Il Portogallo va ad elezioni e la sinistra è più forte che mai, adesso non è più un PIG

Sinistra in Portogallo molto forte alla vigilia delle elezioni politiche. L'economia va bene, il debito pubblico scende e con l'Europa i toni sono molto distesi. I mercati finanziari premiano Lisbona con una curva dei rendimenti azzerata.

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Sinistra in Portogallo molto forte alla vigilia delle elezioni politiche. L'economia va bene, il debito pubblico scende e con l'Europa i toni sono molto distesi. I mercati finanziari premiano Lisbona con una curva dei rendimenti azzerata.

Mentre la sinistra collassa nei consensi un po’ ovunque in Europa (e non solo), non lo stesso può dirsi in Portogallo, dove si avvia a una vittoria tanto larga, quanto scioccante. Alle elezioni politiche del 6 ottobre, stando ai sondaggi, il fronte composto da socialisti, comunisti, Verdi e blocco di sinistra andrebbe ben oltre il 50%, con i primi da soli a sfiorare il 40%.

Per il premier Antonio Costa, la quasi certezza di ottenere un secondo mandato. Arrivato un po’ per caso alla guida del governo, più per un gioco di palazzo che non per una reale vittoria alle urne, l’uomo è riuscito a resuscitare il suo partito, grazie al rinvigorimento dell’economia.

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Da quando il Portogallo è uscito dalla crisi ed è tornato a crescere, cioè dal 2014, il suo pil è cresciuto del 10% ed entro la fine di quest’anno salirà di un altro 1,5-2%. Nel frattempo, il debito pubblico scenderà da un apice di circa il 130% al 120%, restando il terzo più alto dell’Eurozona dopo Grecia e Italia, ma segnalando da tempo una traiettoria discendente che promette bene.

Costa ha avuto senz’altro fortuna ad essersi insediato al governo nel momento in cui l’economia lusitana iniziava ad accelerare dopo le riforme socialmente dolorose ed elettoralmente costose implementate dal centro-destra di Pedro Passos-Coelho tra il 2011 e il 2015. E aveva persino debuttato col piede sbagliato, smantellando parte dell’austerità fiscale necessaria per fare uscire Lisbona dalla crisi debitoria, che nel 2011 aveva costretto il governo socialista a ricorrere a un salvataggio della Troika (UE, BCE e FMI) per 78 miliardi. Tuttavia, il fronte di sinistra si è dato una calmata, limitandosi a gestire la crescita senza colpi di crescita, raccogliendo i frutti della semina dell’amministrazione precedente.

Portogallo non più PIG per i mercati

Dopo il trionfo alle amministrative dello scorso anno, la maggioranza di governo si avvia a un altro exploit. Sembrano lontani i tempi in cui la Commissione europea guardava Costa con sospetto, se è vero che all’inizio dello scorso anno lo abbia “premiato” con la nomina del suo ministro delle Finanze, Mario Centeno, alla guida dell’Eurogruppo.

Quasi un paradosso che a gestire temi delicati, come l’equilibrio dei conti pubblici nell’Eurozona, sia l’esponente di un paese finito a gambe per aria solo pochi anni prima. Eppure, oggi il Portogallo non fa più parte dei PIIGS, termine denigratorio con cui sui mercati si indicavano i paesi con debiti rischiosi, dove una delle “I” stava (e sta) per Italia; l’altra era l’Irlanda.

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Anzi, la curva dei rendimenti portoghese si mostra in uno stato di grazia come mai sino ad ora e impensabile anche solo alcuni mesi addietro, del tutto simile a quella spagnola. Il bond a 10 anni offre intorno allo 0,25%, quello a 30 anni l’1,20%, mentre le scadenze rendono negativamente fino ai 6 anni. Di questo passo, Lisbona andrà verso l’azzeramento della spesa per interessi e il miglioramento dei conti pubblici, con il raggiungimento già probabilmente da quest’anno del pareggio di bilancio. Da periferici nell’area, adesso i titoli del debito portoghesi vengono timidamente definiti “semi-core”, cioè a metà strada tra quelli di Germania e Francia e gli ultimi in classifica di Italia e Grecia.

E’ evidente che i fondamentali non autorizzino a simili forzature, le quali risultano più che altro il frutto di una bolla obbligazionaria, che sta coinvolgendo il mercato dei bond in tutto il mondo. Semmai, la specificità positiva tutta di Lisbona consiste nel fare bene sul piano economico come la Spagna, pur essendo i suoi tassi di crescita trainati significativamente dal boom del turismo, al contempo mostrandosi più rassicurante della stessa Madrid sul piano politico, se è vero che non solo la stabilità di governo qui sia stata mantenuta in tutti questi anni (4 elezioni in meno di 4 anni in Spagna), ma che non si abbia alcun sentore di formazioni anti-sistema, euro-scettiche e populiste, che tanto spaventano gli investitori.

Anzi, proprio il governo uscente è retto dai partiti più estremisti dell’arena politica nazionale, eppure sembrano così tanto innocui da essere salutati con favore sui mercati.

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