Il Portogallo fa perdere la pazienza alla Troika: nessuno sconto sul deficit

Bruxelles è alle prese con i casi di Grecia e Portogallo. Entrambi hanno bisogno di nuovi aiuti ma ogni discussione è rinviata a dopo le elezioni tedesche

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Bruxelles è alle prese con i casi di Grecia e Portogallo. Entrambi hanno bisogno di nuovi aiuti ma ogni discussione è rinviata a dopo le elezioni tedesche

Il vice-premier del Portogallo Paulo Portas ha chiesto all’Europa di concedere un tetto del deficit più alto per il 2014, portandolo dal 4% già concordato al 4,5%. Un pò meno di austerità per crescere sembra essere la richiesta lusitana, che nasconde in verità la frattura politica dentro alla coalizione di governo del centro-destra, all’origine della crisi estiva nella maggioranza, non sfociata in una crisi dell’esecutivo solo per le pressioni internazionali.

Era stato lo stesso Portas, a capo del Partito Popolare, ad aprire la crisi, dimettendosi e facendo dimettere anche i suoi uomini al governo. Il premier Pedro Passos-Coelho gli ha, però, affidato la gestione dell’economia nella difficile fase di transizione verso il ritorno del Portogallo sui mercati, previsto dalla metà del 2014, quando in teoria il paese dovrebbe essere pronto per rifinanziarsi tra gli investitori privati, dopo il bail-out di due anni fa.

 

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In teoria. Perché ormai sembra assodato che il Portogallo avrà bisogno di un nuovo piano di aiuti e che dovrà rimandare il suo sbarco sui mercati dell’anno prossimo. Anche se il governo rassicura che non sarà un secondo vero bail-out, ma una sorta di rivisitazione delle condizioni del primo piano da 78 miliardi di euro, la reazione di Bruxelles alle nuove richieste di Lisbona non è stata un’apertura. “Non è certamente un buon segnale chiedere un allentamento sul deficit per il prossimo anno”, ha affermato il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. Anche perché già è a rischio il target di quest’anno del 5,5%, per cui Lisbona pretenderebbe troppo. Difficile, anche a urne chiuse, che i tedeschi digeriscano nuovi aiuti, in presenza di politiche fiscali meno restrittive.

A dire il vero, la pazienza dei creditori della Troika (UE, BCE e FMI) non è messa a dura prova dal governo lusitano, quanto dalla Corte Costituzionale, che ha sinora bocciato per tre volte i piani di austerità del premier, come quando a fine agosto ha reso impossibile l’attuazione dei licenziamenti nel pubblico impiego.

E per il 29 settembre sono previste le elezioni comunali, le prime dal bail-out del 2011. Il centro-destra ha bisogno di mostrarsi meno rigido sulle politiche di austerità, temendo il flop alle urne e nuove tensioni nella maggioranza.

Uno scenario non dissimile da quello in Grecia, dove il premier Samaras ha promesso grandi novità.

 

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Anche la Grecia, comunque, necessita di un terzo piano di aiuti, verosimilmente di 11 miliardi, quisquiglie, rispetto ai 240 miliardi già stanziati dai primi due programmi di assistenza finanziaria.

Di Grecia e Portogallo sentiremo parlare con maggiore insistenza dalla prossima settimana, dopo le elezioni federali in Germania. Il silenzio di questi mesi è stato dettato dalla volontà dell’Eurozona di non indispettire i tedeschi sotto elezioni.

 

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Ma da lunedì i nodi torneranno al pettine e chiunque vinca a Berlino, gli elettori tedeschi dovranno certamente ingoiare un nuovo rospo amaro.

 

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