aliquote sui redditi più alti, cosa che colpirebbe i detentori dei Bitcoin più facoltosi. E anche nel caso in cui gli acquisti avvenissero nell’ambito delle attività d’impresa, come nel caso dei fondi d’investimento di recente entrati su questo mercato, per quanto sopra accennato la stangata arriverebbe lo stesso. Non è detto che queste azioni frenino il boom delle “criptovalute”. Il mercato americano non è il più importante per questo business. Lo è quello asiatico per il “mining”. I capitali forse si limiterebbero a spostarsi altrove, dove le condizioni fiscali e normative rimarrebbero più favorevoli.

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